Il vaccino, lo Spallanzani e il colpo a sorpresa di Zingaretti

Se la sperimentazione sui 45 volontari darà esito positivo, cambierà tutto nella lotta anticovid. E il presidente della Regione Lazio si intesterebbe una vittoria scientifica e politica. A quel punto gli equilibri muterebbero.

Al via allo Spallanzani le sperimentazioni del vaccino sull’uomo: si parte con 45 volontari. La notizia è destinata a cambiare molto. Intanto sul piano scientifico e medico, perché se funziona può rappresentare una svolta nel contrasto al Coronavirus. Ma anche sul piano politico.  Chi arriva per primo al vaccino guadagnerà un patrimonio in termini di autorevolezza e credibilità.

Dunque il 24 agosto partiranno dall’Istituto Spallanzani le sperimentazioni per il vaccino anticovid made in Italy sull’uomo. Dopo mesi di test effettuati sugli animali, il programma di ricerca entra nel vivo con la fase più attesa.  Ne ha dato notizia il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.  Non a caso.

Il test

Provette in laboratorio Covid-19 Foto © Livio Anticoli / Imagoeconomica

Il vaccino sarà somministrato a 45 volontari sani, di massimo 55 anni, divisi in tre gruppi da 15. Ha detto Nicola Zingaretti: “Si attenderà l’esito dei test che, se non forniranno controindicazioni come auspichiamo, saranno successivamente allargati ad un nuovo gruppo di volontari sani di età compresa tra i 65 e i 75 anni. Il campione sarà ulteriormente esteso con il progredire dei risultati che hanno come obiettivo quello di identificare la quantità minima di vaccino capace di sviluppare gli anticorpi”.

Come Regione Lazio abbiamo sostenuto questa fase delicata della ricerca con un investimento di 5 milioni di euro su un totale di 8 e chiaramente la conclusione positiva della fase preclinica lascia ben sperare per risultati significativi anche sull’uomo. Il mio grazie va a quanti, con dedizione e professionalità, sono impegnati ogni giorno nella lotta al virus che sarà definitivamente sconfitto con l’arrivo del vaccino. Nel frattempo, con il virus ancora in corso, è necessario per tutti i cittadini  continuare a rispettare tre semplici regole: uso della mascherina, distanziamento e lavaggio continuo delle mani“.

Scienza e politica

NICOLA ZINGARETTI E ALESSIO D’AMATO. FOTO © CARLO LANNUTTI / IMAGOECONOMICA

Al di là dell’aspetto scientifico e medico. La Regione Lazio è tra quelle che meglio in Italia hanno risposto alla pandemia di Sars-Cov2. Innegabile il primato del Veneto: la sua scuola medica ha una tradizione antica legata alle pandemie. Fu la Serenissima Repubblica Marinara del Veneto ad inventare la quarantena con cui isolare la peste e fermarne la diffusione. Ma dopo il Veneto è stato il Lazio la regione italiana che meglio ha risposto ed in tempi più rapidi. Non è possibile negare i 1400 posti letto di Terapia Intensiva creati in poche settimane e nemmeno la rivoluzione sanitaria che ha portato alla nascita di 5 Covid Hospital, trasferendo tutto il resto nelle altre strutture.

La sfida per l’individuazione e la definizione del vaccino catapulterebbe il Lazio al primo posto. Perché la Regione, con lungimiranza, ci ha messo insieme ai 5 milioni di finanziamento per la ricerca anche il cappello. Se il vaccino funzionerà potrà dire di avere dato il suo apporto non secondario e determinante. Mettendosi a disposizione del Paese intero.

La Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti è ufficialmente in prima linea su questo fronte. E se il vaccino dovesse funzionare, perfino gli equilibri politici potrebbero subire dei contraccolpi significativi.

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