Il vincolo dei due mandati e la profezia di Casaleggio

Foto: Daniele Scudieri / Imagoeconomica

La posizione di Beppe Grillo sta lacerando il Movimento. In tanti, soprattutto i big, vorrebbero riscrivere la norma. Ma il fondatore disse che quando si deroga ad una regola, praticamente la si cancella. Sullo sfondo resta lo strappo con Rousseau. In provincia di Frosinone il limite riguarderebbe solo Luca Frusone.

Ogni volta che si deroga ad una regola, praticamente la si cancella”: il monito del fondatore Gianroberto Casaleggio risuona fortissimo in questi giorni all’interno del Movimento Cinque Stelle. Soprattutto da quando l’altro fondatore, Beppe Grillo, ha confermato il vincolo del doppio mandato.

All’interno del Movimento è scoppiato il caos, fra chi è stato eletto per la prima volta e chi si trova alla seconda esperienza. Una situazione complicata, che molto probabilmente spetterà al nuovo capo politico Giuseppe Conte risolvere. Anche se proprio Conte non intende iniziare il suo nuovo percorso prima di una “pacificazione” almeno su questo punto.

La decimazione dei big

Roberto Fico (Foto: Alessandro Di Meo via Imagoeconomica)

La situazione è complicata ed esplosiva. Se sarà mantenuto il vincolo del doppio mandato, molti big si fermerebbero qui: Luigi Di Maio, Roberto Fico, Paola Taverna. Solo per fare degli esempi.

In questi anni il Movimento ha dovuto sopportare tante uscite. Ma anche un calo enorme nei sondaggi, soprattutto rispetto al 33% delle politiche del 2018.

Ci sono poi altre situazioni e possibili cambiamenti che potrebbero portareanche alla rottura con l’associazione Rousseau di Casaleggio: Grillo insiste nella possibilità di trovare un accordo, ma c’è chi teme che all’orizzonte non possa che esserci una fine a suon di carte bollate.

Il vincolo dei due mandati è presente nel Codice etico del Movimento Cinque, che stabilisce che i candidati non possono «presentare la propria candidatura per una carica elettiva, qualora siano già stati esperiti dall’iscritto n. 2 mandati elettivi così come definiti in apposito Regolamento emanato ai sensi dell’art. 9 comma b) dello Statuto».

Il regolamento stabilisce che tra i «requisiti essenziali e inderogabili per candidarsi sotto il simbolo del Movimento 5 Stelle in qualsiasi tipo di elezione, a livello comunale, delle province autonome, regionale, nazionale ed europea» è necessario «non aver già svolto, anche per periodi parziali, due mandati elettivi ad una o più delle cariche indicate al punto precedente».

Mancano i quadri

Beppe Grillo (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica)

Nel 2017 Beppe Grillo, fondatore e leader del Movimento, definì questa regola fondante. I Cinque Stelle nella loro esperienza di Governo hanno anche pagato il fatto di non avere una classe dirigente all’altezza del compito. Il ragionamento che alcuni fanno è: perché disperdere e azzerare le competenze acquisite in questi anni e ricominciare da zero? Sarà complicatissimo trovare una sintesi.

Il vincolo del doppio mandato peraltro appare come l’ultimo spiraglio che il Movimento può lasciare aperti nei confronti di Davide Casaleggio. Perché se dovesse andare via Casaleggio, la scissione del Movimento sarebbe inevitabile. Tra gli eletti in provincia di Frosinone il vincolo riguarderebbe soltanto il deputato Luca Frusone. Mentre gli altri due parlamentari, Ilaria Fontana ed Enrica Segneri, sono alla prima esperienza. Stesso discorso per il capogruppo regionale Loreto Marcelli.

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