Il Win for Life delle elezioni

Quanto ci costano i politici? Quanto incassano? E quanto spendono sul territorio per far sapere agli eletti cosa stanno facendo? Per molti l'elezione è un vero Win for Life

Ma quanto guadagnano i parlamentari italiani? La collega Alessandra Cipolla, su Money.it, ha fatto i conti in tasca a deputati e senatori il 6 settembre scorso.
Ha scritto che attualmente i deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro. Al netto sono 5.346,54 euro mensili più una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. Ad essi si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti.

senatori invece ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto la cifra è di 5.304,89 euro, più una diaria di 3.500 euro cui si aggiungono un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari fra telefoni e trasporti.

 

Facendo un rapido calcolo e senza considerare le eventuali indennità di funzione i componenti del Senato guadagnano ogni mese 14.634,89 euro contro i 13.971,35 euro percepiti dai deputati.

 

Uno studio inglese sugli stipendi dei parlamentari in Europa ha calcolato che il costo di un parlamentare italiano è di circa 120.500 sterline all’anno. Praticamente il doppio dei colleghi inglesi che percepiscono 66.000 sterline, molto di più di quelli dei politici tedeschi e francesi e addirittura sei volte tanto di quelli spagnol.

 

Chiaro perché si sgomita per ottenere una candidatura nel listino bloccato o anche in un collegio maggioritario? Ecco perché le alleanze cambiano ogni secondo e la notte dei lunghi coltelli, al confronto, è una scampagnata fra amici ingenui.

 

Ma quanto si spende per una campagna elettorale per Camera e Senato?

 

OpenBlog è uno dei siti più autorevoli. La risposta è da far saltare sulla sedia e sul divano una persona che vive da precario con uno stipendio da 1.000 euro al mese o con una pensione da 800 euro.

Eccola (l’articolo è del gennaio 2016): Dai dati dei contributi ricevuti e delle spese sostenute dai parlamentari alle ultime elezioni politiche. E una domanda: è davvero possibile che in Italia si spenda così poco per le attività di propaganda elettorale?
Possibile che alle ultime elezioni politiche le campagne elettorali di tutti i parlamentari siano costate 3milioni e 857mila euro? È quanto emerge dall’analisi dei rendiconti elettorali pubblicati da deputati e senatori.

 

La cifra è sicuramente parziale, e relativa ai soli parlamentari che un rendiconto l’hanno depositato. Nonostante l’obbligo di legge, ben 295 parlamentari (il 31% del totale) non hanno presentato la dichiarazione dei movimenti economici relativi alla campagna elettorale, o in qualche caso l’hanno aggiunta a posteriori, magari a distanza di un tempo considerevole rispetto ai tre mesi dall’elezione di cui parla la legge (n. 515/1993).

 

Inoltre il 41% dei parlamentari che hanno presentato il rendiconto elettorale è stato eletto senza aver avuto bisogno di stampare volantini o manifesti, organizzare una cena elettorale, acquistare spazi su internet, fare qualche telefonata. Più che parsimoniosi, efficaci con nulla.

Possibile? A guardare i rendiconti economici per la campagna elettorale del 2013, molti non hanno speso un centesimo in attività di propaganda. Ben 266 degli eletti alla Camera e al Senato hanno dichiarato di non aver avuto spese né contributi di nessun tipo, nemmeno sotto forma di servizi. E sono riusciti a farsi eleggere lo stesso. E a maggior ragione chi dice di non aver speso un centesimo in attività di propaganda, possibile che non abbiano usufruito nemmeno di materiali e mezzi messi a disposizione dal Partito?

 

Prendendo in esame le dichiarazioni così come sono state originariamente presentate (dunque senza integrazioni a posteriori), le entrate a favore dei candidati sono state in totale 4.417.391,23 euro. Di questi solo una minima parte, appena il 6,49%, proviene dai Partiti o dai movimenti politici di appartenenza. Un altro 21,34% è stato sborsato direttamente dai candidati, mentre la parte più consistente, il 72,17% è costituita da contributi ricevuti da privati”.

 

Dunque, non servono nemmeno i volantini. Quindi potrebbero candidarsi tutti. Anche i tanti laureati che bene che vanno sono precari o si recano all’estero.

 

E un consigliere regionale del Lazio?

 

Nell’aprile del 2016 il quotidiano Il Tempo fotografò così la situazione: “C‘è chi si affretta a definirlo “il migliore posto di lavoro al mondo”. 

 

Secondo l’annuale rapporto elaborato dalla Uil di Roma e Lazio e dall’Eures i consiglieri regionali del Lazio lavorano pochi giorni al mese e guadagnano quasi 9mila euro netti. In tre anni le sedute sono state soltanto 55, meno di due al mese (27 nel primo anno, 12 nel secondo e 16 nel terzo).

 

Analizzando i dati, emerge come la durata media di ciascuna riunione del Consiglio regionale si attesti nei primi 3 anni di legislatura a 4 ore e 7 minuti. In tutto, dal 25 marzo 2013 al 21 marzo 2016, i consiglieri del Lazio hanno passato “al lavoro” (cioè in Consiglio) 711 ore, cioè 89 giornate lavorative (di 8 ore).

 

Disaggregando il dato per singolo anno, la prima annualità è risultata la più “impegnativa”, con 38 giornate lavorative, con uno scarto significativo rispetto al secondo anno, quando le giornate lavorative si sono ridotte a 24, per salire leggermente nell’ultimo anno, che, con 222 ore “nette” di Consiglio, sale a 27 giornate lavorative (poco più di un decimo dell’impegno di un comune impiegato, che di giorni lavorativi in un anno ne conta circa 250)”.

 

Non c’è bisogno di commenti e la situazione in un anno non può essere cambiata.

Si potrà obiettare che la qualità di un Consiglio e di un Governo regionali non si vede certo dal tempo trascorso in Aula. Anzi: più un professionista è bravo e meno tempo impiega – a seconda delle sue competenze – a realizzare un progetto, completare una pratica, riparare una lavatrice.

 

I risultati ottenuti nell’ultimo quinquennio dal Parlamento e dalla Regione Lazio stanno per passare al vaglio degli elettori. Quando il cliente è soddisfatto non guarda nemmeno la fattura, paga e si gode il risultato del lavoro.

 

Secondo voi, gli lettori, questa volta, guarderanno la fattura?

 

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