Internazionale, i protagonisti della III settimana MMXXII

I protagonisti della III settimana del 2022 sulle pagine degli Esteri. Per capire meglio cosa accade nel mondo

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

I protagonisti della III settimana del 2022 sulle pagine degli Esteri. Per capire meglio cosa accade nel mondo

UP

BORIS JOHNSON

Boris Johnson. Foto © Mario Salerno / Imagoeconomica

Festicciole sceme in pieno lockdown a parte, lui non ha dimenticato la grandi scommesse del presente per dare cesello al futuro. E lo ha annunciato ai britannici che vivono un presente non proprio al top, dopo la Brexit. Perciò Boris Johnson si è buttato sull’informatica quantistica e non lo ha fatto tanto per fare. Dopo un annuncio di quelli che sanno fare solo lui e la sua zazzera gialla impunita, il premier britannico è andato alla polpa. 

Perciò ha annunciato un mega stanziamento per la creazione (costruzione ci pareva brutto) del più grande computer quantistico del mondo. Lo ha fatto per assicurarsi il 50% del mercato globale dell’informatica quantistica entro il 2040.

Prima di capire a cosa possa servire il coso cerchiamo di capire cos’è senza “scapocciare“, come dicono a Roma. 

Un silloge decente l’ha fatta il Guardian, che in queste cose è insuperabile: “Il calcolo quantistico si basa sulla fisica quantistica, che esamina come funzionano le particelle subatomiche che compongono l’universo“. Si, certo, ma che significa? “I computer classici codificano le loro informazioni in bit, rappresentati come 0 o 1, che vengono trasmessi come impulso elettrico. Un messaggio di testo, un’e-mail o persino un film Netflix in streaming sul telefono altro non sono che una serie di questi bit“. 

Nei computer quantistici, invece, l’informazione è contenuta in un bit quantistico, o qubit. Questi qubit sono particelle come elettroni o fotoni che possono trovarsi in più stati contemporaneamente, una proprietà della fisica quantistica nota come sovrapposizione“. Poi la chiosa: “Ciò significa che i qubit possono codificare varie combinazioni di 1 e 0 contemporaneamente e calcolare il percorso attraverso un vasto numero di risultati diversi“.

Insomma, pare di aver capito che di roba grossa si tratta perché presuppone analisi di combinazioni finora impensate con l’informatica classica. Ci ha aiutati ancor più Peter Leek, docente ed esperto di informatica quantistica all’Università di Oxford: “Se si confronta un pezzo di memoria in un normale computer, è in uno stato unico di uno e zero, ordinato in un modo specifico. In un computer quantistico quella memoria può essere simultaneamente in tutti i possibili stati di uno e zero“. Insomma, per capire la pronta beva dei quanti bisogna pensare non in termini di una singola, per quanto buona, torta al cioccolato, ma di tutte le torte al cioccolato possibili su tutti gli scaffali di tutti i pasticcieri.

E le applicazioni pratiche della faccenda? Per ora e nel concreto sono pari a zero, ma gente come Boris Johnson non guarderebbe così avanti e non farebbe proclami a babbo morto se non avesse intuito che quei proclami figlieranno progresso, e soprattutto Johnson non ha a disposizione Wikipedia o il Guardian come noi, ma fior di gente studiata. 

Le prospettive di applicazione sono ad esempio nella progettazione di prodotti chimici, farmaci e leghe. Poi nella rappresentazione molto più efficiente dei composti chimici. Infine il jolly: nei protocolli concreti per combattere il riscaldamento globale separando in modo più efficiente l’anidride carbonica in ossigeno e monossido di carbonio e riducendo la quantità di CO2 nell’atmosfera.

La zazzera non copre gli orizzonti.

LE DONNE DI BAGHDAD

Foto: Sgt Jeffrey A. Wolfe / 1 CTCS / US National Archives

Se una mattina usciste di casa e prima di prendere l’autobus col saporino di cappuccio sulle labbra sentiste cose come “i bambini dovrebbero stare a casa a guardare i cartoni animati, non essere sposati” trasecolereste due volte. La prima nel chiedervi se per caso non avete fatto un salto quantico spazio temporale, la seconda se qualcuno vi dicesse che siete in Iraq e che a urlare quella frase nelle piazze sono le donne di Baghdad

Perché possiamo cantarcela in tutte le salse, ma l’Iraq e l’autodeterminazione femminile sono forse il più grande ossimoro dai tempidi Churchill e chinotto. Eppure le donne irachene hanno dato scacco alla condizione in cui sono state relegate e stanno lottando su quello che forse è il tema più delicato del Paese e dell’Islam in bilico fra passato e futuro: le spose bambine

A fine 2020 ad un giudice del distretto di Kadhamiya a Baghdad era stato chiesto di formalizzare un matrimonio religioso tra una ragazza di 12 anni e un uomo di 25, uno di quei soliti sconci in cui fiori d’arancio, pedofilia e medio evo vanno in macedonia mesta ed orrida. Le donne di Baghdad non ci hanno pensato due volte e si sono radunate davanti al tribunale al grido di “il matrimonio infantile è un crimine contro i bambini“. 

A guidarle la madre della bambina, che in un video social aveva denunciato il caso e chiesto che le donne si sollevassero con lei. E il racconto è horror: la figlia sarebbe stata violentata e costretta a sposare il fratello del patrigno. Ebbene, due giorni fa le donne di Baghdad sono tornate davanti a quel tribunale a manifestare, urlare come ossesse benigne e a mettere il punto ad un pezzo di storia di cui Iraq ed un certo Islam hanno poco di che andar fieri. 

