Il sonno della ragione… genera i nuovi Salvini (di P. Alviti)

Foto: © Imagoeconomica, Livio Anticoli

I discepoli avevano così tanto sonno da non accorgersi di Mosè ed Elia. Ma cos'è in realtà il sonno della ragione? È il non voler sentire anche le opinioni diverse dalla nostra. Pretendere di avere ragione. La colpa è sempre degli altri. Ecco a cosa dobbiamo stare attenti

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno

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Tanto pieni di sonno che non si accorgono neppure di Mosè e di Elia, i fondamenti della loro fede, della loro cultura. Magari quel falegname un po’ strano di Nazareth lo potevano anche snobbare un po’, ma Mosè ed Elia… andiamo! Eppure è così: la nostra esistenza può essere talmente piena di sonno che non ci accorgiamo delle grandi cose che accadono nella nostra vita, non vediamo le persone che ci vogliono bene, non calcoliamo il valore dell’educazione che abbiamo ricevuto, degli insegnamenti chi ci hanno trasmesso, non ne percepiamo il valore.

È un sonno che può venire da lontano, generato dalle nostre idee, dalle nostre convinzioni che spesso  non ci consentono di ragionare: vogliamo leggere, sentire, condividere soltanto le cose che ci fanno piacere, quelle che collimano con le nostre idee. Ogni osservazione contraria, ogni opinione diversa dalla nostra ci genera fastidio.

Ecco il sonno della ragione: l’impossibilità di sottostare soltanto al valore del giudizio dopo aver studiato, analizzato, capito.

Invece preferiamo dormire, far finta che non ci siano ragioni nelle osservazioni che avanzano quelli che non sono della nostra opinione. Dormiamo, affidandoci a persone che hanno capito benissimo questo meccanismo: dicono soltanto le cose che noi vogliamo sentire

E così la colpa di tutto quello che non va bene è degli altri, dell’Europa, della finanza, del complotto giudaico, della multinazionali, mai la nostra: noi dormiamo tranquilli mentre ci sfuggono le cose più preziose, i fondamenti della nostra civiltà, il rispetto, l’educazione, la cortesia, l’accoglienza, la solidarietà.

E sognamo anche, ci esaltiamo quando vediamo un leader politico che insulta, rivolge epiteti offensivi agli avversari, nega ogni possibilità di discutere, ci sembra uno di noi…. 

Il nostro sonno ci impedisce di ricordare che poche ore prima aveva detto cose del tutto diverse. E’ un sonno pericolosissimo che ci può portare in una condizione terribile: ce lo ricorda Dante nell’incipit della Commedia. Come è arrivato in quel luogo tenebroso da cui non sembra esserci via d’uscita? Non è stata una sua scelta, non è il gesto disperato di libertà di un uomo. No! tanto ero pien di sonno…

È il risultato umiliante del sonno, dell’incapacità di essere uomini, del rinunciare al bene più prezioso che ci è stato dato la nostra intelligenza, la nostra ragione, la nostra coscienza, Come se fossimo ubriachi…

È già successo altre volte nella storia, ma noi non impariamo…