Internazionale, i protagonisti della V settimana MMXXII

I protagonisti della V settimana del 2022 sulle pagine degli Esteri. Per capire meglio cosa accade nel mondo

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

UP

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Il concetto chiave è “forniture stabili” dove l’aggettivo è più importante del sostantivo. Perché se c’era una cosa che Mario Draghi sapeva quando ha telefonato a Vladimir Putin quella era che una crisi energetica sui costi non la risolvi con enunciazioni di principio.

E sulla spinosissima questione Russia-Nato-Ucraina Draghi ha avuto un compito molto più difficile degli altri leader europei perché doppio. Da un lato Draghi doveva (ovviamente) spingere per una de escalation dei venti di guerra sempre più in modalità tifone, dall’altro doveva essere leader di un popolo che non ha solo inderogabili finalità etiche nel volere che quei venti scemino, ma anche l’usta dell’economia tarantolata.

E mettere assieme due cose così divergenti, mistica della pace dei governi del mondo e bolletta del gas salata per le famiglie italiane, era una cosa difficilissima e in predicato di pessimo gusto.

Tuttavia a Mario Draghi le serrature a doppia mandata non dispiacciono ed ha usato due grimaldelli: quello della geopolitica pura che ha messo in agenda cose cruciali come accordi di Minsk e protocolli Osce, roba finora poco bazzicata dal mainstream, e quello dei rapporti datoriali fra chi il gas ce l’ha e chi lo consuma. E ha strappato a Vladimiro un impegno importante.

Macroeconomia domestica.

JOHN KRELL

Jonathan Krell

Un bambino che è stato appena preso a pugni dal padre avvinazzato o molestato sotto le coperte dal compagno della madre inebriato di crack è un essere fragilissimo, rammentarlo non è mai banale. Non solo non lo è, ma questo fatto basico dovrebbe andare sia in cassaforte etica degli uomini che scivolare in modelli di comportamento che ti facciano avvicinare a quel tipo di bambini con un protocollo da seguire.

Certo, in ogni Paese civile ci sono gli psicologi, gli assistenti sociali e i giudici cauti come sminatori, ma non basta. E che non bastasse lo ha capito John Krell, avvocato di Washington che fa il tutore ad litem per il per il Children’s Law Center. Negli ultimi 16 anni, Krell ha visto più bambini maltrattati di quanti non ne compaiano sulle cronache miopi ed a intermittenza del mainstream.

Lui va dalle famiglie affidatarie, nei rifugi per senzatetto e, sì, a volte va anche negli ospedali dove le vittime sono state spedite da adulti mannari. Ci va per incontrare bambini che sono troppo piccoli per parlare oppure adolescenti che di parlare non hanno voglia. Krell è la quinta colonna dei giudici, l’uomo del primo contatto, quello che deve rimettere in piedi una fiducia nel prossimo che molti di quei bambini Usa hanno visto sbriciolarsi assieme alle loro ossa ed alla loro anima.

Ha raccontato il Washington Post che una volta Krell, che è un uomo mite con pochi capelli ed un sorriso gigante, guardò il video della polizia che interrogava due genitori violenti e alla fine ringraziò l’agente per non aver picchiato la coppia, questo perché dopo aver visto quello che avevano fatto al figlio di 8 anni non picchiarli era umanamente difficilissimo. Krell è fatto così, come dovremmo essere fatti tutti: è uno che si indigna per cose che di solito la più parte di noi la spediscono ad inveire dai social ma non ad agire nella società.

Nicholas Baraban puts Logan Mazor-Krell inside an Inormo soap bubble in Logan’s yard in Alexandria, Va. (Courtesy of Jonathan Krell)

E per questo si è inventato una cosa banale ma immensa: un “Restauratore di Serenità”. Cos’è? Una macchina per produrre bolle giganti di sapone che lui porta con sé ai primi colloqui con i bambini e che distrattamente poggia sul tavolo e mette in moto ancor prima di dire una sola parola. E il miracolo accade: quelle sciocche bolle giganti che un attrezzo ronzante produce nel contesto più serio dell’universo rilassano più della metà delle vittime e le rimettono in asse con la parte rosa del mondo.

