Chiamatela Direttrice. Delle missioni spaziali

Ilaria Roma, l'ex liceale di Ceccano che oggi dirige un intero settore dell'Agenzia Spaziale Europea. A lei non importa tanto come la chiamano: lei è

Marco Barzelli
Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Chiamatela Direttrice. Delle missioni spaziali dell’ESA: l’Agenzia Spaziale Europea, la “Nasa” del Vecchio Continente. Ilaria Roma, 41 anni, ingegnere aerospaziale di Ceccano, non si offende mica. Lei, come Beatrice Venezi, è una “Direttrice d’orchestra”. Ovviamente non musicale, come la “Direttore” 31enne lucchese che ha fatto scoppiare un caso a Sanremo. Ma tecnica, finanziaria e scientifica.

Lavora come Systems engineer & Team leader nella Concurrent design facility dello European Space Research and Technology Centre (Estec) dei Paesi Bassi. Traduzione: Ingegnere dei sistemi e Caposquadra nella struttura di progettazione simultanea del Centro europeo per la ricerca e la tecnologia spaziale. In altre parole: lì, nel reparto nevralgico del principale centro di ricerca dell’Esa, comanda lei.

Testa nello spazio e piedi per terra

(Foto: G. Porter – ESA)

Questo, però, non diteglielo. Perché l’ingegnere Ilaria Roma (“ingegnera” è davvero cacofonico) è l’umiltà fatta persona. Anche se, nella Giornata internazionale delle donne, è stata una delle cinque Stem celebrate dalla nostra “Nasa”. Una delle cinque più importanti donne in Europa con interessi e competenze in Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica.

Ma lei, anche se manda tutto e tutti nello spazio, resta con i piedi per terra e fiera delle sue origini ceccanesi-ciociare: «Cosa rappresenta per me la città di Ceccano? Casa, le mie radici, il luogo fisico ed emotivo che è il centro della mia persona e del mio modo di essere: un po’ modesta e un po’ testarda». 

A lei, giustamente, non importa come la chiamano: lei è. Non dice agli altri, come il Maestro Venezi (la “Maestra” insegna a scuola), «chiamatemi direttore, non direttrice. La mia professione ha un nome ed è direttore». Parole che, anche secondo la vicesindaco di Ceccano Federica Aceto, rappresentano «il messaggio più bello che potesse arrivare alla vigilia della festa della donna – ha accentuato -. Dal palco di un Sanremo politicamente corretto come non mai a un certo punto irrompe lei, faccia pulita, elegantissima, professionista di valore indiscusso, e dice a tutta Italia quello che ogni donna vorrebbe sentirsi dire: non sei un’etichetta, una professione declinata al femminile, una quota rosa. Sei passione, amore, tenacia e voglia di affermarti. Sei passione, amore, tenacia e voglia di affermarti. Il tuo talento, non le amenità di genere, ti porterà ad arrivare dove vuoi. Inattaccabile».

Le stelle nel destino

(Foto: Esa – European Space Agency)

Le stelle erano nel suo destino. Lo ha raccontato lei stessa in un’intervista di qualche tempo fa. Svelando che voleva diventare ingegnere dall’età di 9 anni: «Mi piaceva l’idea di poter progettare, realizzare, trovare soluzioni ai problemi e far funzionare le cose».

Le cose le ha fatte funzionare eccome da ingegnere. Per dirne una, ha lavorato alla missione ExoMars: l’esplorazione del pianeta Marte. Cose dell’altro mondo, fatte funzionare da lei: una Ceccanese Doc. Una Ciociara che, grazie al suo cervello e alla sua testardaggine, è diventata Direttrice.

O Direttore, perché alla fine anche l’Accademia della Crusca si è scomodata per chiarire che «ognuno ha il diritto di essere chiamato come vuole nell’ambito della pluralità degli usi esistenti nella lingua italiana». “Direttrice”, in ogni caso, è italiano e affatto discriminante. Se non associato a una connotazione negativa o usato con un particolare tono di voce.  

Tutto iniziò al Liceo di Ceccano

Ilaria Roma, come tante altre eccellenze locali, ha frequentato il Liceo Scientifico di Ceccano. «Una famiglia allargata – l’ha definita -. Mi sentivo protetta e a casa, ma allo stesso tempo challenged ad esplorare e spingere i limiti». Il professor Pietro Alviti, ormai ex vicepreside, l’ha riabbracciata ed elogiata spesso e volentieri. Il suo più grande fan, però, era papà Mario: per gli amici Mariuccio Barbone, per via della sua foltissima barba. «Era rumorosamente orgoglioso dei miei voti a scuola, io mi vergognavo a morte». “Era” perché purtroppo scomparve prima della fine dell’esperienza liceale di sua figlia: «Lo sento sempre vicino sebbene non abbia potuto assistere alla mia maturità».

Ilaria Roma con l’ex vicepreside del Liceo di Ceccano, Pietro Alviti

Poi c’è sua madre Elisabetta: «I successi non riempiono il cuore di mamma, che deve lasciarti andare via per inseguire un sogno lontano 2.000 chilometri». Un sogno realizzato per l’esattezza a Noordwijk, una cittadina di 40 mila anime nel sud dell’Olanda. Celebre in patria per il martirio del monaco benedettino scozzese Jeroen van Noordwijk, che ha dato il nome alla municipalità nedelandese. Nel mondo per ospitare, per l’appunto, la sede centrale dell’Estec-Esa. Dove c’è un team che, di tanto in tanto, manda a correre il suo capo. «Quando corro – racconta, infatti, Ilaria – mi faccio venire idee utili ai nostri progetti».

Corri, Direttrice, corri.