Il tributo di Zingaretti per la Lombardia. E quello alla Ciociaria del 91%

Il Pd ritrova compattezza sul nome di Zingaretti. Sui territori però bisognerà vedere cosa succederà dopo il 3 marzo, quando bisognerà votare per provinciali, comunali ed… europee.

Gli ultimi dati sono delle 13.30. Danno Nicola Zingaretti al 51% e Maurizio Martina al 32,7% su 134mila iscritti Pd andati alle urne. Numeri ufficiosi diffusi da fonti parlamentari Dem sull’andamento dei congressi di circolo. Al di là dei decimali c’è un dato evidente: con il governatore del Lazio si sono schieraste le aree strategiche del Paese. Soprattutto quelle dalle quali sarà possibile far partire l’alternativa al governo Leghista.

Non è un caso che proprio in queste ore, su Repubblica, Zingaretti abbia messo in evidenza «i risultati di Milano e della Lombardia. Non solo per il loro ‘peso’ specifico dentro il contesto italiano, ma perché questi territori rappresentano un laboratorio di una nuova e bella politica».

L’altro pilastro sarà il Lazio.

Nicola Zingaretti e Bruno Astorre. Il primo presidente della Regione Lazio e candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Il secondo senatore e segretario regionale del partito nel Lazio. Su questi due nomi i Dem in provincia di Frosinone hanno trovato una convergenza bulgara. Tutti dalla stessa parte, con la sola eccezione di Sara Battisti al congresso regionale, quando di schierò con l’orfiniano Claudio Mancini per una questione di coerenza. Alle primarie del 3 marzo, però, sarà con Nicola Zingaretti.

Dicevamo tutti dalla stessa parte: Francesco De Angelis e Antonio Pompeo, Mauro Buschini e Simone Costanzo, Sara Battisti e Antonella Di Pucchio, Michele Marini e Fabrizio Cristofari, Francesco Scalia e Nazzareno Pilozzi, Domenico Alfieri e Aldo Antonetti, Barbara Di Rollo e Maria Paola D’Orazio, Sarah Grieco e Germano Caperna.

Tutti, con pochissime eccezione, la più importante delle quali è quella di Valentina Calcagni, renziana mai pentita che sostiene Roberto Giachetti alle primarie.

Ma si tratta di unità vera e duratura, oppure dopo il 3 marzo cambierà nuovamente tutto. Lo verificheremo sul campo, considerando che ci sono diversi appuntamenti importanti… dopo: le elezioni provinciali, dove il Pd deve confermare i sei eletti di due anni fa.

Può farlo con una lista forte e compatta, che passi attraverso l’accordo tra Francesco De Angelis e Antonio Pompeo. Poi ci sono le amministrative in 38 Comuni: pure in questo caso sarà fondamentale avere candidati a sindaco condivisi e liste cementate. Quindi le europee, primo vero test del segretario che verrà.

E se sarà Nicola Zingaretti, sul territorio tutti dovranno andare oltre i propri limiti. Perché il sostegno da “falange macedone” che in questa fase si sta dando a Zingaretti ha un senso soltanto se poi la Ciociaria diventerà una “roccaforte” del presidente della Regione Lazio.

Magari indicando pure un candidato alle europee che abbia possibilità di essere eletto. Quella sì che potrebbe essere una svolta.

La Lombardia, nell’annunciare il proprio appoggio, aveva posto l’accento sul proprio ‘peso’ e la necessità di assicurare poi un riconoscimento di quel valore. (leggi qui Milano riempie la Piazza Grande di Zingaretti. E vuole esserne protagonista) Un segnale di riconoscimento che aspetta anche la Ciociaria dopo avere sostenuto Zingaretti con il 91%

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