Crisi del gas: l’industria del Lazio rompe l’assedio

I numeri Eurostat. I costi dell'energia stanno entrando nel carrello della spesa. I prezzi salgono. Il rischio è di stoppare la corsa delle aziende in crescita. La reazione di Itelyum. E quella di Saxa Gres. E del polo Farmaceutico.

Il primo segnale di allarme lo aveva acceso nei giorni scorsi il Segretario generale della Cisl del Lazio Enrico Coppotelli. Aveva parlato di “una tempesta perfetta in arrivo sull’economia del Lazio”. A farlo parlare sono stati i numeri di Bankitalia e di Svimez: dicono che la produzione nel Lazio sta crescendo ma meno che in Italia, l’inflazione sta correndo, la bolletta della corrente sta iniziando a mettere in crisi anche i gruppi più grandi. E tra poco ce ne accorgeremo nel carrello della spesa, guardando i prezzi. (Leggi qui: Lazio, allarme Cisl: «Verso la tempesta perfetta»).

IIl nuovo segnale arriva dai numero Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea. Ha registrato che nell’area Euro ad ottobre 2021 i prezzi dell’energia erano al 23,5% mentre ad ottobre 2020 erano in territorio negativo a -8,2%. Altro indice da tenere in considerazione: l’indice dei prezzi al consumo (perché è quello che aggrega tutte le variabili) ed è il punto di riferimento per la Banca Centrale Europea; i prezzi stanno aumentando, l’indice sta al 4,1% mentre dodici mesi prima stava a meno cioè era in territorio negativo.

L’allarme che sta iniziando a turbare i sonni degli economisti nel Lazio si chiama Stagflazione. In termini economici è un periodo di crescita stagnante mentre l’inflazione cresce. Quella più famosa l’abbiamo vissuta negli Anni ’70 quando ci furono le due crisi petrolifera del 1973 e del 1979 che ci portarono a vivere un periodo chiamato di Austherity.

In concreto nelle fabbriche

(Foto: Igor Todisco)

I primi segnali si stanno registrando nelle fabbriche del Lazio. Eppure gli indicatori sono positivi, stiamo uscendo alla grande dal periodo di crisi generato dalla pandemia e dal lockdown. Ma è solo apparenza.

Un esempio concreto? Lo ha ricordato nei giorni scorsi il Segretario della Cgil chimici Sandro Chiarlitti: Saxa Gres vola. Chiuderà il 2021 con ricavi per circa 50 milioni di euro ma ha già ordini formalizzati per 90 milioni di euro sul 2022. Ma la speculazione sul gas e sulle materie prima si mangia gran parte dei margini di guadagno. (Leggi qui C’è un’industria che ha sconfitto il Covid. Ma non basta).

Non siamo ancora nella situazione che si è generata al Nord: ad ottobre uno degli storici vetrai di Murano ha visto la bolletta energetica della sua fabbrica passata in un mese da 40mila euro a circa 165mila euro al mese; in Toscana c’è chi ha già spento i forni. (Leggi qui Ballano mentre la fiamma si spegne nei motori).

Nel Lazio sono molte le aziende energivore. Il polo della ceramica di Civita Castellana è in allarme rosso ormai da mesi. Stellantis sta rifacendo ancora una volta i conti se è vero che il supermanager Carlos Tavares nei giorni scorsi ha avvertito tutti dicendo all’agenzia economica Reuters Next che a questa velocità la transizione “mette a rischio posti di lavoro e la qualità delle auto”, in nome di benefici ambientali che, invece, restano da dimostrare. Il problema per l’Automotive? “Un’elettrificazione che comporta un 50% di costi aggiuntivi rispetto a un veicolo convenzionale”; a questo va aggiunto il costo dell’energia per produrre nel Lazio, elemento che Tavares aveva evidenziato appena messo piede a Cassino plant.

La reazione delle industrie

Uno degli impianti Itelyum

L’industria si misura nel tempo: le fabbriche sono maratonete, non centometriste. La forza e la bontà dell’industria esce alla lunga e nel tempo, aldilà delle congiunture.