E molti bambini in quel loop di magia temporanea si riscoprono tali, cioè esserini innamorati delle cose cretine e che solo cose cretine dovrebbero vedere, fare e vivere. Krell aveva scoperto il potere taumaturgico di quelle bolle quando, al college, si pagava gli studi lavorando per il Boston Children’s Museum che sul tema è attrezzatissimo.

E se qualcuno non crede che l’opalescenza tremula di una bolla di sapone possa farti credere di nuovo nella bontà del mondo, bimbo o adulto che sia, vuol dire che quel qualcuno è già perduto e non lo sa.

Un soffio, un sorriso.

MARGIRIS ABUKEVICIUS

Margiris Abukevicius

Con un nome così ti aspetteresti una cattedra ad Hogwarts, ma in realtà le cose di cui è esperto Margiris Abukevicius non hanno a che fare con la magia, ma con la difesa della Lituania. Difesa di cui Abukevicius è viceministro e gran ciambellano degli 007 baltici. Meme per chi storcesse il naso con sufficienza a sentir parlare dei servizi segreti della Lituania: i Paesi baltici erano l’ex cintura nordica dell’Urss e oggi sono il sogno proibito degli sbocchi al mare dove quella che fu l’Urss briga con i suoi sottomarini, ergo i servizi baltici sono roba da gran premio degli spioni.

E il viceministro con il talento innato della barba finta l’ha detta più papale che papale non si poteva: i lituani non devono comprare più alcuni smartphone cinesi e addirittura devono buttare via quelli che già hanno, cambiandoli immediatamente.

Perché, di grazia? Sta tutto scritto in un report girato alla CNN affinché lo diffondesse. In occasione della presentazione del rapporto del National Cyber Security Center del governo è emerso un fatto inquietante anche solo in ipotesi: i telefoni cinesi più venduti in Europa, cioè gli Xiaomi , hanno una skill capace di rilevare e censurare termini come “Free Tibet”o “Viva l’indipendenza di Taiwan”.

Spiega la CNN: “La funzione di censura di Mi 10T 5G di Xiaomi non è presente nei dispositivi venduti in Europa ma può essere attivata in qualunque momento”. E attenzione, Reuters ha contattato l’azienda per chiedere lumi e l’azienda è rimasta al buio e in silenzio tombale.

Vero è che Lituania e Cina sono da tempo ai ferri corti per questioni delicatissime. Roba tutta loro che vede i baltici molto attenti agli sviluppi di un sistema d’arma, un mini carro armato controllabile da remoto molto simile agli Uran 9 russi. Tuttavia l’allarme non può essere ignorato, non fosse altro per il fato che nessuno dei diretti interessati ha smentito alcunché.

E Margiris Abukevicius se la gode per un bingo che, anche a fare la tara alla sua veridicità totale, ha il sapore delle tane con cui qualcuno a Pechino prende il Maalox contro un paese grande come una metropoli media cinese.

Gastrite baltica.

DOWN

FUMIO KISHIDA

Fumio Kishida (Foto: Enzo Zucchi / European Union Press Service)

A fine anno gli era scoppiata fra le mani una grana grossa ma ipotetica e ad inizio anno si ritrova fra le mani una grana grossissima ma reale. Perciò Fumio Kishida, premier del Giappone, in questi giorni tiene fede al suo nome e si è messo in caccia dei grandi dirigenti del ministero dell’Economia. Perché? Perché dopo un’indagine partita il 16 dicembre scorso è stato appurato oltre ogni ragionevole dubbio che per anni il Giappone ha sovrastimato i dati sul suo Pil.

Che significa? Che qualcuno ha truccato le carte per disegnare una situazione economica non corrispondente al vero e per attirare investitori con un’esca farlocca. Il problema, e Fumio lo ha capito subito, non è tanto quello tecnico dei punti Pil taroccati che in macroeconomia sono pochi e di rappresentanza. No, la parte seria del problema sta nel fatto che la (presunta) terza economia al mondo abbia barato con gli investitori e gli investitori, quelli no, non perdonano.

Ad ogni modo il premier ha ingoiato il rospo, anzi, il pesce palla ed ha dichiarato: “È deplorevole che sia successa una cosa del genere. Il governo esaminerà il prima possibile quali misure può adottare per evitare che un simile incidente si ripeta”. Ma come si era venuto a sapere del magheggio? Come sempre e lo scriviamo con orgoglio: grazie ad un’inchiesta giornalistica nel caso di specie del quotidiano Asahi Shimbun.

