Il rischiatutto di Letta e le strategie di Zingaretti

Nel Pd si valuta cosa potrebbe succedere se il segretario dovesse perdere le suppletive a Siena. L’ipotesi è una sfida per la segreteria tra Pinotti (Franceschini) e Bonaccini (Guerini). Ma la data naturale del congresso è il 2023 e il Governatore del Lazio intende farla rispettare. Trame, retroscena e ruolo delle correnti.

Certo è che se Enrico Letta dovesse perdere le elezioni suppletive  nel collegio di Siena, sarebbero inevitabili le dimissioni da segretario del Pd. Affaritaliani.it lo ha scritto così: “E’ palese, spiegano fonti Dem. A quel punto si arriverebbe al congresso vero con l’elezione del nuovo segretario probabilmente a novembre, con le primarie a ottobre (Covid-19 permettendo). E la sfida, potrebbe sembrare fantascienza ma non è affatto, sarebbe quasi certamente tra l’ex ministra della Difesa Roberta Pinotti, franceschiniana doc, e Stefano Bonaccini come candidato degli ex renziani di Base Riformista (anche se Dario Nardella, sindaco di Firenze, proverebbe a sfidare il presidente della Regione Emilia Romagna)”.

Una competizione molto aperta che fa emergere due visioni diverse sulle alleanze. Per i franceschiniani di Pinotti la strada è quella di costruire un’alleanza stabile e organica con il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, gli ex renziani sono invece più scettici sui pentastellati e guardano maggiormente ai movimenti al centro.

Lo spettro di Zingaretti

Nicola Zingaretti (Foto: Imagoeconomica / Livio Anticoli)

E Nicola Zingaretti? Già, perché nessuno fa i conti con quanto successo tra febbraio e marzo. Zingaretti si è dimesso da segretario e ha voluto che fosse l’assemblea nazionale ad indicare il successore, nella persona di Enrico Letta.

Sono stati mesi complicati per Letta, che sembra più attento alle questioni identitarie e di principio (dallo ius soli al Ddl Zan) che al pragmatismo di un momento politico schizofrenico. In quell’occazione, però, Nicola Zingaretti sottolineò che il congresso si sarebbe celebrato a scadenza naturale. Cioè nel 2023. Tra due anni. Forse più.

Certamente una eventuale sconfitta alle suppletive cambierebbe scenari e prospettive, ma la sensazione molto forte è che Nicola Zingaretti non vorrà fare lo spettatore. Ricandidarsi alla guida? Difficile. Ma non impossibile. Dire la sua? E’ certo. Specialmente se alle comunali di Roma dovesse farcela Roberto Gualtieri.

Il gioco delle correnti

Dario Franceschini (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Nel gioco delle correnti il più forte è Dario Franceschini, leader di AreaDem. Con lui il senatore e segretario regionale del Lazio Bruno Astorre. Campione di realpolitik, soprattutto con riferimento alla necessità di un’alleanza forte con il Movimento Cinque Stelle. Senza il quale il Pd rischia di non essere neppure competitivo.

Sono le stesse posizioni di Nicola Zingaretti.
Certamente tutto cambierebbe se Letta venisse eletto parlamentare. E anzi, un successo nei Comuni lo rafforzerebbe.

Le altre correnti del Pd naturalmente continuano a contare, ma è al centro (tra Franceschini e Guerini) che si sta giocando la partita. Con una variabile di sinistra: Nicola Zingaretti. Il presidente del Lazio non ha une vera e propria corrente. Ma un modello vincente sì, quello di una sinistra moderata che vince sfondando al centro. Lui lo ha fatto due volte alla Regione. La seconda con l’anatra zoppa. Attenzione a evitare di fare i conti con lui.

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