Il vuoto mai colmato dello ‘sciacquino’ Gianni Lisi

Giusto quattro anni fa se ne andava per sempre il mitico direttore della Coldiretti Gianni Lisi. Entrò come 'sciacquino' se ne andò che era direttore. Nel mezzo, gli incarichi a Palermo e Caserta, migliaia di bevute, sigari Toscani e scherzi agli amici. Indimenticabile

Ha iniziato la carriera “facendo lo sciacquino” come amava ricordare lui stesso mentre raccontava mille aneddoti in una delle tante serate passate davanti ad un buon vino, mentre distruggeva consumava e rigirava l’accendino nell’incertezza se accendere o meno l’ennesimo sigaro Toscano. Tra l’esordio come sciacquino e la nomina a Direttore nella sede di Frosinone, proprio quella in cui aveva cominciato, stanno collocati quei mille aneddoti della vita di Gianni Lisi.

In Coldiretti c’era entrato alla fine degli anni Novanta. Faceva parte di quella nidiata con al quale l’organizzazione degli agricoltori riuscì a realizzare quel cambio di passo che ancora oggi le consente di sopravvivere: da organizzazione i declino per via della sua vocazione esclusiva ai Coltivatori Diretti diventò realtà capace di offrire servizi a 360 gradi a tutti i potenziali utenti, dall’Assistenza Fiscale al Patronato, dalla Contabilità aziendale ai finanziamenti, dalla progettualità europea a quella nazionale, con una preparazione ineguagliabile nel settore Agricolo.

Gianni Lisi fu tra gli ‘sciacquini, i ragazzi di fatica, che misero in evidenza il loro talento to e la loro capacità organizzativa. Ma erano anni di profonde trasformazioni. Non c’era tempo per allevare la nuova generazione, il cambio di passo andava fatto in fretta se si voleva che Coldiretti mantenesse una posizione di vertice. Fu per questo che lo sciacquino Gianni venne paracadutato a Palermo a riorganizzare la sede cittadina di Coldiretti: vivere o morire, fu la decisione dei vertici regionali; se è bravo sopravvive, se non lo è proviamo con un altro.

Gianni ce la fece. Così decisero di toglierlo da Palermo, che ormai era una sede ben riavviata, per dargli un nuovo incarico: a Caserta come responsabile del patronato Epaca a Caserta. Vivere o morire un’altra volta. Ce la fece ancora. E a quel punto chiese: prima che mi buttiate dentro allo Stromboli per controllare le coltivazioni di fichi d’india oppure nella fossa delle Marianne per occuparmi di itticoltura, vedete se potete farmi respirare un po’ a Frosinone. Lo fecero direttore lì, dove aveva iniziato.

A Frosinone non si limitò a fare l’ordinario, non si considerò mai in licenza. In poco tempo divenne vice presidente della Camera di Commercio dove impiegò poco per far valere tutta la sua preparazione , la grande capacità di persuasione e soprattutto le doti del grande mediatore

A lui si devono una lunga serie di iniziative grazie alle quali valorizzare il territorio, promuoverne i prodotti, migliorarne la qualità, proiettarne il valore. C’è lui e la sua capacità di sinergia dietro alla riapertura dei mercatini, alla costruzione della filiera del Kilometri Zero che ha rilanciato le produzioni locali.

Se n’è andato una notte di quattro anni fa. Nel sonno. Un infarto lo ha portato via. Togliendolo alla famiglia, alle figlie, ai parenti, ma anche a tutte le persone che hanno avuto modo di lavorare con lui o anche solo di incontrarlo, conoscerne la simpatia, la disponibilità, il sorriso, la passione per la burla e gli scherzi. Che spesso metteva a segno con la complicità di Andrea Renna un altro degli sciacquini degli anni Novanta, assunto nello stesso giorno e oggi direttore regionale della Bonifica nel Lazio.

Manca il sorriso del direttore Gianni Lisi, lo scherzo diabolico che dovevi aspettarti in qualunque momento, ma anca quella disponibilità e quell’altruismo che oggi purtroppo son , sempre più, merce rara in un mondo nel quale – come diceva spesso Gianni – “la gratitudine è il…sentimento della vigilia e troppo spesso si fanno chiacchiere e…distintivo“.

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