Il rettore Betta: «Non pensate al 30 ma laureatevi presto»

L’ingegner Giovanni Betta non ha dubbi: «Meglio un 26 subito che un 30 nella sessione successiva». Il magnifico rettore dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale riaccende i riflettori sul tema che aveva scatenato un’ondata di polemiche a novembre scorso. Durante la convention di apertura di “Job&Orienta” il ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva detto «Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21».

Ora il rettore, intervenendo alla trasmissione A Porte Aperte di Teleuniverso, rilancia: «Il mondo del lavoro preferisce assorbire giovani preparati, il voto ha un valore importante ma l’età lo è ancora di più: le aziende preferiscono completare al loro interno la formazione, adattandola alle specifiche esigenze di ciascuna. Rinunciare ad anni di collaborazione con una persona ha un costo maggiore».

Il concetto ricalca quanto aveva sostenuto il ministro Poletti. Studiare tanto e laurearsi fuori corso non premia. Nemmeno se si prende il massimo dei voti. Meglio finire l’università in fretta e presentarsi subito sul mercato del lavoro.

«In Italia abbiamo un problema gigantesco: è il tempo – aveva detto il ministro – i nostri giovani arrivano al mercato del lavoro in gravissimo ritardo. Quasi tutti quelli che incontro mi dicono che si trovano a competere con ragazzi di altre nazioni che hanno sei anni meno di loro e fare la gara con chi ha sei anni di tempo in più diventa durissimo“.

Ma il rettore Betta mette le cose in chiaro: «Non passi il concetto che il voto non conta: se la scelta fosse tra il 18 subito ed il 26 domani risponderei di ripetere l’esame nella sessione successiva: un diciotto è indice di uno studente che ha assimilato in maniera solo sufficiente i fondamentali della materia. Ma se la scelta è tra il 26 subito ed il 30 nella sessione successiva non avrei dubbi».

Sul tema dei professori assenteisti, il rettore respinge ogni sospetto: «Se avvenisse una cosa del genere, c’è lo segnalerebbero subito gli studenti: nel nostro ateneo ci sono rappresentanze studentesche che interpretano molto bene il proprio ruolo».

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