Il senso della festa dei lavoratori. Oggi più che mai valido

Parte da lontano la voglia di migliorare le condizioni lavorative e acquisire nuovi diritti. Oggi il primo maggio ha ancora un significato? I numeri dicono di sì. Tarquini (Uil) mette sotto la lente di ingrandimento la situazione occupazionale in provincia di Frosinone

Alessio Brocco

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo

La piazza, le braccia incrociate, la rivendicazione dei diritti. In principio erano le otto ore lavorative. Non era cosa rara, infatti, che nella seconda metà dell’Ottocento si lavorasse anche per sedici ore al giorno. E il termine sicurezza neppure rientrava nel vocabolario.

La festa dei lavoratori affonda le sue radici negli Stati Uniti d’America. Chicago, primo maggio 1886, sciopero generale dei lavoratori. La richiesta: dignità. Ma tre giorni dopo tutto si trasformò in scontro tra lavoratori in sciopero e polizia di Chicago con quella che sarebbe passata alla storia come la rivolta di Haymarket. Undici persone persero la vita.

La protesta montava e presto varcò i confini europei. In Italia, dal 1947, la festa del lavoro e dei lavoratori divenne ufficialmente festa nazionale italiana e il primo maggio è oggi celebrato in moltissimi Paesi.

Festa del 1° Maggio 1900 al Palazzo Garibaldi di Lisbona (Foto: Filippo Marcon)

Parte da lontano, dunque, la voglia di migliorare le proprie condizioni lavorative. Ma oggi, 2021, tutto questo ha ancora un senso? La lotta per i diritti, per la sicurezza, per la dignità può essere considerata cosa acquisita? A parlare sono i numeri e dicono che, solo per dare qualche dato, in Italia, da gennaio a novembre 2020, ci sono state più di mille morti sul lavoro, che sono oltre due milioni i giovani che sfiduciati non studiano e non lavorano e che la differenza media in termini economici tra gli uomini e le donne è di 2.700 euro (leggi Tutti sono uguali. Ma gli uomini sono più uguali delle donne).

Il senso della festa dei lavoratori, dunque, oggi è più che mai valido.

Tarquini: mantenere alto il livello di attenzione

Ma qual è lo stato di salute della provincia di Frosinone? Anita Tarquini, segretario generale Uil Frosinone, mette sotto la lente di ingrandimento la situazione in Ciociaria. Territorio che, come il resto del Paese, ha subìto forte gli effetti della pandemia sull’economia e sull’occupazione.

“Basti pensare – spiega Tarquini – che la pandemia in tutto il Lazio ha falcidiato 47mila posti di lavoro.  Se è vero che il nostro territorio ha conosciuto una piccola ripresa occupazionale dovuta soprattutto all’agricoltura (+14,3%) e all’industria in senso stretto (+20,5%), che ha compensato in parte il calo subito dall’edilizia (-19,7%), non dobbiamo dimenticare che molti altri settori hanno sofferto. È chiaro, dunque, il bisogno di una crescita strutturale che guardi al futuro e che punti sulla competitività”.

Anita Tarquini

Qualche segnale di timida ripresa nel Lazio e in Ciociaria, come evidenziato dall’ultimo report della Camera di Commercio sulla base dei dati Movimprese elaborati da Osservare, c’è stato. Ma non sono gli unici numeri da tenere in considerazione.

“Anche da un nostro recente dossier – afferma il segretario generale Uil Frosinone – abbiamo rilevato questa timida ripresa. Ma dobbiamo prestare molta attenzione. Ad esempio, il gender gap nella nostra provincia ha raggiunto il valore più alto del Lazio. Il tasso specifico di occupazione tra gli uomini ha raggiunto il 64,4% contro il 36,6% delle donne, con uno scarto di quasi 28 punti, peraltro in aumento di 2,4 punti percentuali sull’anno precedente”.

Altro tema da considerare è quello della disoccupazione giovanile che, spiega Tarquini, a Frosinone è cresciuta del 2,9%, passando da un anno all’altro dal 29%,3 al 32,2%. Così come non si può dimenticare il campanello di allarme delle ore di cassa integrazione: tra ordinaria, straordinaria e in deroga, sono state concesse quasi 27 milioni di ore di Cig che hanno messo al riparo dal licenziamento più di 15mila tra lavoratrici e lavoratori. A tutto questo si aggiungano le richieste per accedere al reddito di cittadinanza. Oltre 30mila ciociari ne hanno percepito almeno una mensilità. Si tratta di un numero importante che certifica la difficoltà per troppe famiglie”.

Lo spauracchio dello sblocco dei licenziamenti

Automotive
(Foto: Imagoeconomica)

Cosa fare, dunque, considerando che sullo sfondo c’è lo spauracchio dello sblocco dei licenziamenti? La data da cerchiare, per la grande impresa, è il 30 giugno. In autunno sblocco per tutte le altre. Alcuni report parlano di 2,6 milioni di dipendenti che rischiano di perdere il posto. (Leggi qui Stirpe: «Licenziamenti dopo la Cig. E il Paese riparte»).

“Difficile quantificare ora l’impatto nel suo complesso, ma è chiaro che i licenziamenti potranno creare difficoltà al tessuto economico e sociale. L’impegno del sindacato sarà costante e concreto. Noi da tempo chiediamo la proroga degli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti fino alla fine della pandemia.

Resta ancora aperta la domanda iniziale. Il primo maggio, oggi, ha ancora un senso? Tarquini non ha dubbi. “Stiamo parlando della festa del Lavoro. Di dignità, di futuro. Basta vedere i numeri che abbiamo elencato per comprendere l’importanza del primo maggio”.

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