Il re è nudo: nel Pd le primarie non le vogliono fare

Verso il fallimento delle Primarie Pd a Cassino. Risposte molto fredde dai principali protagonisti. Il Segretario Dem Fardelli non è riuscito nemmeno a riunire il tavolo Petrarcone - Grieco - Mignanelli nel quale tentare di avviare una sintesi. Verso il bis delle elezioni scorse.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Il segretario del Pd di Cassino Marino Fardelli ha un problema: l’annuncio delle primarie per scegliere il candidato sindaco del Centrosinistra fatto in diretta tv dal salotto di A Porte Aperte su Teleuniverso. (leggi qui Il Pd fissa la data delle Primarie. Ma potrebbero essere inutili: verso un nome unitario).

Con quelle poche parole ha messo a nudo il suo schieramento. Costringendo i protagonisti a dire chi ci sta e chi no. Che equivale a confessare: chi vuole stare in un progetto unitario e chi vuole provarci da solo. Replicando il tragico errore (per il centrosinistra) di 2 anni e 8 mesi fa quando Cassino venne consegnata al centrodestra poiché i voti di centrosinistra si divisero tra due candidati.

Ora ci sono tutte le condizioni per il bis. Di quella disfatta.

Il tavolo può attendere

Marino Fardelli ha incontrato serie resistenze al suo progetto di tenere le primarie con cui individuare il candidato sindaco unitario entro due o tre settimane al massimo. E c’è di peggio: non è riuscito ad organizzare l’incontro a tre nel quale individuare la sintesi fra i principali blocchi nei quali il centrosinistra rischia di frantumarsi davanti alle urne.

In pratica, non è riuscito a portare al tavolo l’ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone: il due volte sindaco, sconfitto la volta scorsa proprio dalla divisione dei voti e che ora reclama quasi per diritto dinastico il ritorno a quel ruolo che ritiene gli sia stato usurpato. Un tavolo al quale confrontarsi con l’avvocato Sarah Grieco, consigliere uscente, espressione dell’area Pd di Francesco Mosillo: che coerentemente con quanto annunciato dopo la spaccatura della volta scorsa con Petrarcone, non riproporrà la propria personale candidatura in una riedizione dello scontro fratricida.

Soprattutto, un tavolo al quale portare il vice presidente della Provincia di Frosinone Massimiliano Mignanelli: consigliere di lunghissimo corso, vent’anni in municipio, presidente del Consiglio Comunale ai tempi del sindaco Bruno Scittarelli, bersaglio della fronda guidata a quel tempo da Mario Abbruzzese che portò alla crisi ed alla caduta dell’amministrazione. Un’era geologica fa. Oggi Mignanelli siede in Provincia (in attesa della dichiarazione di decadenza, conseguente allo scioglimento del Consiglio Comunale di Cassino) dopo essere stato eletto come ‘indipendente’ nella lista provinciale Pd. Rappresenta un’area che non sarà mai iscritta al Partito Democratico: ma che ne sta orgogliosamente al confine.

Freddi come un freezer

Nel momento in cui Marino Fardelli ha capito che rischiava di andare in scena lo stesso film elettorale di due anni fa, con una divisione addirittura in tre blocchi anziché in due, ha bloccato tutti. E Statuto alla mano ha imboccato la strada delle primarie. Ne ha informato prima gli organi dirigenti ed i consiglieri uscenti di area Pd. E poi lo ha ufficializzato in Tv.

Le reazioni sono state in alcuni casi tiepide. In altre addirittura gelide. Soprattutto da un fronte: quello del vice presidente della Provincia Massimiliano Mignanelli. Freddo Giuseppe Golini Petrarcone anche se con qualche grado in meno. Più entusiasta Sarah Grieco. Al punto che il segretario cittadino del Pd ha evitato di convocare il tavolo: per evitare di dover portare alla luce del sole ciò che oggi si rivelerebbe in fiasco clamoroso.

Perché non vogliono il tavolo? Perché hanno paura di contarsi alle Primarie. E di dover accettare poi il verdetto degli elettori. Che a quel punto gli imporrebbe di sostenere il candidato vincente.

Nessuno vuole fare il gregario. Meglio arrivare allo scontro corpo a corpo, sperando che il centrodestra non si ricomponga come avvenuto due anni e otto mesi fa.

L’impossibile mediazione

Marino Fardelli ha una soluzione in tasca. Nella quale non sono contemplati i nomi. La soluzione è rappresentata da un metodo: con il quale individuare il candidato sindaco, il vice sindaco ma senza ticket, il Presidente del Consiglio Comunale designato poi a rappresentare Cassino in Consiglio Provinciale.

Il Metodo Fardelli prevede di affidare agli elettori l’individuazione del candidato sindaco attraverso lo strumento delle Primarie. Stabilire già al tavolo il principio in virtù del quale assegnare la fascia di vice. Designare il presidente d’Aula.

Ma Petrarcone non è interessato. Mignanelli è scettico: sa bene che rischierebbe di perdere una parte dell’elettorato se si presentasse insieme al Pd. Perché i suoi elettori non appartengono ad una matrice di centrosinistra e troverebbe difficoltà a convincerli che bisogna contarsi con le Primarie. Più ancora ad accettare – ad esempio – Petrarcone o Grieco vincitore del confronto interno. La sua macchina elettorale è già in moto. Mignanelli sta incontrando persone, stringendo accordi, sviluppando alleanze. Puntando sul fatto che non è collocabile in alcun Partito. Riuscirebbe addirittura ad attrarre una parte dei dissidenti che hanno fatto cadere il sindaco Carlo Maria D’Alessandro.

Proprio per non lasciare alcun alibi, Marino Fardelli è pronto a togliere il simbolo del Pd dalle prossime elezioni se può risultare divisivo. Ma non basterà.

Peppino Petrarcone è talmente disinteressato alle primarie che non sta nemmeno cercando di organizzarsi per il voto.

La profezia Abbruzzese

Ufficialmente fuori dai giochi (leggi qui Mario Abbruzzese molla: «Sindaco e alleanze? Non sono più materia mia»), impegnato in uno scontro per la sopravvivenza (leggi qui Ad un passo dalla separazione: Ciacciarelli raddoppia l’ultimatum a Forza Italia) Mario Abbruzzese rischia ora di vedere avverarsi la profezia fatta un minuto dopo la caduta del sindaco intorno al quale era riuscito a costruire una coalizione elettorale vincente.

In quel preciso momento ha vaticinato: «Il centrosinistra si dividerà, noi vinceremo se presenteremo un solo candidato». Un film già visto.

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