Il sistema industriale ciociaro a rischio lockdown

Il sistema industriale della provincia di Frosinone rischia il collasso energetico. I segnali che arrivano da Trichiana. Dove chiude l'impianto Ideal Standard sopravvissuto grazie alla dismissione di Roccasecca. L'allarme da Viterbo: in crisi il comparto della Ceramica. Colpa del costo del gas.

I segnali d’allarme sono sempre più chiari e concreti. In una sola settimana ne sono arrivati due ed entrambi non lasciano margini ad equivoci: il sistema industriale della provincia di Frosinone rischia il collasso energetico. Le fabbriche del territorio rischiano di dover fermare gli impianti, nella migliore delle ipotesi; chiuderli del tutto nello scenario peggiore.

Il primo segnale di lockdown

Il primo segnale arriva dalla Tuscia. Il Corriere della Sera lo riporta nella Prima Pagina della sua edizione romana. Il titolo: “Ceramica in crisi per il prezzo del gas”.  Il comparto della ceramica italiana vale 6,5 miliardi di euro, lo realizzano 279 industrie nelle quali lavorano e 27.500 dipendenti. Nella provincia di Viterbo c’è lo storico polo di Civita Castellana, ceramisti di fama nazionale che competono con i maestri di Sassuolo. In provincia di Frosinone c’è il polo della ceramica green con la ex Marazzi Sud di Anagni ora diventata capofila del gruppo Saxa Gres; c’è la ex Ideal Standard di Roccasecca diventata Grestone con i suoi sampietrini da esterno.

I cisti dell’energia solo saliti in tutta l’Italia (Foto Tama66 / Peter H / Pixabay)

Sui conti pesa come un macigno l’aumento dei prezzi del gas. Cresciuto al punto che per fatturare quei 6,5 miliardi le aziende dovrebbero affrontare un aumento dei prezzi peri a 1,4 miliardi. Impossibile reggere quel peso. Non è un caso che già qualcuno abbia cominciato a spegnere gli impianti e mandare a casa i lavoratori. (Leggi qui Ballano mentre la fiamma si spegne nei motori).

Il costo dell’energia è il nervo scoperto sul quale tutti stanno puntando l’indice da mesi e nessuno sta facendo nulla. A dirla tutta in provincia di Frosinone si sta facendo tutto per peggiorare la situazione.

A questi prezzi non si investe in Ciociaria

Lo ha detto con largo anticipo è stato il Ceo di Stellantis Carlo Tavares. Dopo avere visitato lo stabilimento di Cassino Plant ha elogiato l’organizzazione e la qualità del prodotto. Ma con la crudezza di cui solo un Amministratore Delegato può essere capace ha gelato tutti dicendo «Qui costa troppo fare le macchine, l’energia ha prezzi insostenibili». (Leggi qui Tavares ed Elkann 7 ore a Cassino: la sfida è Grecale).

La conferma è arrivata dopo poche settimane. Al tavolo con Unindustria e Cosilam i vertici italiani del colosso multinazionale giapponese AGC Automotive hanno detto di essere pronti ad investire sul plant di Roccasecca: «Ma non fino a quando non ci saranno garanzie sui costi dell’energia». (Leggi qui AGC Automotive pronta a investire “Ma tagliate i costi elettrici”).

Foto Tama66 / Peter H / Pixabay

I prezzi stanno aumentando. Su tutto. Perché sta aumentando il costo per realizzare le cose. Il problema non è il prodotto: è quanto costa farlo. I nostri lavoratori, dentro le fabbriche di questo territorio realizzano prodotti di assoluta qualità. Ma fabbricarli sta iniziando ad avere costi insostenibili. Il sistema industriale della provincia di Frosinone rischia prima il lockdown e poi la chiusura definitiva se nel frattempo non si mette mano al problema.

Al Nord d’Italia il problema è sentito meno perché lì arrivano gli avanzi delle cucine della provincia di Frosinone e di tante altre province del centro e Sud: ci si fanno il biogas e lo mettono nella rete che va ad alimentare le loro industrie. Lì ci sono i termovalorizzatori che generano energia elettrica bruciando il resto dei rifiuti che non viene riciclato. Hanno l’energia per le loro fabbriche, non hanno il problema dei rifiuti, non pagano le bollette alte come le nostre. A Brescia hanno la Tari tra le più basse in Italia ed a Milano lo scorso anno non un solo chilo di rifiuti è finito in discarica.

In Ciociaria stiamo ancora discutendo se quegli impianti fanno male o no. (leggi qui Colpo di scena: il biodigestore lo propongono quelli che dicevano no).

L’incubo di Trichiana ed il miracolo di Roccasecca

L’altro segnale da non sottovalutare è quello che arriva da Trichiana in provincia di Belluno. Lì nella scorsa settimana la Ideal Standard ha annunciato la chiusura dello stabilimento che era sopravvissuto finora grazie alla dismissione di Roccasecca.

Nessuno può dire i i lavoratori non abbiano fatto tutto il possibile per salvare quell’impianto. Nel 2015 sono arrivati a rinunciare a 170 euro al mese, generando un risparmio di circa 8 milioni di euro con i quali l’azienda ha comprato un nuovo forno di ultima generazione. Quel forno che oggi permette la produzione di ceramica di altissima qualità.

Lì il problema non è solo l’energia. «Nonostante le strategie messe in atto per la saturazione degli impianti e i numerosi sforzi effettuati negli ultimi anni volti al recupero di produttività, continua a soffrire di un costo per unità prodotta troppo elevato, ulteriormente aggravato da un crescente costo dell’energia».

Una delle linee Grestone

Il salvataggio di Roccasecca entrato nell’orbita Saxa Gres assume sempre più i contorni di un miracolo industriale. Che non potrà continuare a lungo se non si mette mano ai costi dell’energia.

È sbagliato fare ciò che la politica ha fatto fino ad oggi ad Anagni: con una mano ha dato il via agli impianti e con l’altra poi ha attaccato il progetto per mettere in difficoltà il sindaco. Non si può lasciare un tema strategico per il Paese in mano a dinamiche di questo tipo.

Se c’è un Piano Nazionale di Ripresa, se c’è un Ministero per la Transizione è ora che dicano con chiarezza cosa si deve costruire, come si deve realizzare, con quali garanzie per la salute delle persone e la difesa dell’ambiente. Ci sono impianti che funzionano in maniera eccellente in giro per l’Italia: con i vigneti di prosecco intorno, con i campi di lavanda, con gli alveari delle api all’interno come accade nel termovalorizzatore di Acerra dove realizzano il miele.

Noi qui non possiamo continuare a perdere altro tempo. Rischiamo il lockdown e la chiusura.

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