Il sorriso di Zingaretti che boccia la Raggi. E il bunker dei Cinque Stelle

Foto © Benvegnu' Guaitoli / Imagoeconomica

Il segretario Dem critico su come è governata Roma. Ma adesso il centrosinistra non deve farsi abbagliare da un eccesso di euforia: l’Italia non è l’Emilia Romagna. Il Movimento di Grillo continua a non fare autocritica su nulla e resiste nel Palazzo.

“Secondo lei Roma è governata bene?”. È la domanda rivolta a Nicola Zingaretti durante Agorà, trasmissione di attualità su Rai Tre. Il segretario del Pd sorride, scherza con la giornalista e dice: “Cercate il titolo? Non ve lo darò”. Poi però esprime un giudizio negativo. Dice: “È evidente che ci sono problemi enormi. Noi come Regione stiamo facendo tantissimo, vorremmo dare una mano ora per il quartiere San Lorenzo, si sta spegnendo. Ancora, alla domanda se farebbe il sindaco della Capitale, risponde: “No, io sto facendo già troppe cose. Amo Roma, amo la mia città e come presidente di Regione sto facendo molto più di tutto per aiutarla”.

Nicola Zingaretti

Diversi esponenti del Movimento Cinque Stelle insorgono, c’è chi paragona Zingaretti a Matteo Salvini come atteggiamento. “Sbeffeggia il Movimento”, dicono alcuni. Ma perché è una novità che Nicola Zingaretti esprima un giudizio negativo sull’operato politico della giunta Raggi a Roma? Oppure è una novità che nella Capitale ci sono moltissimi cittadini (la maggioranza) che hanno detto in ogni tipo di sondaggio che non rivoterebbero Virginia Raggi come sindaco? Ancora: è forse una novità che proprio dall’interno del Movimento Cinque Stelle Virginia Raggi sia spesso oggetto di critiche, di attacchi e di prese di distanza?

In realtà il voto dell’Emilia Romagna ha lasciato il segno nel Movimento Cinque Stelle, che si è reso conto di essere sceso a percentuali da brivido. I Cinque Stelle però sono ancora la forza di maggioranza in Parlamento e infatti intendono andare avanti. Sapendo però che oggi il consenso reale è un altro.

Il Partito Democratico di Nicola Zingaretti deve però evitare di cedere ad una euforia generalizzata. Perché l’Italia non è l’Emilia Romagna. In Emilia Romagna hanno giocato tanti fattori. A cominciare dal buon governo di un bravo presidente di Regione, Stefano Bonaccini. Poi ci sono state le Sardine, che hanno sì risvegliato la coscienza civile, ma lo hanno fatto su un tessuto sociale, politico e culturale predisposto a rispondere positivamente. Altrove sarà più complicato e lo si è visto già in Calabria, l’ennesima Regione persa dal centrosinistra.

Virginia Raggi © Imagoeconomica / Sara Minelli

Ma tutto questo Nicola Zingaretti lo sa benissimo e infatti è intenzionato ad andare avanti nell’opera di modernizzazione e cambiamento del partito. Particolare non trascurabile: in Emilia Romagna il Pd non era alleato dei Cinque Stelle, come invece successo per esempio in Umbria. Non sarebbe arrivato il momento che i Cinque Stelle, invece di resistere nel Palazzo e di rinviare un chiarimento interno sine die, si interrogassero sui motivi che hanno portato al crollo dei voti?

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