Il sogno Musolino: navigare il futuro con i conti a posto

Pochi obiettivi ma precisi e politiche smart che vedano la Regione Lazio cooperare per le sfide della Blue Economy. Pino Musolino si presenta ai vertici dell'Adsp. E lo fa all'insegna del pragmatismo mirato. E dei conti in regola.

Gli ingredienti che ha in mente sono ben precisi: rapporto continuo con i territori e le istituzioni che li rappresentano. Soprattutto con i cluster che costituiscono una delle eccellenze del sistema Italia. Pino Musolino, neo presidente dell’Autorità Portuale del Mar Tirreno centro settentrionale, il suo predecessore Francesco Maria di Majo non l’ha mai citato. Non lo ha fatto nella conferenza stampa on line con cui in queste ore si è presentato. Vuole ripartire dalle quelle che sono state definite le principali incompiute dell’avvocato romano.

Impegno full time, Musolino prende casa

Una fase della conferenza stampa

È la mission che gli ha affidato il Ministro delle Infrastruttre Paola De Micheli dopo il via libera del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e delle due commissioni competenti di Camera e Senato.

Non sarà un pendolare. Musolino ha annunciato che nella sua Venezia vi tornerà soloper le feste comandate. «Ho trovato casa a Civitavecchia. Il trasferimento con la famiglia è previsto per metà gennaio. Il mio impegno, nei prossimi quattro anni, sarà full-time. Lo sarà in un contesto in cui ho avvertito, già dai primi giorni di mandato, tanto calore».

Musolino ha cadenzato bene le parole. Lo ha fatto quando ha sostenuto che i porti di Civitavecchia, Fiumicino e, più a sud, Gaeta «sono fondamentali. Lo sono prima ancora che si concluda l’emergenza sanitaria del Covid, per il rilancio definitivo del sistema Lazio».

La pandemia ha creato un terremoto . Soprattutto a Civitavecchia dove il virus ha congelato da un anno il traffico passeggeri e crocieristico. Vanno consolidati sullo scacchiere regionale ed oltre anche i porti di Fiumicino e Gaeta. (Leggi qui i numeri Musolino è già sul ponte di comando del Porto).

Gaeta, il peggio è alle spalle

Il passaggio di consegne tra i presidenti Di Majo e Musolino

Gaeta è il giovane in piena crescita. Il presidente lo sa. «Ha avuto la fortuna di mettere già alle spalle il peggio che la crisi poteva provocare. Le banchine potenziate, la recente inaugurazione dei suoi piazzali, che assolveranno alla mansione di retroporto. Poi la sua posizione geografica. Ecco, saranno elementi determinanti – ha detto il neo numero uno di Molo Vespucci per garantire sviluppo ed occupazione ad una vasta ed eterogenea area territoriale. Non solo Gaeta ed il Golfo ma anche l’intera provincia di Latina. Poi il cassinate con l’automotive e la Fca, il Molise ed il nord della stessa Regione Campania».

Nei prossimi anni Gaeta dovrà essere il polo capace di attrarre volumi da un Mezzogiorno nel quale il traffico portuale è in crescita.

«Il porto di Gaeta saprà essere un polo attrattore. Ma bisogna utilizzare il linguaggio della trasparenza e della condivisione per parlare di più con le realtà del territorio».

A Gaeta potrebbero trovare ospitalità importanti player economico-imprenditoriali attualmente impegnati negli scali di Napoli e Salerno. Player attirati dalle sirene di defiscalizzazione e sburocratizzazione previste dall’istituzione delle Zls. E’ una delle eredità che gli lascia il suo predecessore (Leggi qui Di Majo incontra il gigante delle merci. E lo fa a Gaeta).

Regione, sinergie e pochi “saggi”

Una delle aree portuali

Ma Musolino si è appellato a quello che ha definito un difetto ma anche un pregio del suo carattere, di essere «un pragmatico sognatore».

Che però chiede concretezza per Gaeta. E lo dice in modo chiaro.

