Il pokerista battuto, l’abusivo al resort, il premier Sansone: facce da una crisi

La sintesi della giornata. Lo scontro in Senato. Le accuse di Conte. Il rosario di Salvini. L'asfalto di Renzi. Le accuse di Morra. le dimissioni al Quirinale. E le consultazioni che partono domani.

Mario Molisani
Mario Molisani

L'ombra nei palazzi del potere

Matteo Salvini ha la faccia del giovane giocatore di poker che cala i suoi quattro assi sul tavolo assaporando già il gusto maschio della vittoria. Ma poi il suo avversario gli esibisce una magistrale scala reale. Punto, partita, piatto. Da tutto a niente in una settimana. Il suo ex socio Luigi Di Maio invece ha il colorito terreo e lo sguardo fisso di quello che sa di essere stato appena scoperto con il biglietto falso per il Forte Village a Santa Margherita di Pula e sta aspettando solo che il direttore lo chiami per sbatterlo fuori dal resort. Giuseppe Conte, professore prelevato dall’università nella certezza che non avrebbe rubato la scena né al giocatore di poker né all’abusivo del villaggio, ha la stessa faccia del cardinale che appena eletto papa si alzò dal letto in cui tutti lo credevano moribondo ed iniziò a governare Roma in perfetta salute.

Facce dalla crisi più pazza nella storia repubblicana. È anche una galleria di espressioni umane il dibattito che a Palazzo Madama ha ufficializzato la crisi. Servito per annunciare che il governo M5S-Lega è naufragato in maniera ufficiale: il premier Giuseppe Conte ha staccato la spina di fronte al Senato: «Questo governo si arresta qui». (leggi qui Conte demolisce Salvini e si dimette. Finito il Governo pentaleghista). Alla sua destra un giocatore di poker che ha appena perduto tutto, alla sua sinistra un leader per caso che ha appena bruciato il 34% del consenso ottenuto alle urne un anno e mezzo fa.

Doveva essere un viaggio per direttissima verso le elezioni anticipate: che certificassero la leadership della Lega, la fine di Forza Italia, il crollo del Movimento 5 Stelle, la tenuta del Partito Democratico con la cancellazione dello strapotere renziano. Invece è diventato una specie di viaggio interminabile sulle strade accidentate della politica italiana, disseminate di trappole ed imboscate. Al termine del quale la prospettiva è che la Lega finisca all’opposizione perdendo tutto, il Movimento 5 Stelle ribalti il tavolo sostituisca il leader per caso, il Pd zingarettiano finisca controvoglia al governo trascinato dalla robusta pattuglia allestita preventivamente da Matteo Renzi in Senato.

Sansone Conte

Il premier Conte entra in aula poco dopo le 15. Tra gli applausi dei senatori a 5 Stelle ma non quelli leghisti. Potrebbe spicciare la faccenda in pochi secondi: dicendo ‘signori mi dimetto, io vado in vacanza e voi arrangiatevi’. Invece aggiusta il capello e come Sansone, il giudice biblico dalla forza sovrumana concessa direttamente da Dio, si prepara ad appoggiarsi alle colonne del governo per abbatterle al grido “Muoia Sansone con tutti i leghisti“.

Così il professore prestato alla politica, quello che non doveva rubare la scena, inizia ad attaccare a testa bassa Matteo Salvini e la Lega. Colpevoli ai suoi occhi di avere avviato la crisi «in maniera irresponsabile» e per «interessi personali» dimostrando così «mancanza di sensibilità e cultura istituzionale».

Un approccio pacato per un crescendo rossiniano ed un finale degno di Beethoven: «Questo governo si arresta qui».

Gli aggettivi

Il preavviso di sfratto lo aveva già recapitato la premiata ditta Grillo & Casaleggio Jr. Mezz’ora prima dell’inizio della seduta il sacro blog dei Cinque Stelle aveva pubblicato un post appioppando al vice premier Matteo Salvini l’etichetta di «inaffidabile». Nulla rispetto a quelle elencate nel crescendo di Sansone Conte: lo chiama «irresponsabile», «opportunista», «ignorante», «grancassa», «pretestuoso», «pericoloso», «autoritario» ed è solo una parte.

