Il patto antico tra Astorre e De Angelis e i segnali di ribellione di Pompeo

I capigruppo donne al Senato e alla Camera hanno irritato Delrio e Marcucci. La lettera scritta in mattinata al Segretario. Nel Pd i malumori delle correnti non sono finiti con l’arrivo di Enrico Letta. Nel territorio c’era un intesa non scritta tra il segretario regionale e il leader di Pensare Democratico. Ma il presidente della Provincia vuole i suoi spazi.

Dei tanti Segretari alternatisi alla guida del Pd, soltanto due sono rimasti nel Partito: Dario Franceschini e, almeno per il momento, Nicola Zingaretti.

Franceschini è il più potente capo corrente della più forte componente: AreaDem appunto. Ha la maggioranza dei gruppi parlamentari e nel Partito conta moltissimo. Con lui c’è da sempre il senatore Bruno Astorre, Segretario regionale del Partito.

Eugenio Comincini (Foto: Paolo Lo Debole / Imagoeconomica)

Nei giorni scorsi il senatore Eugenio Comincini ha lasciato Italia Viva, tornando nel Pd. Astorre lo ha accolto così: “Il ritorno di Eugenio Comincini nel Partito Democratico è una bella notizia. È il segnale che il Pd torna ad essere un Partito riformista e plurale e questo viene ora capito anche da chi aveva smesso di credere nel nostro progetto politico. Bentornato Eugenio”.

Una frase niente affatto banale, considerando il momento. Perché il momento è molto più complicato di quello che appare.

Il fronte di Base Riformista

La volontà di Enrico Letta di avere due donne come capigruppo a Camera e Senato ha provocato forti malumori nel Partito. I capigruppo attuali sono Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Soprattutto quest’ultimo non l’ha presa affatto bene. Non a caso ha scritto questa mattina una lunga lettera al Segretario, nella quale ripercorre la storia degli ultimi tre anni: dal Governo gialloverde all’arrivo di Mario Draghi. Un arco di tempo nel quale – sottolinea Marcucci – ci sono state due dimissioni di segretari del Pd (2018 e 2021), un Congresso (2019), due Segretari eletti in Assemblea (2018 e 2021), una scissione.

Si dice – scrive Andrea Marcucci che chi ha il compito di prendere delle decisioni si senta spesso solo. Io devo essere un uomo particolarmente fortunato, perché in questi tre anni ne ho prese tante ma non mi sono mai sentito solo, non l’ho mai fatto da solo. E anche questa scelta, che tu ci chiedi, la faremo come le altre, tutti insieme, rivendicando la nostra autonomia, rispettando le regole ed  acccogliendo tutti i consigli ma rigettando anche le imposizioni strumentali”.

Andrea Marcucci e Antonio Pompeo, esponenti di Base Riformista

Adesso è presto per delle controffensive, dal momento che Enrico Letta si è appena insediato come Segretario. Ma Base Riformista (gli ex renziani) stanno riflettendo bene sul da farsi.

Il patto di non ingerenza

Ovunque, Anche in provincia di Frosinone, dove Antonio Pompeo ha ribadito ai suoi di voler avere voce in capitolo per le candidature a sindaco e la formazione delle liste ad Alatri e Sora. Mentre per le provinciali le liste vuole supervisionarle proprio lui. Infine, alle comunali di Frosinone Antonio Pompeo è pronto a tutto. Perfino alla frattura. Questo perché sempre più convinto che nella gestione del Partito non sia cambiato nulla con la segreteria di Luca Fantini. Nel senso che comanda sempre Pensare Democratico di Francesco De Angelis, Mauro Buschini e Sara Battisti. (Leggi qui Pompeo rilancia: «Un Pd nuovo anche in provincia»).

Bruno Astorre e Francesco De Angelis

Una possibile mediazione può essere affidata esclusivamente a Bruno Astorre, Segretario regionale ed esponente influente di AreaDem. Ai tempi di Nicola Zingaretti Segretario fu siglato un patto non scritto che prevedeva la non ingerenza di Astorre in Ciociaria, feudo elettorale di De Angelis.

Con Enrico Letta vale ancora? La risposta farà una grande differenza.

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