Il Quirinale e l’asse sovranista. Alla fine arriva… Renzi

Il leader di Italia Viva definisce l’operazione che ha portato Mario Draghi a Palazzo Chigi il suo capolavoro politico. E lo fa proprio mentre si rinsalda l’asse sovranista tra Meloni e Salvini. Alla vigilia di una stagione decisiva. Può ancora essere decisivo. A sinistra.

Le Camere non possono essere sciolte (siamo nel semestre bianco) e Mario Draghi ha numeri talmente imponenti che non cadrà comunque. Ma soprattutto l’Italia resta una Repubblica parlamentare, cosa che in tanti dimenticano e rimuovono. E nell’attuale Parlamento il peso di Fratelli d’Italia e della Lega non è certo quello dei sondaggi.

Ma questo non toglie che la decisione di Matteo Salvini di votare gli emendamenti presentati da Giorgia Meloni rappresenti più di una provocazione. E siccome Matteo Renzi è uno abituato a guardare oltre, ha voluto far capire che il momento è delicato. Lo ha fatto con delle riflessioni su Il Foglio, tra passato prossimo e passato remoto. Guardando al futuro però. E al presente.

Capriole e Maalox

Ha detto Renzi: “Ho inciso su questa legislatura in termini di maggioranze parlamentari più di quella precedente. In quella precedente ho fatto il presidente del Consiglio, ho fatto le riforme, ma se guardiamo la politica con uno sguardo machiavellico ho fatto di più da ultimo che allora”.

E per far capire meglio il ragionamento ha spiegato: “La seconda volta che mi è capitato di incidere sulle sorti politiche dell’Italia è stato quando, nell’agosto del 2019, si stava andando verso l’accordo tra Matteo Salvini e il Pd alle elezioni. Ho fatto una capriola, ho ingoiato una scatoletta di Maalox, ho fatto un’operazione che secondo me serviva al Paese, perché se ci fosse stato un governo con Salvini premier e con Giorgia Meloni vicepremier, come si stava per fare, l’Italia sarebbe andata decisa in direzione antieuropeista. Ci saremmo trovati di fronte a una situazione di fragilità estrema, e di lì a poche settimane sarebbe scoppiato il Covid. Ma te lo immagini?”.

Mario Draghi a Palazzo Chigi, “credo che questo sia stato il più importante capolavoro politico dei miei quindici anni di carriera. Sono ovviamente più fiero e orgoglioso delle leggi che ho firmato, ma dal punto di vista di una battaglia oltre la politica, una battaglia anche umana, valoriale, psicologica, Draghi a Palazzo Chigi è il mio capolavoro”.

I due scenari possibili

Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Foto: Sergio Oliverio / Imagoeconomica)

Matteo Renzi non è uno che butta le parole a caso. Ci sono due scenari che si stanno delineando. Il primo è quello relativo alla partita per il Quirinale. Sette anni fa sempre Matteo Renzi fu decisivo per l’elezione di Sergio Mattarella. Mandò all’aria il patto del Nazareno. Ora il leader di Italia Viva sa che la presenza di Draghi è prevalente. Ma si sta chiedendo se è meglio che resti a Palazzo Chiugi piuttosto che salire al Colle.

Mentre l’asse tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sta riformando. E in prospettiva è questa la battaglia da combattere sul piano politico. In tanti sono pronti a scommettere che Matteo Renzi potrebbe ritrovarsi con il centrodestra. Ma se invece fosse ancora lui l’argine alla destra sovranista rimanendo a sinistra?

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