In cima alle classifiche per fallimenti. Ma l’opposizione non legge gli studi

Lo studio Cgia sui fallimenti. Dove sono cresciuti di più. Le polemiche dell'opposizione. L'appello ad una nuova pace fiscale

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

La provincia di Latina è al secondo posto nella classifica nazionale sui fallimenti. O per essere precisi: è seconda per percentuale di aumento dell’apertura di procedure di fallimento delle imprese.

La graduatoria è quella elaborata annualmente dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, che esamina in particolare il numero di procedimenti aperti presso i tribunali di ciascun capoluogo.

Fallimenti, secondi in classifica

Il tribunale di Latina

È in questo confronto di numeri, tra i primi 5 mesi del 2021 e i primi 5 mesi del 2022, che la provincia pontina schizza al secondo posto in classifica, con un incremento di +133.3%. L’apertura di procedure di fallimento passa dai 18 casi dell’anno precedente ai 42 dell’attuale. La provincia di Latina è seconda solo a quella del Verbano-Cusio-Ossola, che registra un incremento del +200% (da 3 a 9 fallimenti).

Per la cronaca, il territorio pontino è seguito poi da quelli di Ragusa, Sondrio, Trapani e Siracusa.

La Cgia di Mestre pone l’accento su diverse cause, che vanno da «norme incerte che da mesi stanno condizionando negativamente l’applicazione del superbonus 110%», allo «stock dei debiti commerciali di parte corrente in capo alla Pubblica amministrazione che continua ad aumentare: nel 2021, infatti, assommano a 55,6 miliardi di euro, una cifra pari al 3,1% del Pil nazionale».

Sempre secondo lo studio, i settori più a rischio sono il commercio e l’edilizia che, in questa prima parte dell’anno, hanno registrato rispettivamente 722 e 577 “chiusure” a livello nazionale.

Chi rischia di più

Vincenzo Zaccheo

Fin qui i dati. L’opposizione di centrodestra nel Consiglio comunale di Latina, e in particolare il gruppo consiliare di Latina nel cuore, quello dell’ex sindaco Vincenzo Zaccheo, ha preso la palla al balzo per criticare l’amministrazione comunale del capoluogo pontino.

Ma è curioso notare alcune “imprecisioni“, certo dovute a distrazione: nella loro nota si afferma infatti: «La nostra città si trova al primo posto della classifica per fallimento delle imprese, seguita da Ragusa, Sondrio, Trapani e Siracusa». In primo luogo, lo studio non è sulle città, ma sulle province; in secondo luogo la provincia di Latina non è prima, ma seconda, dietro il Verbano-Cusio-Ossola.

Poi sul fatto che la Cgia citi quali settori in difficoltà il commercio e le costruzioni, il gruppo consiliare si concentra sulle presunte responsabilità dell’attuale amministrazione comunale, guidata da Damiano Coletta. «Sono diversi anni che aspettiamo l’adeguamento urbanistico del Piano del Commercio fatto nel 2013. Con tempi protratti oltremodo e che rischiano ancora di essere lunghissimi. Mentre dall’altra parte parlano di “Secondo Tempo”, la recente approvazione del Bilancio non permetterà certo di riaprire tutte quelle aziende che in questi 6 anni sono già fallite o che lo faranno a breve».

Vero e falso

Uno degli interventi in atto

Vero. Il Piano del commercio passa varie volte in Commissione per una sua revisione. Ed in particolare consentire cambi di destinazione d’uso degli immobili, specie per il lungomare, potrebbe aiutare. Ma sta di fatto che, sulle difficoltà citate dalla Cgia, ovvero le norme sempre più restrittive sul superbonus 110% o i pagamenti della Pa, il Comune può fare poco.

Di differente tenore appare invece il commento dell’europarlamentare leghista Matteo Adinolfi. Si appella ai livelli nazionali e ad una pace fiscale. «Le cartelle esattoriali in arrivo rischiano di essere la mazzata definitiva per tante famiglie, trascinandole sull’orlo della povertà. Se non vengono dilazionate ulteriormente e non si fa una nuova rottamazione, le aziende italiane non arrivano a Natale. E falliscono prima delle elezioni dell’anno prossimo. Credo infatti che sia doveroso, dopo anni di difficoltà, offrire un supporto concreto a quanti non sono riusciti a rispettare le scadenze».

«Occorre quindi lavorare immediatamente ad una nuova pace fiscale. Ma anche ad una rottamazione delle cartelle di importo ridotto per gli anni antecedenti al 2018 e dal 2018 al 2021. Un’operazione che darebbe una boccata d’ossigeno. Non solo a famiglie e imprese ma aiuterebbe lo Stato ad incassare gettito. Che senza un intervento specifico parte delle istituzioni andrebbe invece perso».

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