Il rimpasto? «Un sabotaggio per creare contrasti al nostro interno»

Giura che non è a caccia di una poltrona. Sogna un centrodestra unito. E dice che occorre più politica. Anche in Fratelli d'Italia. Riccardo Ambrosetti traccia l'orizzonte.

È il volto storico della destra. Quella radicale ma di governo. Di protesta ma anche di proposta. Infatti è nella maggioranza che guida la città di Anagni con il sindaco Daniele Natalia. Dicono che il consigliere Riccardo Ambrosetti vorrebbe fare il salto: passando dalla delega ricoperta come consigliere alla delega piena da assessore. Lui prende di aceto (e un po’ anche d’olio di ricino): «È una questione costruita ad arte per metterci uno contro l’altro». Giura che le cose non stiano affatto così. Il ‘volto maschio dei Fratelli d’Italia’ spiega chi e perché sta seminando veleni.

Rimpasto si o rimpasto no?

Quella del rimpasto è una questione alimentata ad arte per creare, a tavolino, dei contrasti interni alla maggioranza che non esistono. Un rimpasto è una naturale prassi politica che avverrà – se avverrà – a tempo debito e lo deciderà il sindaco Natalia.

Chi sta soffiando sul fuoco?

Chi vuole creare confusione, attraverso dietrologie varie. Pensando così di ricavarne qualcosa. Coì invece si fa il male di tutta la coalizione e di tutta l’amministrazione.

Ma hanno un nome ed un cognome questi ‘sabotatori’?

Le rispondo con una citazione evangelica: “Li riconoscerete dalle loro azioni”. Mai fidarsi dei lupi travestiti da agnelli.

Ambrosetti assessore si o no?

Riccardo Ambrosetti è un consigliere comunale eletto dagli Anagnini. Per questo, è a disposizione della città e dell’amministrazione comunale guidata in modo serio e preparato dal Daniele Natalia.

Vabbè, così sono buoni tutti

Il sindaco, ha il compito di coniugare le capacità tecniche di ogni componente della sua squadra, con la rappresentatività politica di ognuno di essi. Qualora il sindaco venisse da me chiedendomi di fare l’assessore non direi di no. Ma se la domanda punta in realtà a dire tra le righe che Ambrosetti sta facendo pressioni su Natalia per diventare assessore allora decisamente no. E dico questo per il semplice fatto che io tanto come consigliere comunale, quanto come capogruppo di Fratelli d’Italia sono fedele e lavoro per questa amministrazione comunale con tutte le energie senza voler creare contrasti.

La giunta Natalia cosa ha prodotto finora?

Daniele Natalia guida una delle amministrazioni più dinamiche della Provincia di Frosinone. Dico questo perché o sono partiti o stanno per partire lavori di importanza strategica per Anagni come quello del campo sportivo o del parcheggio multipiano. Sottolineo poi un rinnovato sguardo nei confronti della cultura e della politica turistica con le manifestazioni che, quali giornalmente, animano la nostra città. Una maggiore attenzione agli istituti scolastici ed alle periferie che sono polmoni della nostra città tanto quanto il centro storico. Poi voglio sottolineare le battaglie politiche di ampio respiro condotte dal sindaco e dall’amministrazione su temi cruciali come la sanità e la normativa SIN.

Politicamente poteva produrre di più: eleggendo un suo uomo in Provincia…

«Le elezioni provinciali restano elezioni di “bottega” e francamente non mi appassionano. Io mi sono candidato nella lista “Provincia Protagonista” con spirito di servizio e mai ho puntato a fare il consigliere provinciale. La storia della politica provinciale è fatta per il 90 per cento (sopratutto nel centro destra) di transfughi e di trasformismo. Noi abbiamo puntato su chi c’è sempre stato».

«Sicuramente è mancata una strategia a monte per fare in modo che Anagni avesse un suo consigliere provinciale legato alla maggioranza, ma al di là dell’immagine “politica” della Provincia, le decisioni importanti non si prendono più a Palazzo Gramsci».

Alla fine Natalia dove si accaserà?

«Questo dovreste chiederlo al sindaco. Natalia è stato uomo di Alleanza Nazionale. Probabilmente in pochi lo Ricordano. Io mi auguro che torni a casa sua».

Quanti Fratelli ci sono in provincia?

«Fratelli d’Italia, tra i partiti del vecchio centrodestra, è sicuramente quello che dispone di maggiore strutturazione e di una classe dirigente radicata sui territori».

Che fa, ritorna alle frasi fatte tipo “sono a disposizione”?

«Vuole più sale? Bene. Possiamo e dobbiamo diventare il primo Partito del centrodestra e già nei fatti Fratelli d’Italia lo è anche perché la politica del Senatore Ruspandini e di noi che gli siamo vicini dalla prima ora alla lunga non ha rivali. Con tutto il rispetto per gli altri. Gli ottimi risultati elettorali lo dimostrano».

La crisi di Governo vi unirà o vi allontanerà?

«Questa crisi di governo ha messo in chiaro che il Movimento 5 Stelle non è un partner affidabile per chiunque si dichiari oggi di destra; a maggior ragione se legato ai valori del sovranismo. La svolta a sinistra dei grillini è la dimostrazione che il centrodestra deve ricostituirsi, su basi nuove chiaramente, con i valori della nazione e dell’identità al primo posto, ma non esiste alternativa».

Fino ad oggi per Zicchieri (Lega), Abbruzzese (Forza Italia) e Ruspandini (FdI) non sono riusciti ad assemblare un centrodestra unitario…

«Ritengo che, nonostante le specificità delle tre forze principali del centrodestra che impediscono la nascita di un eventuale partito unico nazional-conservatore, il centrodestra rafforzerà la propria collaborazione arrivando poi a rappresentare l’unica valida alternativa al governo d’inciucio giallorosso. Sono altresì convinto, che questa fase ci metterà alla pari con la Lega e penso che tanti amministratori prima attratti dalla fase governativa del partito di Salvini, passeranno adesso con noi».

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