E se a fare la storia sono le donne la storia alla fine quadra, anche a Baghdad e in tutti i posti dove alla storia hanno sempre voluto mettere i pantaloni.

Mendelson e Chopin assieme.

DOWN

ROBERTA METSOLA

Roberta Metsola (Foto © European Union)

Chiariamoci, le skill ci sono tutte e nessuno le discute: è la più giovane di sempre, sia ringraziato il Signore è donna in un modo che ha ancora i pantaloni ed è in gamba come poche altre su questioni di diritto internazionale. Poi, il che non guasta, ha una capacità affabulatoria molto, ma molto sopra la media. Magari a volte l’ha esercitata non benissimo, come quando disse che “l’accesso all’interruzione di gravidanza non è materia da includere nella parità di genere“, ma questa è fuffa sanabile no?

Insomma, Roberta Metsola, neo presidentessa del Parlamento Europeo, non è solo la tipa che fa la sua porca figura, è una politica in grado di dare usta e rotte al sistema complesso che l’ha eletta. E l’ha eletta con un notevole sforzo muscolare, dato che alla fine a crogiolo sulla rappresentante del Ppe ci sono andati anche i Socialisti e i Liberali. Forze che hanno fatto quello che da sempre fanno i prog in agrodolce: hanno prima storto il naso e poi se lo sono turato nel nome della realpolitik . Che resta sempre la pezza massima quando sei nel budello. 

L’accordo sulla Metsola è saltato in casa dei Verdi ma alla fine tutti sono andati a meta: chi doveva dissentire lo ha fatto bene e chi doveva fare massa critica per arrivare a meta lo ha fatto ancora meglio, tutti felici e vai Roberta ché lo scranno è tuo.

Ora, non è che ogni volta che un tizio viene eletto in posizioni di governo complesso andargli a contare le pulci debba essere un passo obbligato. In politica vale la regola del prete di Brancaleone per cui “sarai mondo se salverai lo mondo“, perciò potremmo anche arrivare a dire che le arcinote posizioni antiabortiste della Metsola fanno massa etica ma non pregiudizio. E’ un problema antico legato alla libertà, che è quella cosa per cui paradossalmente se la vuoi praticare davvero devi accettare anche quelli che certe libertà le negano, mentre chi le nega ha le mani libere di non praticare la libertà in faccia al mondo.

Roberta Metsola (Foto © European Union 2022 – Source : EP)

Però c’è un fatto. Fatto aggiuntivo e non da poco: ed è il fatto dell’eredità di chi la Metsola è andata a raccogliere salendo su quello scranno. Perché se c’è stato mai un uomo che aveva saputo iscrivere allo stesso club con tessera premium fede, etica e progresso quello è stato David Sassoli. E il lascito di Sassoli è troppo ingombrante per consentire una uscita di sicurezza blanda come quella per cui la Metsola ha detto che “le mie posizioni sull’aborto saranno quelle del Parlamento europeo che ora rappresento. Le promuoverò all’interno e all’esterno di questa Camera“. A casa nostra è camouflage di necessità, non inversione di rotta.

A Malta, il Paese della presidentessa, abortire è reato anche se si è state stuprate da patrigni mannari. E fino a pochi anni fa la sintonia fra il Roberta-pensiero e i legiferati de La Valletta era perfetta e senza attriti. Perciò prendiamo l’intento nobile della neo presidentessa e lo facciamo nostro, ma in attesa di cambiarle casella in questa rubrica facciamo un nodo grosso al fazzoletto. Lo stesso fazzoletto con i cui margini ci siamo asciugati le lacrime quando David se n’è andato a sorridere dove quella faccia franca fa contento solo Dio.

Troppo poco per David.

KABUL

Solo poche settimane fa una vecchina su una scopa dalle nostre parti lo ha portato ai bambini cattivi, mentre un quadrimestre e passa fa i talebani lo hanno portato in dote a Kabul, dote nera e inquinante. È il carbone, che nei mercati e negli slum della capitale afghana sta arrivando a decine di migliaia di tonnellate per fronteggiare un inverno che da quelle parti brina anche i pensieri. 

Il prezzo del carbone sale, ma il carbone resta la sola alternativa energetica di un Paese povero fra i poveri già prima che gli studenti delle madrasse lo impoverissero ancora di più. E quel carbone genera una delle atmosfere più inquinate del pianeta, mitigata solo dal fatto che l’Afghanistan rimane un inquinatore relativamente modesto perché ha un’economia rasoterra. 

Eppure, come ha spiegato con il soave stoicismo degli shalwar Amanullah Daudzai, grossista intervistato da AFP, “per noi il carbone è ancora la più economica delle alternative. Se avessimo elettricità e gas, la gente non brucerebbe queste pietre nere e fumose“. 

Ma del carbone l’Afghanistan e Kabul non possono fare a meno: il Paese è tagliato fuori dai gangli finanziari internazionali e oltre 9 miliardi di dollari di asset afghani sono stati congelati dagli Usa. Pare ieri che da Cop26 si strologava contro l’inquinamento e il riscaldamento globale ma lì, nella terra dei taleb, certe regole non valgono. Lì conta sopravvivere, non prendere la febbre al pianeta mentre si vive sul suo lato patinato. 

Nel 2019 l’afghano medio ha innescato 0,2 tonnellate di emissioni di anidride carbonica, poche rispetto alle circa 15 dell’americano medio, eppure Kabul è spesso classificata tra le prime 10 città più inquinate del pianeta. E meno male che da quelle parti alla vecchina con la scopa non ci credono.

Il freddo non è green.

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