Il popolo resta a guardare Willy, Emanuele, i migranti, le bombe…

C'è un protagonista silenzioso intorno a molti fatti di cronaca. È la gente che invece di intervenire rimane a guardare, filma, commenta... Ma non sa che...

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto

(Luca 23, 35)

Che scena deve essere stata: un condannato a morte, che tutti sanno innocente, anche quelli che lo accusano perché temono possa essere un pericolo per il loro potere. E perciò continuano ad insultarlo con una serie di terribili contumelie. I soldati che non hanno rispetto di nessuno e cercano di sbrigarsi per quell’incarico di cui avrebbero fatto volentieri a meno. Alcune donne che seguono quell’uomo caricato del patibolo, lungo la strada che lo porta al luogo del cranio, dove ci sono già i pali per la crocifissione.

C’è un cartello sul palo: il re dei giudei. Pilato, in un guizzo di lucidità successiva alla paura, attesta che cosa sta avvenendo. Su quel legno viene appeso il messia.

Il ruolo del popolo

Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica

Ma, oltre i personaggi della vicenda umana più raccontata del mondo, ce n’è un altro, il popolo. Così lo chiama Luca, dandogli una soggettività che il termine folla non avrebbe avuto.  Il popolo fa una scelta, quella di rimanere a guardare.

Mentre leggevo, mi sono tornati in mente il popolo che stava a guardare mentre massacravano Emanuele ad Alatri, o quello che assisteva all’agonia di Willy. Ed ancora quel popolo che in tante occasioni è lì a vedere, a curiosare, a filmare con il telefonino. Non prende posizione, non ha coraggio, preferisce attendere per sapere come andrà a finire. E magari schierarsi dalla parte del vincitore.

Il popolo stava a vedere: cosa aspettavano? Che scendesse dalla croce, che fulminasse tutti i persecutori? Eppure l’avevano visto far camminare gli storpi, far udire i sordi, guarire i ciechi. L’avevano visto risuscitare Lazzaro che stava nel sepolcro già da tre giorni e puzzava già, secondo le espressioni della sorella Marta.

Non si rimane a guardare

Uno dei bambini arrivato vivo (Foto: Open Arms)

Ma il popolo sta lì a vedere, la paura lo inchioda, non interviene a salvare chi tanto lo ha beneficato. Qualche giorno prima l’avevano portato in trionfo in quella stessa città le cui strade ora il suo sangue bagnava.

Il popolo rimane a vedere, sente i suoi capi urlare, accusare quell’uomo inerme di tutti i mali del mondo. “E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo” aveva detto gelido Caifa davanti al sinedrio nel momento in cui si decideva di catturare Gesù grazie al tradimento.

Quante situazioni della nostra vita ritroviamo in quei momenti: quanti uomini vengono sacrificati ai propri interessi di potere, a qualche voto strappato con la paura, alla necessità di far credere qualcosa che non esiste.

Quegli uomini sui barconi, quelli mandati a morire in Ucraina, quegli edifici distrutti, le vittime insensate della violenza sono tutti lì, con quell’uomo che cammina verso il luogo del cranio, il Golgota.

La fede dei cristiani dice che quello è il re, perché quell’uomo frustato, coronato di spine, massacrato di botte, inchiodato ad una croce, trafitto da una lancia, riassume in sé tutte le vittime della violenza che pagano la volontà di potenza che non rispetta nessuno. Neanche Gesù, detto il Cristo. Ecce homo, come si era espresso Pilato. Ma sarà quell’uomo, torturato ed ucciso, a trionfare sulla morte.

(Leggi qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).

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