Il ritorno delle Province? Pompeo a Montecitorio: “Solo parole“

Il presidente dell'Upi Lazio punta il dito contro il Decreto Crescita. E rivela che non detta alcuna strategia per la crescita.

La Lega dice che sono indispensabili e che devono tornare al loro posto. Il Movimento 5 Stelle è convinto che non servano e che siano uno spreco. Le Province per il momento non si muovono da dove sono e nessuno ha previsto per loro un solo centesimo in più o una possibilità di crescita.

A denunciarlo è stato Antonio Pompeo, presidente della Provincia di Frosinone e presidente dell’Unione delle Province del Lazio. Lo ha fatto intervenendo a Montecitorio, in audizione per esprimere il parere delle Provincie a proposito del Decreto Crescita messo a punto dal Governo.

Non c’è un piano

Il presidente dell’Upi Lazio lo ha bollato giudicandolo un provvedimento che non ha un piano programmatico per gli investimenti pubblici locali. «Questo decreto, insieme al cosiddetto Sblocca cantieri, dovrebbe dettare la strategia per la ripresa della crescita attraverso un forte rilancio dei cantieri e delle opere pubbliche. Invece in questo decreto manca proprio un piano programmatico per gli investimenti pubblici locali».

Le Province chiedono di tornare ad avere un ruolo nella crescita dei loro territori, nella pianificazione dello sviluppo. Per farlo occorrono risorse. «Per questo – ha detto Pompeo – chiediamo a Governo e Parlamento di prevedere misure volte proprio a promuovere e rilanciare gli investimenti locali, sia attraverso finanziamenti ad hoc, sia attraverso la semplificazione dei procedimenti amministrativi e l’accelerazione dei processi, in modo da consentire l’immediata apertura di cantieri per la realizzazione di opere pubbliche nel Paese».

Per il presidente dell’Upi del Lazio in questo modo restano del tutto inespresse le potenzialità delle Province. Soprattutto sul fronte della produzione di investimenti di importanza strategica.

La capacità progettuale 

I numeri dicono che c’è una forte propensione delle Province agli investimenti. I dati sono quelli della Ragioneria Generale dello Stato attraverso il Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici).

Dicono che nel primo quadrimestre 2019 la spesa per gli investimenti delle Province è aumenta del 19,7%. Per contro, la spesa corrente è scesa di oltre il 6%: c’è più efficienza. Si consolida il ruolo delle Stazioni Uniche Appaltanti delle Province a servizio dei Comuni, tanto che anche in questo caso si registra un +7,6% dei bandi emessi per i Comuni.

Nonostante i tagli le Province hanno dimostrato la loro capacità di progettazione: talmente elevata che gli uffici tecnici delle Province hanno ad oggi pronti 1.712 progetti per interventi sulla rete viaria provinciale, 592 progetti per mettere in sicurezza altrettante scuole secondarie superiori e oltre 2.350 progetti per mettere in sicurezza i ponti, di cui quasi 600 ricadenti nel bacino del Po.

La lista della spesa

Pompeo ha fatto riferimento a quello che ha definito un piano delle piccole opere pubbliche che da qui al 2023 permetterebbe al Paese di portare a termine un’opera di cura del patrimonio pubblico, «garantendo ai cittadini e alle cittadine – ha affermato –  diritti e sicurezza e assicurando alle imprese, soprattutto a quelle locali, occasioni di sviluppo economico. La crescita reale, che Governo e Parlamento devono sostenere con misure mirate in questo decreto».

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