Il top manager Asl del Lazio? Sorpresa: c’è Isabella. Narciso chi è?

La Commissione è stata nominata il 18 agosto. Dovrà completare i suoi lavori entro il 5 novembre. Entro quella data dovrà elaborare la classifica dei Direttori Generali delle Asl nel Lazio: promossi e bocciati, più bravi e meno efficienti. I commissari sono al lavoro da un mese e mezzo ed una prima serie di dati l’hanno già acquisita ed inserita. La classifica è ancora provvisoria. Ma al momento, nella ‘top five’ dei manager, c’è un nome molto conosciuto in provincia di Frosinone: Isabella Mastrobuono.

Qualcuno azzarda che sia al secondo posto, vicinissima al primo: nessuno vuole dire di più. La realtà dei fatti è che ha un punteggio altissimo. Come lo stanno calcolando? Ogni Casa della Salute aperta vale dieci punti, in base al suo funzionamento scatta un ulteriore bonus. Poi ci sono le Rems, valgono un altro pacchetto di punti: ma quelle di Isabella valgono di più perché sono state le prime in Italia ed i suoi protocolli sulla sicurezza sottoscritti con la prefettura di Frosinone sono stati presi come modello di riferimento nazionale. Poi ci sono i target di bilancio: centrati. Per sua fortuna non rientrano nel conteggio le abilità diplomatiche e la capacità di dialogo con i sindaci: è ruvida come la carta vetrata.

Quando andrà via da Frosinone per prendere servizio allo Spallanzani verrà preceduta da una valutazione di tutto rispetto.

Un bel problema per chi dovrà sostituirla. Le vulgate in questo caso sono tre. La prima dice che salgono di molto le quotazioni di Narciso ‘Ciccio’ Mostarda, psichiatra, nativo di Frosinone, residenza effettiva a Roma, direttore dei servizi sanitari, già assessore alla Cultura nel Comune di Frosinone ai tempi del sindaco Michele Marini. Non è nella short list con i 50 top manager selezionati per volere di Nicola Zingaretti attraverso severissimi criteri europei; e non sta nemmeno nella top 100. Ma in teoria la deroga sarebbe possibile. Il suo nome è stato suggerito da Giacomo D’Amico, vice capo di Gabinetto alla presidenza del Consiglio Regionale, già al vertice anche durante la gestione di Renata Polverini e prima ancora con Piero Marrazzo: è uno che studia Luigi Bisignani, telefona ad Edward Luttwak e vuole arrivare al Quirinale come dirigente presso il Cerimoniale della Presidenza della Repubblica.

Il certificato di nascita di ‘Ciccio’ Mostarda lo accredita come nativo della provincia di Frosinone. Così, quando Mauro Buschini è andato ad esigere la nomina di un direttore generale indigeno per rimpiazzare Isabella Mastrobuono, hanno provato a dirgli: ‘Mostarda è di Frosinone‘. Secondo alcuni il presidente della Commissione Bilancio è collassato, secondo altri ha avuto una crisi isterica strillando come un ossesso, secondo altri ha incassato con acume politico. Il ‘problema’ in Narciso Mostarda secondo alcuni ambienti politici è: a) che è ancora vicinissimo alle posizioni politiche di Francesco Scalia, b) a Frosinone c’è solo nato e ci viene per lavorarci, c) Nemmeno lui ascolterebbe più di tanto i politici locali per assecondare le loro richieste ma risponderebbe solo e soltanto a Roma, d) Manterrebbe come direttore amministrativo Mario Piccoli Mazzini che è il ferreo guardiano dei conti e della cassa aziendale alla quale spesso tentava di non far avvicinare nemmeno Isabella Mastrobuono.

La seconda vulgata vuole che la soluzione tecnicamente ineccepibile sia Mario Piccoli Mazzini (leggi qui il suo profilo) : non c’è bisogno di fare alcuna nomina, surrogherebbe in automatico Isabella Mastrobuono in base alla norma secondo la quale in caso di sede vacante il più anziano tra direttore sanitario e direttore amministrativo assume l’incarico di Direttore Generale Facente Funzioni; sul suo attaccamento ai conti ed alla mission di Zingaretti non esistono dubbi; vivrebbe in costante contatto con lo Spallanzani; all’atto pratico proseguirebbe la linea Mastrobuono.

La terza vulgata vuole che a Frosinone venga mandato uno dei manager che da gennaio saranno in esubero a Roma quando Nicola Zingaretti fonderà le varie Asl: direttori generali di primissima fascia ma che non hanno alcuna intenzione di scendere a Frosinone. Il più temerario pare che abbia chiesto al governatore Zingaretti una sorta di giubbotto antiproiettile politico: o la copertura totale da qualsiasi ingerenza della politica locale o non se ne fa niente.

Esiste anche una via di mezzo. Come sempre in Italia: palla lunga e pedalare, cioè allungare i tempi, lasciare Mario Piccoli Mazzini come Facente Funzioni e l’ordine di apparire il meno possibile diventando quasi trasparente; poi negli ultimi sei – otto mesi prima delle elezioni, nominare un Mostarda da spalmare sugli occhi di un elettorato al quale far credere che finalmente la battaglia per la Sanità è stata vinta. A sei mesi dal voto.

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