Nel dettaglio: “Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali e dando il via del governo del cambiamento si assumo precisi doveri verso i cittadini e verso lo Stato. Far votare i cittadini è l’essenza della democrazia, sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile“.

I comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal ministro dell’Interno rivelano scarsa responsabilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale“.

Questa decisione è stata annunciata subito dopo aver incassato la fiducia sul dl sicurezza bis, con una coincidenza elettorale che suggerisce opportunismo politico

Imprudente, pretestuoso, autoritario

Aprire la crisi in pieno agosto è un gesto di imprudenza istituzionale irriguardoso per il Parlamento. Porta il Paese in una vorticosa spirale di incertezza politica e finanziaria“.

Amici della Lega, avete tentato di comunicare l’idea del governo dei No e, così, avete macchiato 14 mesi di intensa attività di governo pur di alimentare questa grancassa mediatica. Così, avete offeso non solo il mio impegno personale, e passi, ma anche la costante dedizione dei ministri“.

La verità è che all’indomani del voto Europeo, Salvini ha posto in essere un ‘operazione di distacco e pretesto per lasciare il governo: questa decisione tuttavia ha compromesso lavoro legge di bilancio“.

Il Paese ha urgente bisogno che siano completate le misure per favorire la crescita economica e gli investimenti. Abbiamo predisposto vari strumenti che con questa incertezza rischia di non essere valorizzati. Caro ministro dell’Interno, promuovendo questa crisi di governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al Paese. Ti ho sentito chiedere “pieni poteri” e invocare le piazze a tuo sostegno, questa tua concezione mi preoccupa“.

Russiagate e rosario

Visto che siamo arrivati a questo punto diciamoci tutto: come in ogni separazione che si rispetti, al momento di rompere i piatti si tira fuori tutto. Il presidente del Consiglio mette il dito nella piaga chee fa impallidire il ministro dell’Interno e tocca le vicende legate al Russiagate: «Se tu avessi accettato di venire a riferire in Senato su una vicenda che richiede di essere chiarita anche per i riflessi internazionali avresti evitato problemi al tuo presidente del Consiglio».

E poi la storia di avere ricevuto industriali e sindacati al Viminale, scavalcando il ministro competente (si fa per dire) Luigi Di Maio e lo stesso premier. Gli rinfaccia di avere «invaso le competenze» degli altri ministri, finendo per minare l’efficacia dell’azione dell’esecutivo.

Alla fine Conte tocca l’altro simbolo di Salvini: il Santo Rosario ostentato sulle piazze, come se fosse un antipapa, una sorta di antiCristo legittimato dalle urne. Conte bolla il tutto come «episodi di incoscienza religiosa» che rischiano di offendere il sentimento dei credenti.

Il rosario di Salvini

Matteo Salvini fa il gradasso sapendo che sta per essere massacrato. Preparandosi a recitare il celebre sketch di Pippo Franco in cui diceva “Le ho prese, ma quante gliene ho date…” (leggi qui Salvini incendia il Senato: “Al M5S buon lavoro con il Partito di Bibbiano”)

Lascia i banchi del governo e va a rispondere da quelli della Lega. Esordendo con un “Finalmente!”. Anche se resta da capire, se stava così scomodo, cosa gli abbia impedito di ascoltare il lucido Giancarlo Giorgetti che gli chiedeva di staccare prima la spina. E poi le frasi del bullo consapevole di dover fare bella figura prima di essere massacrato: «Rifarei tutto», la sfida a picchiare forte «Non abbiamo paura del giudizio degli italiani».

Che siano solo smargiassate e in realtà se la stia facendo sotto lo indica una frase, con cui lascia aperto uno spiraglio nella speranza che Conte stesse solo scherzando: «Volete fare il taglio dei parlamentari, una manovra di bilancio coraggiosa e riforme significative? Noi ci siamo». 

Alla pancia

Risponde di pancia. Gli rinfaccia le accuse mosse davanti a tutti «come un Saviano qualsiasi». Lo tratta da fancazzista per essersi lamentato della crisi fatta ad agosto: «perché in questo momento nel Paese c’è gente che lavora, non ci sono solo i politici per cui agosto è sacro».