Le due principali aziende di economia circolare presenti in provincia di Frosinone si trovano “la tempesta perfetta” in arrivo mentre loro nel pieno della loro migliore fase di sviluppo. Perché le ceccanese Itelyum viene da un biennio di acquisizioni sui mercati italiani ed europei, l’anagnina Saxa Gres si è consolidata sui mercati mondiali ed ha raddoppiato gli ordini.

Il rischio teorico è quello di dover rallentare la corsa. Entrambe hanno deciso di affrontare la crisi rafforzando la base societaria e dotandosi del circolante necessario alla crescita vorticosa. Nel caso di Itelyum ha bussato ai mercati proponendo un bond con cui finanziare il suo sviluppo sostenibile: l’obbligazione prevede una cedola del 4,625% e una scadenza di 5 anni; le risorse saranno utilizzate per finanziare il buyout del gruppo Itelyum, nonché la sua strategia di crescita nazionale e internazionale. Ha raccolto 450 milioni di euro. (Leggi qui Itelyum, il progetto convince i mercati: raccolti 450 milioni).

Non ha bussato ai mercati Saxa Gres che invece ha deciso di fare in house. I soci hanno deliberato all’unanimità un aumento di capitale fino a 90 milioni di euro. È riservato ai soci ed a coloro che sono già obbligazionisti di Saxa. Perché la scelta riservata a chi ha già in portafogli quei titoli? Perché i soci scommettono sul fatto che il 2022 sarà anche e finalmente l’anno dell’economia circolare con gl impasti innovativi, avendo fugato ogni rischio di blocchi e ricorsi al Tar e Consiglio di Stato.

La scommessa si poggia sulle certificazioni e la qualità. Saxa infatti ha vinto il primo premio premio come ESG Score (under 250 milioni di fatturato) ed ha ottenuto tra i primissimi in Italia la nuova certificazione Remade in Italy per prodotti candidati al green procurement, ormai obbligatorio per tanti gruppi privati e per le pubbliche amministrazioni. (Leggi qui Con Juventus e Ferrarelle: Saxa Gres nelle 100 eccellenze italiane).

All’aumento di capitale per finanziare la crescita hanno fatto ricorso anche aziende del polo chimico farmaceutico nonostante sia letteralmente esploso nel biennio 2020 – 2021. In particolare una di quelle che hanno sede nel distretto Frosinone – Roma – Latina. Ad innescare la necessità però non sono stati tanto i costi dell’energia quanto i tempi di pagamento da parte della clientela italiana: sono decisamente più lunghi rispetto a Germania, Francia e Spagna. E questo comporta maggiori esigenze di capitale circolante.

Chi non cambia, muore

Foto © Jotoler / Pixabay

Il tema è che chi non cambia, muore. Perché la transizione ecologica è cominciata da tempo. Itelyum nasce da quella che negli anni Settanta era la Clipper Oil conosciuta per gli odori immessi nell’aria, tra le eredità lasciate nel corso delle varie trasformazioni ci sono terreni inquinati da idrocarburi tra Frosinone e Ceccano. Oggi Itelyum è un gioiello che ricicla e recupera oltre il 90% degli olii esausti e li sta recuperando anche dai terreni che ha trovato inquinati. Saxa ha iniziato il suo percorso di trasformazione in Circular factory dal 2015 ed oggi immette sul mercato prodotti certificati green e circular.

Di fronte al rischio di Stagflazione, il Governo Draghi ha messo in campo i progetti del Pnrr che puntano molto sulla produzione di energia. Le industrie della provincia di Frosinone hanno bisogno di gas green, CO2free e circular: ci sono realtà come Maestrale, EneAna (A2A/SAF/Saxa) ed altre che si sono proposte comprendendo prima degli altri che il mondo sta andando e andrà inevitabilmente verso l’economia circolare.

E chi non lo farà rischia di dover affrontare senza armi la tempesta perfetta.

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