Il sofferto “obbedisco” della Chiesa Cattolica

La posizione della Cei sulle misure adottate per contenere l’epidemia da Coronavirus. Le reazioni dei vescovi Spreafico e Antonazzo. La preoccupazione di isolare la solitudine degli anziani.

È una specie di “obbedisco” alla Garibaldi. Non troppo convinto, ma forse proprio per questo ancora più importante e significativo. Parliamo della posizione della Cei, la Conferenza episcopale italiana, nei confronti delle misure adottate per contenere l’epidemia da Coronavirus.

Le Messe pubbliche sono sospese da domenica e così sarà fino al 3 aprile; per evitare l’assembramento dei fedeli già ieri la parrocchia di Sant’Antonio a Cassino ha celebrato all’aperto in piazza Diamare chiedendo di rispettare le distanze; il vescovo di Sora Gerardo Antonazzo ieri pomeriggio ha inaugurato la diretta via streaming dalla basilica di Canneto facendo così in modo che la funzione arrivasse ai fedeli.

Stop a Messe e funerali

Papa Francesco © Imagoeconomica

Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entrato in vigore quest’oggi, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”. L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le “cerimonie religiose”. Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli.

L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà della Chiesa di fare la propria parte. Per un bene superiore: la salute pubblica.

I Vescovi italiani, i sacerdoti e tutto il clero sottolineano la preoccupazione che in questo modo si isolano ancora di più le tante solitudini dell’animo. Specialmente delle persone anziane. Nonostante tutto questo non c’è alternativa in questo momento. Un concetto che dovrebbe essere raccolto dall’intera popolazione italiana, che continua ancora a voler vivere come se non fosse successo nulla. Con gli assembramenti. Con la movida, con tutto il resto.

Antonazzo: serve responsabilità

Gerardo Antonazzo Foto © Michele Di Lonardo

Gerardo Antonazzo lo ha accolto dicendo che «nella delicata situazione che stiamo vivendo a causa dell’esteso contagio provocato dalla diffusione del coronavirus, siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi (IPt 3,15) mettendoci in ascolto della parola di Dio, per lasciarci illuminare dalla bontà e misericordia del Padre che ascolta il grido e la preghiera insistente dei suoi figli».

«In questi momenti di insicurezza e di paura, riscopriamo ciò che è essenziale per la nostra vita, in particolare la custodia della salute nostra e degli altri. Invito tutti ad un grande senso di responsabilità nelle nostre abitudini di vita e nei nostri comportamenti quotidiani perché il contagio sia arginato».

Ma se perfino il Papa può celebrare l’Angelus in streaming, allora cosa c’è di così complicato da capire di dover restare in casa?

Spreafico: restiamo uniti

Ambrogio Spreafico ©

Il vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico ha esortato a restare «uniti nella preghiera e nella fraternità. Affidiamo al Signore i malati da Coronavirus e le famiglie; i ricercatori, i medici e tutti coloro che assistono le persone colpite; come pure le forze dell’ordine che, in questa emergenza, hanno il compito di far rispettare le indicazioni per la tutela della salute di tutti».

«Il cammino della nostra Quaresima si fa ora più intenso. Il digiuno eucaristico, che le attuali circostanze ci impongono, ci aiuti a riscoprire la luce e la forza potente della Parola di Dio. La preghiera personale, il digiuno e la misericordia ci accompagnino in questo cammino, con il desiderio di poter nuovamente celebrare l’eucaristia comunitariamente nei giorni della Pasqua». 


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