Il teatro non serve, ci accontentiamo di tanti teatranti

Il teatro? Non serve. A dare spettacolo è il mondo della politica. Perché pagare il biglietto per vedere Eduardo se alla fine ci si diverte gratis?

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Latina non lo ha mai voluto il teatro. Lo ha voluto certo il sindaco Nino Corona, che governò la città dal 1972 al 1980 e dal 1983 al 1985. Per gli altri democristiani bastava e avanzava il teatro dei preti.

Del resto i democristiani pontini non erano proprio gente allegra, molte preghiere poche fiere. Corona voleva un teatro. Ma quando lo finirono, gli altri lo declassarono a biglietteria delle mense scolastiche, a museo di rassicuranti medaglie. Insomma cercarono di evitare la risata, la farsa per via della coscienza che su queste cose lo spettacolo non stava nel Teatro Comunale ma in tutto il comune.

Chiuso da sei anni

Sono 6 anni che è chiuso. Il nuovo assessore di Damiano Coletta, Pietro Caschera armato di buona volontà voleva riaprirlo il 28 marzo. Ma non è stato assistito da fortuna e tutto è chiuso.

Ha lavorato alacremente per riaprirlo ma la realtà è evidente: lo spettacolo sta nella riconta delle schede per dare ai destri l’illusioni di non aver perso nella certezza di aver visto vincere; nei patti segreti tra Forza Italia dell’astutissimo Mauro Anzalone e il non meno furbo Damiano Coletta: per chi se lo fosse perso, nei giorni scorsi la politica a Latina e il suo racconto anche sono diventati operetta. A cinque mesi dalle elezioni Mauro Anzalone (consigliere comunale di Forza Italia che voleva sfiduciare Damiano Coletta già il giorno del suo insediamento) “rivela” che aveva già votato per lo stesso Coletta alle elezioni in nome di un patto segreto di Forza Italia e del compagno Coletta.

Ora si ricontano le schede. (Leggi qui La riconta delle schede per il sindaco: nei seggi ‘somari’ sì, imbroglioni no).

A che serve il teatro

E serve il teatro? Se in Consiglio Comunale hanno seriamente chiesto di parlare in italiano, hanno approvato l’idea di fare un porto con tanto di traghetti in un canale dove si insabbiano anche le rane. Hanno comperato un edificio enorme, l’ex banca d’Italia salvo chiedersi dopo l’acquisto: e mo’ che ci facciamo? Come se uno comperasse la bicicletta senza neanche l’intenzione di imparare a pedalare. (leggi qui A Latina il consiglio comunale chiede di poter parlare in italiano; leggi anche a sinistra della Banca d’Italia e la destra del mercato annonario).

E chi pagherebbe per vedere le commedie di Eduardo de Filippo se gratis si vede lo spettacolo di Latina?

Se a Palermo il problema è il traffico a Latina sono le schede troppo vidimate e ce ne sono pure tre o quattro “ballerine”, sì avete capito bene che ballano tanto da inficiare in tre che sono tutte le altre 60 mila. Potenza del balletto.

Per il teatro? Quello pagante restano i preti. Del resto di una biblioteca progettata da Stirling resta un parcheggio a raso e senza alcun pregio se non avere evitato che qualcuno a forza di leggere imparasse a pensare.

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