Il pranzo di Natale va di traverso ai Cinque Stelle

Foto © Imagoeconomica, Livio Anticoli

Lorenzo Fioramonti si è dimesso da ministro il 25 dicembre, poche ore fa. Si chiude nel peggiore dei modi un anno da dimenticare il Movimento fondato da Beppe Grillo. Ma per Luigi Di Maio non cambia nulla: la “resistenza” continua.

Dopo il Papeete l’albero di Natale. Chi pensava di aver visto tutto con la crisi politica in pieno agosto, con gli italiani in ferie, si era sbagliato e si è dovuto ricredere in fretta. Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha consegnato al premier Giuseppe Conte la lettera di dimissioni poco dopo le 23 del 25 dicembre, Natale.

Lorenzo Fioramonti © Imagoeconomica Paolo Lo Debole

Alla base delle dimissioni c’è il mancato stanziamento dei fondi attesi per l’Istruzione. Nei calcoli di Fioramonti dovevano essere di circa 3 miliardi. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri quei soldi non li ha: ha diviso il possibile tra i dicasteri. “Abbiamo inserito circa due miliardi aggiuntivi per scuola, università e ricerca. Avrei voluto destinare ancora più risorse a questi settori fondamentali. L’impegno è per la prossima manovra”. 

Le dimissioni di Lorenzo Fioramonti sono di una coerenza strepitosa, alla quale i Cinque Stelle ci hanno disabituato. Finora avevano mantenuto nulla di quanto avevano dichiarato: dalle riunioni in diretta streaming ai loro stipendi tagliati a duemila euro, dallo stop alla Tav alla chiusura dell’Ilva, dal ‘mai con il Pd di Bibbiano‘ fino al governo giallorosso. L’elogio dell’incoerenza.

Il gesto è talmente forte da apparire sospetto. Come se non fosse la protesta estrema di un ministro che preferisce immolare se stesso piuttosto che assistere passivo al taglio dei fondi per la formazione che è il futuro del Paese. L’incoerenza bassa cui i Cinque Stelle ci hanno abituato, piegando se stessi a qualunque postura pur di restare al Governo, inducono a sospettare che le dimissioni di Fioramonti si inseriscano in un quadro più complesso di strategie e di rapporti di forza.

Il sospetto lo aveva lanciato per prima l’Ansa nei giorni scorsi. Spiegando come Fioramonti potrebbe lasciare i Cinque Stelle e fondare un gruppo parlamentare autonomo, ma filogovernativo. Forse l’embrione di un nuovo gruppo.

Lorenzo Fioramonti © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

Certo che i Cinque Stelle sono ancora il gruppo più numeroso sia alla Camera che al Senato e rappresentano il perno della maggioranza. Ma continuano a perdere “pezzi” e a vedere moltiplicati i malumori.

Luigi Di Maio però fa come se niente fosse successo e stesse accadendo. Tra pochi giorni, a gennaio, si aprirà la verifica di governo, poi le elezioni in Emilia Romagna. Scommettiamo che, comunque vada, i Cinque Stelle, proveranno a fare l’unica cosa che ormai fanno benissimo, cioè resistere?

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