«Le zone logistiche semplificative rischiano di diventare contenitori vuoti. Questo se non ci sarà la spinta propulsiva della Regione Lazio. E con essa il coordinamento fra soggetti istituzionali interessati. – ha aggiunto Musolino – Sarà necessario, sempre per quanto riguarda il porto di Gaeta, un sano realismo accompagnato da tanta semplificazione amministrativa».

Prima d’uscire di scena il presidente Francesco Maria di Majo ha conosciuto un prevedibile rosso per l’approvazione del bilancio di previsione 2021. Questo dopo le censure espresse dal collegio dei revisori dei conti, dall’organismo di partenariato e dal comitato portuale. Avevano riscontrato la mancanza di elementi concreti sui quali poggiare le necessarie misure di risanamento.

Ora Musolino deve superare questa forca caudina rappresentata da uno squilibrio. Squilibrio che essenzialmente poggia sul mancato arrivo dei fondi ristoro del Mit legati al Covid. Inoltre sul diniego per lo svincolo delle somme accantonate per far fronte alla gran mole dei contenziosi in essere.

Tre lettere pesanti per cominciare

Il nuovo presidente dell’Adsp per licenziare il bilancio lunedì mattina ha firmato tre lettere pesanti.

Lettere con destinatari il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e i sindaci di Roma e Civitavecchia, Virginia Raggi ed Ernesto Tedesco. Sono chiamati “entro 30 giorni” a fornire i nomi che andranno a ricomporre il plenum del comitato portuale. La quarta rappresentanza spetta al Compartimento marittimo del Lazio convocata in base alle materie da affrontare ed approvare.

E’ il board che governerà i tre porti del Lazio insieme al presidente Musolino.

Prima della formale lettera di Musolino si sono già messe in atto le diplomazie regionali. Quelle dei tre Partiti a cui, di fatto, spettano le nomine. Sono il Pd per la Regione, la Lega per il comune di Civitavecchia ed il Movimento cinque Stelle per Roma Capitale.

«Ma, presidente, è vero che lei ha già una terna di nomi?», ha insinuato un cronista rivolgendosi a Musolino. «Non penso che questa richiesta – ha risposto scherzando il presidente dell’Asdp – l’abbia fatta già qualcuno a nome mio. Gli Enti interessati mi indichino ora i loro rappresentanti. Se scaturiranno da bandi interni o da nomine fiduciarie interesserà ben poco».

Conti a posto e meno liti

Foto © Can Stock Photo / khunaspix

Musolino ha fretta di approvare l’assestamento e, soprattutto, il previsionale. Perché «operare in dodicesimi non piace proprio a nessuno. Non ho poteri taumaturgici, l’ente, si sappia, è in disavanzo ma non in dissesto. Ha fondi accantonati per i contenziosi e voglio verificare se ci siano margini sulla ridurli, abbassando il margine di litigiosità. Nessuno vuole il default dell’Adsp. Tantomeno io».

Una scommessa che vuole vincere il nuovo massimo dirigente dell’Adsp è il rilancio del suo assetto burocratico e dei suoi vertici apicali. Sono gli stessi che hanno complicato l’esistenza all’avvocato di Majo nella prima parte del suo mandato. Musolino ha dichiarato di avere in mano “l’identikit” del nuovo segretario generale. Una mansione che nel frattempo ha assegnato temporaneamente alla facente funzione Angela Andriani. Ha preso il posto di Massimo Soriani, nominato quest’estate da di Majo. E scelto con l’intento di spegnere – cosa poi avvenuta – i tanti focolai accessi ai vertici dell’apparato dell’ente.

Musolino: basta guerre di religione

Il nuovo presidente spera che questa nuova figura possa portare un po’ di pace nella stanza dei bottoni dell’Adsp. «Non ho intenzione di armare guerre sante nei porti. Serve un confronto costante.ha concluso Musolino – Mi farebbe tanto piacere se gli stessi operatori cominciassero a parlare tra di loro per migliorare la capacità di attrarre nuovi traffici e di promuoverli verso l’esterno».

Poi la chiosa: «Basta con le inutili ‘guerre di religione‘. Abbiamo già troppi problemi che continuarci a fare del male».

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