Il Pd è il primo Partito. Quelli che hanno fatto la differenza

I risultati delle elezioni a Frosinone. Il Pd primo Partito. E prima forza. Il balzo di FdI. Il crollo di Forza Italia. I Cinque Stelle insignificanti. Cosa è mancato al centrodestra. Qual è stata la forza dei Progressisti

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Il Pd è il primo Partito a Frosinone. Non solo: è la prima forza politica. ha preso più voti di qualunque altra formazione. Più della corazzata civica messa in mare dal sindaco Nicola Ottaviani, molto più dei Fratelli d’Italia che sono il primo Partito del Centrodestra.

La Lega è l’ultimo Partito del centrodestra, superata anche da Forza Italia nonostante esprima un sindaco in carica da dieci anni. Il Movimento 5 Stelle è inesistente: a Frosinone vale la miseria di 307 voti, un insignificante 1,32% per una forza politica che cinque anni fa aveva eletto due consiglieri comunali perdendoli poi nel corso della Consiliatura.

Marzi e Mastrangeli

Azione di Carlo Calenda vale pochi decimi di punto in più: 366 voti pari all’1,58%. Ma a differenza del M5S può vantare poche settimane di vita nel capoluogo ciociaro a differenza dei grillini che qui avevano meet up, due deputati di cui uno addirittura sottosegretario nell’emblematico dicastero alla Transizione Ecologica.

Briciole rispetto al Partito Socialista che a Frosinone ha mantenuto viva la sua tradizione. Non è un caso che nella città esprima il vice segretario nazionale Vincenzo Iacovissi candidato domenica a sindaco del Capoluogo dicendo No al Campo largo. Rifiutando sdegnosamente quel Campo che altrettanto sdegnosamente ha rifiutato per anni i Socialisti. Il Segretario regionale Gianfranco Schietroma lo ripete da mesi: mai un incontro con Zingaretti, ora che volete? A Frosinone può vantare 1265 voti di Partito; poco conta che sotto il suo simbolo ci fossero tutti i sostenitori di Iacovissi, il candidato ha preso 1.419 voti, il 5,9%: significa che gli elettori hanno distinto tra l’uomo e lo schieramento.

Verso il ballottaggio

Si deve partire da qui per capire dove sta andando una città governata per dieci anni da un centrodestra che Nicola Ottaviani ha tenuto a punto come un Duetto dell’Alfa Romeo. Alle urne, il due volte sindaco ha portato una coalizione vera: non un’alleanza di comodo tenuta insieme solo dalla necessità di vincere. È uno dei pochi casi nell’Italia delle elezioni di domenica scorsa.

Vero che al momento di scegliere il candidato ci fossero almeno altre tre legittime aspirazioni. Quella dell’ex vicesindaco Fabio Tagliaferri (FdI) e dell’altro ex vicesindaco Antonio Scaccia (civica Per Frosinone) come quella del presidente del Consiglio comunale Adriano Piacentini. Ma è altrettanto vero che in pochi giorni di confronto interno si è arrivati ad una sintesi sull’assessore Riccardo Mastrangeli in maniera del tutto condivisa.

La lista di Ottaviani ha preso 2.743 voti pari all’11,80%: è stata la più votata nel centrodestra; c’era la crema dell’amministrazione uscente. Ma 5 anni fa ne prese 3.364 cioè il 12,96%. Nelle sue file c’è stato l’exploui di Valentina Sementilli che ha ottenuto ben 611 preferenze personali risultando la terza più votata in assoluto.

Le vitamine di Tagliaferri

Tagliaferri e Mastrangeli

Fratelli d’Italia raccoglie 2.032 voti: è il primo Partito del centrodestra con l’8,74%; la cura del nuovo coordinatore cittadino Fabio Tagliaferri ha dato le vitamine ad un Partito che 5 anni fa aveva racimolato 831 voti pari al 3,2%. C’è poco del vento nazionale e c’è molto del lavoro fatto sul territorio: il giorno della visita fatta da Giorgia Meloni, al Parco Matusa c’erano poche persone, nulla da vedere con le folle oceaniche delle altre città. Questo testimonia che il voto è stato tutto legato ai candidati ed alla loro credibilità: un lavoro sul quale Tagliaferri si è immerso in modo totale, restituendo identità al Partito come ha fatto con la scelta di riportare in politica l’ex sindaco Paolo Fanelli. Inoltre, mancano al conto i voti di Mimmo Fagiolo e del suo fronte: si sono contati in una civica.

È andata oltre ogni più rosea aspettativa la civica del sindaco. Ha preso 1.959 voti, pari all’8,43%. Eppure è una lista che non candidava vecchie volpi ma ha chiamato a raccolta la città con i suoi mestieri, le sue professioni, le sue sfumature.

Ha scavalcato anche la storica civica Per Frosinone, inventata dal compianto Gennarino Scaccia e guidata oggi dal figlio Antonio che è stato vicesindaco per un periodo. È stata protagonista di un exploit che l’ha portata a raccogliere 1901 voti pari al 8,18%. È molto più di cinque anni fa quando prese la bellezza di 1420 voti cioè il 5,47%. La lista Per Frosinone si prende la soddisfazione di avere schierato il candidato che ha ottenuto il maggior numero di preferenze in assoluto. È Francesca Chiappini, già assessore alla Polizia Urbana nella giunta Ottaviani: ha preso 987 preferenze. Di fatto è il consigliere anziano, cioè colei che presiederà i lavori d’Aula, nella seduta di insediamento del nuovo Consiglio.

