In Consiglio come al bar: “Che ce venemm’ a fà qua e sindaco?”

Un Consiglio che non passerà alla storia per i suoi contenuti politici. Ma per il linguaggio da osteria usato durante gli interventi. "Ma so cazzate", "Non sono interrogazioni ma uno show”

Alberto Simone

Il quarto potere logora chi lo ha dato per morto

Quattro ore di schermaglie. Qualche colpo sotto la cintura. Atteggiamenti del tutto lontani dal buon gusto, soprattutto quelli usati dal consigliere Renato De Sanctis che invitato a moderare termini e toni si è invece vantato: “Considerate – ha detto al presidente del Consiglio Barbara Di Rollo – che io è come se stessi su un palco“.

In realtà i comizi sono finiti ormai da quattro anni. Renato De Sanctis dimentica di sedere sugli scranni del Consiglio comunale che prima di lui hanno visto politici capaci di fare la storia di Cassino. E alcuni toni, parolacce ed epiteti che oggi volano nella massima assise civica come se fosse il bar sotto casa, loro non immaginavano di usarli, neanche al di fuori delle stanze comunali. Figurarsi in un luogo che per alcuni rappresenta ancora una sacralità.

Scontro sui conti

Franco Evangelista

Il Consiglio comunale andato in scena ieri pomeriggio a Cassino è stato importante esclusivamente per le variazioni di bilancio e quelle al piano triennale delle opere pubbliche. Il caro vita e soprattutto l’aumento delle materie prime e dei cibi ha costretto l’amministrazione a spostare ulteriori risorse al settore della Pubblica Istruzione per garantire la mensa agli alunni e il carburante agli scuolabus.

Con la revisione del piano triennale delle opere pubbliche è stato invece dato il via libera al rifacimento del Corso della Repubblica. Che, di fatto, andrà a stravolgere la mobilità con l’isola pedonale permanente. Questi sono stati i due punti su cui si è maggiormente discusso e sui quali ha battagliato il consigliere della civica ‘No AceaRenato De Sanctis.

I primi 90′ sono invece volati via con le interrogazioni. A monopolizzare il question time è stato quasi esclusivamente il consigliere di Fratelli d’Italia Franco Evangelista. Il suo intervento era particolarmente atteso, dopo avere annunciato che non avrebbe firmato la candidatura di Luigi Germani alla presidenza della Provincia, sebbene sostenuto dal suo Partito in accordo con il Pd di Salera. (leggi qui: Provinciali, tutti divisi appassionatamente).

Vetriolo sulle Provinciali

L’Aula del Consiglio

Ecco che allora Evangelista parte subito con il piede sull’acceleratore: “Cari Fratelli. Ops, scusate. Cari consiglieri. Spunta qualche sorrisino. Evangelista resta alcuni secondi in silenzio. Poi sferra il primo punto colpo in punta di fioretto: “Mi avete preso sempre in giro che ero un fratello, adesso siamo tutti fratelli e sorelle“.

Coincidenza vuole che proprio mentre il consigliere porta alla luce l’accordo tra Pd e FdI, il consigliere della civica Salera Sindaco aderente alla formazione di sinistra Pop, Rosario Iemma, vada ad offrire caramella alla collega di Partito di Evangelista, Michelina Bevilacqua, che non si è invece sfilata dall’accordo Pd-FdI a sostegno di Germani. Evangelista vede il pallone sul dischetto, è un gol da infilare a porta vuota. Interrompe la lettura dell’interrogazione e si prende ancora gioco della maggioranza: “Per fortuna che c’è Iemma, lui è sempre pronto ad aiutare il popolo. A destra e a sinistra. Adesso lo possiamo dire che è pronto anche a destra, non solo a sinistra“.

Le battute iniziano ad appesantire il clima. La risposta di Salera alle interrogazioni è sferzante: “Lei – dice rivolgendosi ad Evangelista – viene qui a fare le interrogazioni non nell’interesse di tutelare i cittadini ma per fare il suo show attaccando il sottoscritto, il partito a cui appartengo. Il suo linguaggio è completamente sconclusionato, è solo uno show per farsi vedere da qualcuno“.

Un botta e risposta che si prolunga talmente a lungo che non c’è tempo per discutere in un’ora e mezza tutte le otto interrogazioni in calendario: due sono state rinviate al prossimo Consiglio, tra cui quella del consigliere Benedetto Leone. “Peccato – dice l’ex assessore di D’Alessandro – . Ero curioso di sapere qualcosa sui dossi dal momento che questa mattina l’ufficio tecnico e il comando dei vigili urbani mi ha detto di non sapere nulla in merito: voi vivete su un altro pianeta, la gente si lamenta sui social“.

Chi vive sui Social

Luca Fardelli e Benedetto Leone

La risposta arriverà nel prossimo Consiglio comunale. Ieri, intanto, è andato in scena un acceso botta e risposta: “I social. La gente si lamenta sui social. Le ricordo – dice il sindaco Enzo Salera rivolgendosi a Benedetto Leoneche lei era lo spin doctor dell’amministrazione D’Alessandro. Ma, appunto, viveva sui social. La realtà invece era un’altra. E si è visto infatti che fine ha fatto quella amministrazione. Ho letto addirittura, qualche giorno fa, che se noi oggi stiamo assumendo è merito di chi ci ha preceduto. Falso“.

Leone si scalda: “E invece è così, perché abbiamo dichiarato il dissesto“. A quel punto Salera si rivolge al tavolo della stampa: “Invito i cronisti ad una conferenza stampa dove porterò i documenti per dimostrare che anche loro potevano fare assunzioni nel 2017, ma non sono stati in grado. Palano le carte“.

Sindaco, è inutile che fai accussì

Renato De Sanctis

Si arriva alle variazioni di bilancio. I consiglieri di opposizione Luca Fardelli e Francesca Calvani lasciano l’aula, impegnati a fare campagna elettorale, rispettivamente, per Luca Di Stefano e Riccardo Mastrangeli candidati alle Provinciali.

Ecco che allora a prendersi la scena è Renato De Sanctis che nel giro di pochi minuti riesce ad inanellare epiteti, parolacce e parole in dialetto stretto. Neanche al bar. In ordine: “Sindaco, è inutile che fai accussì, devi sta tranquillo e calmo“. Poi, in merito alla variazione di bilancio, interroga la maggioranza: “Forza, uno che si alza e me lo spiega, perché io non l’ho capita. E se non l’ha capita Ranaldi non la posso capì manch’ì. E che votate? Che votate? Quello che vi dice il sindaco?“.

Di Rollo prova a calmarlo: “Consigliere, ma cosa urla?“. Lui, restando serio: “Mi lasci perdere, faccia conto che sto su un palco“. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Ma non è finita. “Sindaco, sei un falso“. “Ma so cazzate“. “Che ce venemm a fa qua ‘e sindaco?“. Poi passa al Lei. “Per stare al centro del mondo, lei venderebbe padre e madre, lo sta dimostrando con le Provinciali“. Salera sorride. “E riri, riri…“.

Finisce così un altro Consiglio comunale che certamente non passerà alla storia. Se non per il dileggio di un’Aula che una volta, fino a non molti anni fa, era un luogo da onorare nella forma e nella sostanza.

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