Le lacrime di coccodrillo sugli incendi (di A.Porcu)

Quello che dà più fastidio sono le lacrime di coccodrillo. Versate sugli incendi che giorno dopo giorno stanno bruciando la nostra terra. Non riusciranno a spegnere nemmeno una fiammella, le inutili lacrime che la politica sta versando in questi giorni.

Il disastro era annunciato. La Ciociaria arde. I suoi polmoni verdi stanno scomparendo. E la politica ha le sue colpe: la siccità è un alibi che copre solo in minima parte le responsabilità.

Abbiamo avuto anni altrettanto caldi e poco piovosi. Ma non abbiamo avuto lo stesso inferno che stiamo vivendo in questi giorni.

– Chi ha deciso di rendere le Comunità Montane un ente dai destini incerti, nel quale se si pianifica qualcosa si finisce sbattuti su Repubblica e La7 con il marchio di spreconi?

– E chi ha deciso di cancellare l’impiego dei lavoratori socialmente utili nelle opere di prevenzione degli incendi boschivi?

– Chi ha tolto alle Provincie i ruoli e le competenze in materia di controllo boschivo e forestale?

– Dove sono gli agenti della Polizia Provinciale che prima venivano pagati per andare in giro tra fiumi e boschi a controllare, tra le altre cose, cacciatori, pescatori e cinghiali in eccesso?

– Che fine hanno fatto i mezzi del nostro servizio aereo antincendio nazionale? A chi e perché sono stati venduti?

Inutile piangere sul fuoco: le lacrime di coccodrillo non faranno crescere nessun nuovo albero.

Oggi da più parti si chiede l’impiego dell’Esercito.

Anche Nicola Zingaretti, che in genere è persona avveduta, cade in questa trappola per disperati all’ultima spiaggia. Ora anche lui dimentica che l’Esercito Italiano composto dai soldati di leva è stato smobilitato: oggi c’è l’esercito di professionisti. Cosa cambia? Che nel momento in cui Ernesto Tersigni, sindaco di Sora, con la neve ormai arrivata al balcone del municipio, chiese aiuto all’Esercito, si sentì rispondere: “Si, ma chi paga?”

La catastrofe di oggi ha nomi e cognomi precisi. E responsabilità politiche ben chiare.

Si facciano un esame di coscienza quelli che in nome del risparmio hanno cancellato servizi essenziali, senza ottenere alcun taglio vero sui costi.

Non era solo in aula a Montecitorio e Palazzo Madama il Governo Renzi nel momento in cui decideva la ridicola riforma della Province e la altrettanto inutile soppressione del Corpo Forestale dello Stato.

Il disastro è figlio di un Paese in mano a politici senza polso, che si fanno governare dalla pancia della gente perché sono incapaci di governarla, messi in mano a burocrati piazzati in posti chiave più per amicizia che per competenza.

Perché l’incapacità dei burocrati è più dannosa della follia dei politici.

Le cifre della follia, in queste ore le rivela l’Unione Forestali Carabinieri e Diritti – UNFORCED.

Rivela che a fronte dei 16 direttori delle operazioni di spegnimento messi a disposizione questa estate dai Vigili del Fuoco, lo scorso anno poteva contare su oltre 100 DOS del Corpo Forestale dello Stato, dislocati su tutto il territorio regionale.

Grazie all’organizzazione territoriale del Corpo Forestale dello Stato nel 2015 nel Lazio c’erano 4 elicotteri del Corpo dedicati all’attività Antincendio, ridotti addirittura a 2 nel 2016. Costavano due soldi se paragonati a quanto sta spendendo oggi la Regione.

La dimensione di uno statista sta nella capacità di ammettere gli errori e tornare indietro.

Ma per fare questo occorrono polso, schiena dritta e attributi che fino a questo momento non si sono visti.

Pancia. Solo pancia. E inutili lacrime di coccodrillo.

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