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Continua a cercare nemici. Prima erano i migranti, poi gli zingari, ora è l’Europa: chiede di lavorare in maniera coraggiosa «per l’Italia del 2050» senza dipendere «dagli zero virgola» della Ue. «Siamo un Paese libero e sovrano e sono stanco di dovere aspettare per ogni cosa il consenso dell’Unione europea». Citando Cicerone: «Non voglio un padrone giusto, non voglio una catena più lunga: non voglio padroni».

Rivendica l’ostentazione del Rosario dedicato a Maria santissima, alla quale affida l’Italia e gli italiani.  «Non ho mai chiesto per me la protezione, ma per il popolo italiano la protezione del cuore immacolato la protezione del cuore immacolato di Maria la chiedo e non me ne vergogno»». Salvini, che alla fine del suo intervento, tirandolo fuori dalla tasca della giacca un rosario: lo bacia, rivendicando la sua fede cristiana.

L’asfalto di Matteo

Matteo Renzi si conferma il migliore conferenziere d’Europa; il Segretario di Partito è altro. Ma quando arriva il suo turno sale sulla macchina asfaltatrice e seppellisce Matteo Salvini. (leggi qui Renzi infierisce su Salvini e lancia un messaggio chiaro a Di Maio e Zingaretti).

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Aspettava da un anno e mezzo questa rivincita. «Dicevate che con la nostra opposizione avereste governato 30 anni, oggi siamo qui ad assistere allo stop al governo dopo solo 14 mesi». «L’esperimento populista funziona in campagna elettorale non al governo». «Giorgetti, il giorno dell’esordio si presentò con una mia foto dicendo “Speriamo di non fare come Renzi” infatti non avete fatto come noi» e giù l’elenco dei traguardi tagliati dall’esecutivo di centrosinistra suo e poi di Gentiloni, confrontati ai disastri ottenuti da questo esecutivo.

«Io rispetto la sua fede religiosa che condivido anche se con accenti diversi e allora legga il Vangelo, ovviamente secondo Matteo», sembra ironizzare Renzi, «quando dice ‘avevo freddo e mi avete accolto, avevo fame e mi avete dato da mangiare’. Se crede in quei valori faccia sbarcare quelle persone che sono ferme, ancora adesso, ostaggio di una politica vergognosa».

La scomunica di Morra

Per il Movimento 5 Stelle prende la parola il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra. Cancella ogni speranza di dialogo. Mira al cuore: «Un uomo politico deve essere molto prudente. Lo ribadisco perché Salvini ha fatto sapere Urbi et Orbi dando la benedizione non da San Pietro ma dal Papeete Beach ha detto che si sarebbe interrotta l’esperienza di governo ed è partito in un tour».

Lo accusa di avere legami con i mafiosi: «In Calabria ha ostentato pubblicamente un rosario, lo ha fatto in una terra dove c’è un santuario a cui si è consegnata l’Ndrangheta. E questo significa mandare messaggi in codice a certe forze che soprattutto gli uomini di Stato, in particolare modo il ministro dell’Interno, dovrebbero combattere».

E quella di Zingaretti 

Se ci sarà un nuovo governo, se non si andrà a nuove elezioni, dovrà esserci una maggioranza solida, capace di durare tre anni. (leggi qui Questa volta turarsi il naso non basta). Appena prima che Renzi prendesse la parola, il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti aveva messo in chiaro la posizione del Partito.

Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

Nessuna autoassoluzione per Conte. E nemmeno per l’ala del M5S che fa riferimento a Di Maio. Per Zingaretti sono responsabili quanto Salvini. «Bene quello che ha detto Conte. ma dove era in questi 15 mesi? Perché non ha denunciato prima le cose che di Salvini ha detto in aula? Perché non ha ricordato i disastri prodotti dal governo in economia, sul lavoro, sulla crescita e lo sviluppo? Qualsiasi nuova fase politica non può non partire dal riconoscimento di questi limiti strutturali di quanto avvenuto in questi mesi».

The End

terminato il dibattito, Conte va al Quirinale e rassegna le dimissioni. Lo conferma una nota della presidenza della Repubblica. «Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa sera al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, il quale ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto».

Nel frattempo la Lega ritira la sua mozione di sfiducia al professor Conte. Cioè il documento che ha scatenato il dibattito di oggi. Come a dire: resa incondizionata, se vuoi possiamo tornare a governare insieme.

Sergio Mattarella avvierà le consultazioni domani dalle ore 16. Sarà una crisi lampo.