Declino azzurro

Adriano Piacentini (Foto © AG. IchnusaPapers)

Forza Italia non è più il Partito di cinque anni fa. Non potrebbe esserlo. Sono andati via quasi tutti i big, prima di tutti il sindaco Nicola Ottaviani che nel frattempo è passato alla Lega. Dopo di lui è uscito lo storico capogruppo Danilo Magliocchetti, seguendo lo stesso percorso. A tenere alta la bandiera di Forza Italia a Frosinone è rimasto solo il Presidente del Consiglio Comunale Adriano Piacentini. Il Partito domenica ha preso 1.047 voti pari al 4,51%; nulla rispetto al risultato del 2017 quando i voti furono 3.097 e cioè l’11,93%.

La Lega prende 1.007 voti ed è la penultima forza dello schieramento allestito intorno a Riccardo Mastrangeli. Da via Bellerio, se vogliono, possono stappare lo stesso: cinque anni prima non presentarono nemmeno la lista. Una scelta suicida di Nicola Ottaviani? No, una scelta di coerenza. In tutte le sue coalizioni ha sempre messo davanti l’amministrazione e poi in seconda linea la politica, un modo per non finire ostaggio dei Partiti e limitare sul nascere le loro possibili pretese.

Quei voti che mancano all’appello

Alessandra Mandarelli

Se Ottaviani / Mastrangeli avessero rastrellato poco più di altri 200 voti oggi staremmo raccontando un’altra storia. Avrebbero scavallato la linea del 50% centrando l’elezione al primo turno.

A Mancare sono tanti voti. E questo potrebbe essere il vero spunto di riflessione. A partire dai 276 voti (1,15) di Giuseppe Cosimato, civico di centrodestra considerato un eretico in terra santa; che però questa volta avrebbe fatto la differenza.

Come l’ha fatta Alessandra Mandarelli: l’ex assessore è tornata nel campo del centrosinistra dove venticinque anni fa la lanciò giovanissima Domenico Marzi. Lo studio legale che ha con il marito Giampiero Vellucci detiene la potenzialità elettorale per esprimere un candidato: per due mandati ha sostenuto l’elezione dell’avvocato Riccardo Masecchia che è stato lealmente nell’amministrazione Ottaviani. Ora lo studio ha schierato l’ex assessore Mandarelli e sono circa 450 voti spostati da un fronte all’altro.

Ma il caso più emblematico è quello del Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli: nel 2017 portò 2.578 voti pari al 9,93%; questa volta si è spostato a sostegno di Domenico Marzi rinfacciando a Nicola Ottaviani il mancato rispetto degli impegni politici presi; Pizzutelli ha spostato 1.467 voti pari al 6,31%.

Per non parlare di Cuori Italiani che nel 2017 prese 1.114 voti pari al 4,29% e che questa volta non c’è stato.

Chi c’è stato e chi no con Marzi

A proposito di chi non c’è stato, il Movimento 5 Stelle è stata la grande presenza (politica) in questa tornata ma anche la grande assenza (elettorale). Ha rastrellato poco più di nulla. Il suo candidato sindaco di cinque anni fa Christian Bellincampi è passato al fronte opposto candidandosi con Fratelli d’Italia.

Per il resto, intorno all’avvocato Domenico Marzi ci sono state solo presenze. Come quelle che hanno reso il Partito Democratico la prima forza di Frosinone. Ha preso 2903 voti pari al 12,49%, oltre 800 voti (787 validi più una trentina annullati) li ha portati da solo il recordman Angelo Pizzutelli che è stato il secondo più votato in assoluto. Cinque anni fa il Pd raccolse 2.414 voti pari al 9,30%. Ha pesato il clima di ritrovata concordia grazie al quale tutti i personaggi storici del Partito sono tornati sotto la stessa insegna politica.

Un enorme valore aggiunto l’ha portato la civica Marzi: 2585 voti pari all’11,12%. E rispetto a 5 anni fa c’è stato il ritorno di Michele Marini, l’ex sindaco per dieci anni è stato in rotta di collisione con un polo che ha letteralmente bruciato la sua rielezione nel 2012. Non è sceso in campo personalmente ma ha allestito una lista con il suo nome: ha messo sul piatto della bilancia 1.039 voti pari al 4,47%; alcuni sono nomi centristi che altrimenti sarebbero andati a rinforzare il centrodestra di Mastrangeli.

Non è una meteora

Stefano Pizzutelli

Non è una meteora Stefano Pizzutelli. Il commercialista che cinque anni fa, con i classici quattro amici al bar allestì la civica Frosinone in Comune candidandosi a sindaco e centrando l’elezione a Consigliere, oggi nelle file di Marzi ha raccolto 739 voti apri al 3,18% e 219 preferenze personali.

Ha raccolto poca roba l’esperimento comunale condotto dal consigliere provinciale Luigi Vacana: la sua piattaforma civica ed ecologista ha rastrellato 375 voti pari al 1,61%. Poco. Ma molto più del Movimento 5 Stelle.

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