E la polpa di ciò che i cronisti nipponici hanno scoperto? Che il Ministero del Territorio, delle Infrastrutture, dei Trasporti e del Turismo ha “riscritto” i dati ricevuti da circa 12.000 aziende selezionate dal 2013 a un ritmo di circa 10.000 voci all’anno. E su questi scivoloni il Giappone è recidivo: nel 2018 ad essere taroccati furono i dati del ministero della Salute su fattacci afferenti la centrale di Fukushima.

Saisuke Sakai, economista senior presso il Mizuho Research and Technologies, l’ha spiegata meglio di tutti: “Il problema più grande non è l’effetto sul PIL in sé, ma il danno all’affidabilità delle statistiche”. Un esempio? I 300 miliardi di yen su cui fondava una mega commessa di 30 fregate FFM dell’Indonesia fondavano quasi tutti sui grandi spot di lavorazione dell’acciaio di cui quelle fregate sono fatte.

E a rifare i conti quelle fregate acquistate dall’Indonesia restano 30 ma varrebbero 269 miliardi. Insomma, fra fregate gonfiate e fregate low cost a rimanere fregati sono stati gli investitori, loro e il povero Fumio che ha il telefono più bollente di un call center erotico moldavo.

Harakiri economico.

GREENLAND MINERALS

GREENLAND MINERALS

Uno scrigno di ricchezze per l’uomo emerse dopo quello che l’uomo ha fatto a Greenland, alla Terra Verde. Chi scrive non è uno hobbit e non siamo nella Terra di Mezzo, è solo che la Groenlandia si chiama così. Ed è davvero terra verdissima, verdissima sopra e opalescente sotto la sua superficie. E la Groenlandia ha anche altre skill che stanno fra condanna e salvezza: è enorme, remota e poco abitata.

Poi è nota per paesaggi innevati, fiordi remoti e ghiacciai che sollevano gigantesche distese di banchisa nel mare. Fosse tutto solo così idilliaco saremmo a posto e diventeremmo bardi norreni ma non è così. Grazie ai cambiamenti climatici ed al riscaldamento globale che sta sciogliendo l’80% dei ghiacci la Groenlandia è nota per qualcos’altro che potrebbe essere la sua condanna: minerali rari.

E quella promessa affiorata sotto la coltre di un bianco che credevamo eterno ha attirato squali grossi in un mare di cefali. Sono emersi giacimenti giganteschi di neodimio, disprosio, lantanio: terre rare con utilizzo primario nelle turbine eoliche, nei motori elettrici e in quasi tutti i dispositivi elettronici, smart phones inclusi.
E’ roba che fa gola per due motivi: da un lato ingolosisce la golosissima Cina che è monopolista mondiale, dall’altro spreme bave ingorde dalle bocche di quei paesi che nel monopolio della Cina ci vedono uno sconcio da sanare. Il risultato? La Groenlandia è diventata la terra promessa per le peggiori specie di marpioni del pianeta. Marpioni come la Greenland Minerals, colosso australiano che dal 2007 sta provando a vincere la sua personale corsa all’oro arrivando a finanziare i partiti morbidi con la colonizzazione mineraria.

E che ha accolto investitori cinesi per irrobustire la sua capacità offensiva. Come? Con un incremento mostruoso di capitale e con l’arrivo di dirigenti che in tema di scrupoli bassi per arrivare allo scopo sono fra i più specializzati della galassia. Nel 2013, di fronte alla prospettiva dell’apertura delle miniera di uranio a cielo aperto più grande del pianeta era nato un gruppo chiamato “Urani? Namiik“, che in groenlandese significa “Uranio? No grazie“.

Bene, secondo il New York Times quelli della Greenland Minerals si sono letteralmente comprati metà del team dirigente a suon di azioni e di viaggi benefit in Polinesia, dove la GM ha dei resort. Perché al sole di un Paese bellissimo è più facile scordarsi del buio che stai dando al tuo, di Paese, che bellissimo rischia di non esserlo più.

Progresso batte civiltà.

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