Industria, torna il segno meno dopo 4 anni. Zingaretti: “Basta polemiche. Ecco il piano per ripartire”

Crolla la produzione industriale in Italia. Segno negativo per la prima volta dopo 4 anni. Pronto il piano del Governo. L'utlo di Zingaretti: "Basta polemiche. Abbiamo tutto per far ripartire il Paese”. La risposta di Renzi. I dati del Mef: incidono anche i ponti

I numeri del dramma sono stati diffusi alle 10 del mattino: la produzione industriale italiana ha smesso di crescere. Dopo cinque anni torna il segno meno. Lo ha certificato Istat, l’istituto centrale di Statistica al termine delle rilevazioni che vengono fatte ogni mese negli stabilimenti italiani. Siamo scesi dell’1,3% rispetto a quanto avevamo prodotto nel 2018. Significa che abbiamo fabbricato meno, prodotto meno, impiegato meno, generato mezo ricchezza, fatto girare meno economia.

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È il primo calo dal 2014, la diminuzione più ampia negli ultimi sei anni. Per trovare un dato peggiore bisogna tornare nell’occhio del ciclone della crisi, cioè fino al 2013.

A contribuire a quel crollo è stato in modo particolare l’Automotive. In Italia il player è uno soltanto: Fca – Fiat Chrysler Automobiles. Istat rileva che nel 2019 la produzione è scesa di quasi 14 punti (per gli amanti dei numeri, il dato preciso è -13,9%). Bisogna risalire fino al 2012 per trovare un dato peggiore. I numeri di dicembre sono da vero dramma: la produzione di automobili e veicoli industriali è scesa di 8,6 punti percentuali.

È un malessere generalizzato. Il comparto industriale nel suo insieme perde il 10,4%, il settore energetico registra alla voce Coke e Prodotti Petroliferi Raffinati un calo del -9,3%. Giù anche la produzione di macchinari e attrezzature in genere: il calo è del 7,7%. Poche le eccezioni: il segno più lo si trova davanti alla voce Fabbricazione di Computer e Componenti Elettronici dove la produzione è aumentata del 5,3%, cresce anche l’industria alimentare ( dove si registra un più 2,9%). In crescita anche il settore Altre industri: dell’uno virgola uno per cento.

Basta polemiche

La linea Fca – Alfa Romeo

 Il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti prende dannatamente sul serio quei numeri. E commenta: «I dati di stamattina confermano quello che diciamo ormai da giorni: basta polemiche, i problemi se ci sono si affrontino e si risolvano. Se si vuole andare avanti bisogna concentrarsi sui temi dello sviluppo, della crescita, del lavoro».

Nella sua veste di Segretario nazionale del Partito Democratico Nicola Zingaretti questa mattina, prima della Direzione Nazionale ha lanciato l’idea del Patto per il Lavoro. È un patto tra Governo, Imprese, Sindacati, Associazioni datoriali, Università, mondo della Scienza e della Ricerca. Punta a “dare all’Italia l’obiettivo di riaccendere i motori dell’economia”.

Parole? Oppure ci sono anche i soldi per innescare la scintilla della ripresa? Nicola Zingaretti è sincero: «Purtroppo il futuro si presenta e si ripropone complesso. Per fortuna, anche grazie alla manovra di Bilancio, i margini per una iniziativa economica che riaccenda i motori dello sviluppo ci sono».

L’appello agli alleati

È per questo che Zingaretti ha riproposto l’appello agli alleati che insieme al Pd compongono l’attuale maggioranza di Governo. Ha chiesto “Meno polemiche e più lavoro comune, più comunità. Perché gli italiani si aspettano da noi che risolviamo i problemi. Anche questo dato è un campanello d’allarme. Ma di una situazione economica che si può affrontare se c’è la volontà politica di farlo. Il Pd ce l’ha e con questo spirito partecipa ai tavoli per scrivere l’agenda 2020-23“.

Le proposte per l’economia

Giovani al lavoro

È la Segreteria Nazionale del Partito Democratico a declinare queali siano le proposte. Se ne occupa Pietro Bussolati. Spiega che per dare risposte alle imprese e per stimolare la crescita occorre «un solido e credibile piano di investimenti pubblici».

In soldoni? «Sono previsti 58 miliardi di investimenti pubblici pluriennali e nel nostro Piano per l’Italia, che porteremo ai tavoli per la fase nuova di Governo al via da oggi.

Proponiamo un massiccio piano di semplificazione della burocrazia per le imprese, il sostegno alle start up innovative, misure per l’industria 4.0 e interventi per sostenere l’innovazione d’impresa. Il Pd fa sul serio, ed è al lavoro per i cittadini, per le famiglie e per le imprese“.

Il Tweet di Renzi

La risposta arriva subito da Matteo Renzi. Affidata alla rete Twitter. Sulla quale scrive “Per anni la produzione industriale cresce con i nostri Governi. Poi arrivano i populisti e tutto si ferma“.

Renzi definisce il dato Istat 2019 “devastante per l’industria”. Anche il fondatore di Italia Viva sollecita a mettere da parte le polemiche: “Il Governo acceleri su cantieri e tasse”.

Colpa dei ponti

Il Ministero dell’Economia e Finanza

Il Ministero dell’Economia e Finanza intanto fornisce una chiave di lettura meno tragica. Spiega che sul dato della caduta della produzione industriale di dicembre ha influito la tecnica di destagionalizzazione adottata nel confronto anno su anno. Cioè? Non è stato tenuto conto degli effettivi giorni di vacanza. Sono stati di più nel 2019? Si, perché ci sono stati ”ponti” particolarmente lunghi rispetto alla consuetudine.

Al netto di questo fattore tecnico, “la contrazione della produzione industriale ha interessato tutto il quarto trimestre e sembra attribuibile soprattutto ad un indebolimento della domanda internazionale – come sembrano indicare dati simili per Francia e Germania – e quindi delle esportazioni, nonché ad una riduzione delle scorte da parte delle imprese“.

E su questo si innestano anche altre chiavi di lettura. Perché se è così non è stata una bella idea tassare i magazzini. Sono state azzerate le scorte e si è passati alla produzione just in time. Che ha alleggerito la voce tasse per molti bilanci, fatto centrare i premi a molti Ceo. Ma alla lunga ha ridotto la produzione.

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