In pole per la diocesi di Torino c’è l’abate di Montecassino

In pole per il dopo Nosiglia a Torino c’è l’abate di Montecassino. Nella rosa del Papa a sorpresa spunta anche il custode di Terra Santa. Manca un nome. Poi la rosa verrà ridotta a tre. Scelta in tempi brevi

Un nome nuovo, un nome in pole position, uno da aggiungere per arrivare a dieci nomi in tutto: l’elenco dei possibili successori dell’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia si allunga. Ma la scelta ormai è questione di giorni: gli ottimisti dicono che la data giusta per l’annuncio potrebbe essere il primo od il secondo sabato di febbraio.

Gli osservatori dicono che il nome in pole position sulla scrivania di Papa Francesco sia quello di dom Donato Ogliari, abate ordinario di Montecassino. Sua Santità ha apprezzato la linea tracciata dal monaco mandato a guidare il monastero benedettino dopo la malattia del suo predecessore Pietro Vittorelli e le accuse d’avere condotto una vita segreta e dissoluta. Due elementi in particolare: in poco più di sei anni è riuscito a far dimenticare del tutto quella parentesi ed a restituire a Montecassino lo smalto che l’ha sempre caratterizzata; ha evitato strepiti cercando di appianare ogni divisione: come nel momento in cui il vescovo Gerardo Antonazzo voleva dichiarare Cassino Civitas Mariae generando una spaccatura tra i fedeli.

Ma è un monaco…

dom Donato Ogliari

Nella valutazione del profilo si è tenuto conto del fatto che dom Donato Ogliari sia un monaco. E che non abbia esperienza nel governo di diocesi. Meno ancora abbia dimestichezza con realtà metropolitane come Torino. Quello che viene ritenuto da molti un limite invece agli occhi di Papa Francesco è un pregio.

Innanzitutto bisogna tenere conto della formazione. Perché la scelta di essere monaco e dedicarsi alla preghiera ed alla contemplazione sono arrivati in un secondo momento. Ordinato sacerdote nel 1982 si è formato all’università di Lovanio: è una roccia del progressismo teologico post-conciliare. È dopo avere terminato gli studi che decide di abbracciare il monachesimo: chiede di poter andare nell’abbazia di Praglia (Padova) per iniziare la vita monastica.

Fu merito di un benedettino: «Mi aprì un mondo diverso. Per certi versi strano. Uno pensa al religioso immerso tra i problemi dei nostri fratelli e sorelle. Invece la vita monastica viene soprattutto vissuta all’interno delle mura monastiche. Questo non significa che ci si dimentichi del mondo. San Benedetto ha voluto essere, anche lui, pienamente inserito nel mondo nel quale viveva, però con questa peculiarità: anziché andare, attrarre le persone. Attrarre attraverso una vita comunitaria, dove tutto è condiviso. (leggi qui E un giorno il Papa ordinò: “Prendi la tua croce e vai a Montecassino”).

Con la eventuale nomina di monsignor Donato Ogliari alla guida della diocesi di Torino, Montecassino potrebbe entrare nella giurisdizione della diocesi di Cassino – Sora. Fino al 1994 era abbazia territoriale ed aveva competenza sulle parrocchie intorno. Dall’arrivo del nuovo abate fanno parte della diocesi, lasciando a Montecassino solo la chiesa abbaziale ed il monastero.

Il nono nome per Torino

Nella rosa di candidati alla successione dell’arcivescovo Nosiglia si è aggiuno nelle ultime ore il nome di padre Francesco Patton, frate francescano di 59 anni, trentino, nominato sei anni fa 168° custode di Terra Santa a Gerusalemme. Già superiore provinciale di Trento e già presidente della Conferenza dei Ministri provinciali d’Italia e Albania.

Gli osservatori prevedono che nelle prossime ore la rosa arriverà a dieci nomi. Che poi verranno ridotti a tre. E tra loro verrà operata la scelta definitiva.

Cesare Nosiglia è stato vescovo ausiliare di Roma e vice reggente della diocesi della Capitale; nominato vescovo di Vicenza da Giovanni Paolo II, viene promosso alla guida di Torino dal successore Benedetto XVI; da due anni regge anche la diocesi di Susa  

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