Il pressing di Draghi che rischia di arrivare tardi

Mario Draghi in pressing sul Parlamento Ue. Chiede misure a sostegno dell'Ucraina: "Il gas rimane un utile mezzo per affrontare la transizione", ma "dobbiamo prima di tutto puntare sulle rinnovabili" "Snellire le procedure" "Investire sullo sviluppo del biometano". Non bisognava aspettare bombe e morte.

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Il Copasir, non più tardi di un mese fa, aveva lanciato l’allarme. Il rischio energetico per l’Italia era troppo alto, la dipendenza dalla Russia era insostenibile, anche e soprattutto per una questione di sicurezza nazionale. Il timore era che la situazione fosse potuta precipitare, era stato chiesto al Governo di far presto perché l’allarme dei servizi era concreto. (Leggi qui Energia, Fazzone chiede ed i Servizi rispondono: l’Italia è sotto attacco).

Era già troppo tardi

Mario Draghi ed Ursula Von der Leyen (Foto Filippo Attili © Imagoeconomica)

Era ormai troppo tardi. Le bombe hanno risvegliato le coscienze, rinsaldato le alleanze, ma soprattutto messo sotto gli occhi di tutti lo scenario di estrema dipendenza dell’Italia nell’approvvigionamento di gas. Quel combustibile del quale abbiamo già sperimentato il catastrofico aumento del prezzo, che ha portato ad una conseguenza molto semplice, anche nel nostro territorio: lo spegnimento delle fabbriche nei settori più energivori per almeno un mese. Lo ha fatto il gruppo Saxa Gres (al secondo spegnimento), lo ha fatto il colosso AGC, li ha seguiti il Pastificio Paone, solo per citare i casi più appariscenti.

Oggi il premier Mario Draghi da Bruxelles è andato in pressing sull’Unione Europea. Toccando due temi chiave, connessi alla Russia ed alla situazione in Ucraina: energia e migranti. Affrancarsi dal gas russo ed accogliere la più grossa ondata migratoria degli ultimi decenni.

In agenda c’è la riflessione sui “meccanismi di diversificazione, riorganizzazione e compensazione, a tutela dei cittadini e delle imprese”. C’é la richiesta italiana di sostegni alle capitali più esposte con una sorta di Recovery Paln sull’energia. “L’Italia – ha evidenziato Draghi – è al lavoro per ridurre in tempi rapidi la sua dipendenza dal gas russo”.

Ripensare il sistema 

Piattaforma di trivellazione

Ora si va verso sanzioni ancora più pesanti, che puntano a strangolare il sistema economico russo. Durante la Conferenza Stampa con Mario Draghi Ursula Von der Leyen ha anticipato che nuove misure potranno arrivare. “Discuteremo del nuovo pacchetto per le sanzioni. Sapete che abbiamo già tre pacchetti di pesanti sanzioni, ma adesso dobbiamo assicurarci che non ci siano scappatoie. Soprattutto che l’effetto delle sanzioni sia massimizzato

Per le ritorsioni di Mosca è solo una questione di tempo. Il rischio è che il sistema industriale italiano vada verso un razionamento. Mario Draghi lo aveva detto la scorsa settimana intervenendo al Senato, indicando che se necessario: “Sarà opportuno adottare una maggiore flessibilità nei consumi di gas, in particolare nel settore industriale e in quello termoelettrico“. Razionalizzare insomma, perché lo scenario è quello che è.

Il Premier ha però confermato che se anche la Russia oggi chiudesse i rubinetti non ci sarebbero problemi seri, perché le scorte ci sono. I problemi potrebbero nascere per i prossimi inverni, perché da aprile in poi, tutto il gas che arriverà in Italia servirà per creare le scorte. E senza il 40% russo non arriveremmo neanche a Natale. Il Presidente del Consiglio ha assicurato che il piano c’è, un piano che raccoglie tutto l’arco delle possibilità di approvvigionamento: dall’anacronistico ma oggi utile carbone, fino al biometano, passando per il gas non russo.

