Il silenzio imbarazzato di chi (nel Pd) voleva disarcionare Zingaretti

Foto © Sergio Oliverio /

Goffredo Bettini sventola la bandiera rossa di chi proviene dall’esperienza del Pci e ricorda che il segretario è stato eletto a grande maggioranza. Bonaccini, Gori e Franceschini non esternano. E Zingaretti rilancia con i Cinque Stelle.

Le chiacchiere su Zingaretti erano chiuse già prima, ricordiamoci che è stato eletto con ampio suffragio, ora mi auguro siano chiuse ancor di più. Zingaretti aveva già dimostrato di saper guidare bene la rotta del Pd. Questo voto spero metta a tacere, definitivamente, anche tante cattiverie“. Lo ha detto Goffredo Bettini, membro della direzione nazionale del Pd, al Tg2 Post.

Bettini è uno che viene dal vecchio Pci, Partito nel quale il Segretario politico contava più di un presidente di Regione, di un deputato, di un senatore, perfino di un Presidente del Consiglio se in quei tempi il Pci avesse potuto esprimerlo. Ha voluto ricordare che Zingaretti è stato eletto Segretario con ampio suffragio un anno e mezzo fa. E che in direzione ha costantemente ottenuto la maggioranza.

Serve sintonia

Goffredo Bettini. Foto © Imagoeconomica

Goffredo Bettini è quello che ha prima immaginato e poi visto crescere il modello Roma, quello di Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Ma anche di Ignazio Marino, sfiduciato dall’allora segretario del Pd Matteo Renzi.

Ha spiegato poi ancora Bettini: “Adesso, nella fase della ricostruzione, serve, in maggioranza, una vera sintonia politica. Dobbiamo avere volontà di convergenze comuni. Renzi dice “alleati per errore”? Io dico: bisogna allearsi per convinzione e non per errore e, ribadisco, che ora, per il Paese, serve che si marci tutti nella stessa direzione”. (Leggi qui La profezia di Bettini e le nuove praterie del Pd).

I nomi non li ha fatti, ma è evidente che Bettini si riferisce a coloro che immaginavano già un nuovo congresso. Per esempio il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Per esempio il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, esponente importante di Base Riformista, gli ex renziani. O per esempio il potentissimo Dario Franceschini, che però è stato il primo poi a complimentarsi con Nicola Zingaretti. La stessa scelta di votare sì al referendum era stata legittimata da una maggioranza “sovietica” in direzione nazionale. Non può esistere il tema della segreteria nel Pd.

Dipende dal M5S

Nicola Zingaretti. Foto © Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Nicola Zingaretti finora ha vinto tutte le battaglie decisive. E proprio Nicola Zingaretti, a freddo ha confermato il giudizio formulato a caldo. Dicendo: “Il Pd torna primo Partito dove si vota e il pilastro attorno al quale costruire grandi alleanze competitive. Se si sommano le percentuali delle forze che costituiscono l’attuale maggioranza il totale arriva al 48,7% mentre il centrodestra è al 46,5%. Questo conferma che le forze che sostengono il governo Conte se fossero state unite in tutte le regioni – e non è un conto solo matematico – sarebbero state la maggioranza degli elettori. Ci ha penalizzato la divisione e la moltiplicazione delle candidature”.

Traduzione: cari Cinque Stelle, dipende da voi.

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