Strategia green

Foto Brufola / Imagoeconomica

Di certo la strategia più green è quella che deve essere perseguita. “Dobbiamo prima di tutto – ha riaffermato anche in queste ore il Presidente Draghi – puntare su un aumento deciso della produzione di energie rinnovabili, come facciamo nell’ambito del programma Next Generation EU“.

Non serviva una guerra per dirlo. Non serviva la più grande crisi umanitaria e di sicurezza nel cuore dell’Europa dal 1945 in poi. Bastava ascoltare il grido d’allarme di chi maneggia gas ogni giorno, di chi paga bollette per tenere in piedi le fabbriche, bastava sentire Carlos Tavares che, appena arrivato in Italia, non ha parlato di quanto siamo bravi a far le macchine, prima ha detto: “Qui la bolletta costa troppo“. Non era il vezzo di un ricco manager che vuole massimizzare i guadagni, era solo la rappresentazione plastica della realtà.

Il vero limite è la burocrazia

Mario Draghi (Foto via Imagoeconomica)

Per arrivare a raggiungere gli obiettivi c’è necessità di tempo ed investimenti, ma soprattutto per Draghi c’è bisogno di procedure snelle. “Dobbiamo continuare a semplificare le procedure, l’ho detto l’altra volta, lo ripeto oggi, lo continuerò a dire perché effettivamente sono il maggior ostacolo“. Il problema è che dirlo soltanto serve a poco: o si mette mano alle pagine con gli articoli da sfrondare o se ne fa nulla. Bisogna avere il coraggio di fare come si è proceduto per le grandi opere: nominando commissari affrancati dalla burocrazia che spesso serve solo a far perdere tempo.

Compreso per il passaggio al biometano. In linea con quelle che sono le direttive RED I e RED II e coerentemente agli obiettivi del PNRR l’Italia vuole rafforzare gli investimenti. “Dobbiamo anche investire sullo sviluppo del biometano“, queste le parole del Premier. Che ha ricordato come il gas rimane un utile mezzo per affrontare la transizione, ma poi si deve necessariamente virare sulle rinnovabili. Il biometano è proprio una delle risposte più utili in tal senso: completamente green, completamente sovrapponibile al metano, proveniente da un qualcosa che sarebbe solo ed esclusivamente uno scarto, come i rifiuti organici o gli scarti agricoli.

I progetti ci sono, i soldi pure, i freni di più

L’impianto di Sant’Agata Bolognese

Nella sola provincia di Frosinone sono stati presentati una mezza dozzina di progetti solo negli ultimi anni. Uno lo ha presentato la società Maestrale che lo vorrebbe realizzare nell’area industriale di Frosinone; un altro è il progetto della Energia Anagni, società del gruppo che vede insieme Saf ed A2A. Ci sono poi i progetti presentati dalle società Recall Frosinone Air Green di Palestrina: l’uno per produrre bio metano in territorio di Patrica, in località Le Lame; l’altro, nella Mola Bragaglia di Ferentino, per ricavare anche bio CO2 da sottoprodotti e scarti agroindustriali. Con annesso digestore aerobico per la produzione di fertilizzante Acm (Ammendante compostato misto). Tutti sono uniti da uno stesso denominatore: i tempi per le concessioni sono biblici. Le sole EnerAna e Maestrale hanno atteso dai 3 ai 5 anni iter che dovrebbero concludersi in 180 giorni.

Ad oggi ci sono due miliardi di euro inseriti sul PNRR per l’implementazione della produzione. L’obiettivo di raggiungere una quota di biometano da iniettare nella rete gas pari a circa due miliardi e mezzo di metri cubi. Esattamente il valore delle nostre scorte oggi, che ci permetteranno di affrontare questo momento come ha detto lo stesso Draghi.

Ci vorrà tempo certo, ci vorranno soldi senza dubbio, ma ci vorranno soprattutto coraggio e tecnologie avanzate. Il primo nella fase decisionale ed autorizzativa, il secondo nella realizzazione e gestione degli impianti, perché il biometano è utile solo se di qualità e la qualità la fanno gli uomini e gli impianti.

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