Internazionale, i protagonisti della XXII settimana MMXXII

I protagonisti della XXII settimana del 2022 sulle pagine degli Esteri. Per capire meglio cosa accade nel mondo

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

I protagonisti della XXII settimana del 2022 sulle pagine degli Esteri. Per capire meglio cosa accade nel mondo.

UP

JUSTIN TRUDEAU

Justin Trudeau e Barack Obama

Se qualcuno pensa al cittadino medio statunitense come ad una persona armata ed amante delle armi fa bene, ma non dimentichi mai una cosa: che di fronte al cittadino medio canadese quello Usa sembra Gigino della III B con la cerbottana a ricreazione. Il Canada è terra di Giubbe Rosse, pellicce, caribù, animali irsuti e umani di cui almeno la metà sogna di fare a braccio di ferro con gli orsi. 

Capito questo sarà più facile capire la portata della rivoluzione annunciata dal premier di Ottawa Justin Trudeau che sta per far varare una legge che blocca la compravendita di armi. Trudeau ha spiegato che entro l’autunno il suo governo introdurrà una nuova legislazione che condurrà al blocco nazionale della compravendita di armi. 

Ed è un progetto di legge articolato ed ardito, anche a contare l’effetto psicologico delle ultime stragi da piombo facile nei vicini Usa. Il premier ha anche detto che quel progetto di prevede un “congelamento nazionale” della proprietà di un’arma e la confisca della licenza per chi è coinvolto in atti di violenza domestica o molestie, come lo stalking. 

Niente stragi, siamo canadesi
Justin Trudeau

Se approvato, dato che in Parlamento non è così sicuro che passi indenne e senza cerotti, il provvedimento dovrebbe anche settare alcuni protocolli: i caricatori per le armi lunghe andranno modificati in modo che non possano sparare più di cinque colpi e i caricatori ad alta capacità diventeranno roba da mercato nero. Si tratta di un modo molto concreto di limitare la potenza devastante dei fucili semi automatici usati spesso nelle stragi. 

E Trudeau l’ha messa giù franca: “Non c’è alcuna ragione per cui qualcuno in Canada debba avere armi nella sua vita quotidiana, a parte quelle per la caccia e le attività sportive“. E ha fatto centro su un bersaglio etico che, per la prima volta, non ha bisogno di una pallottola.

Giubba Arcobaleno.

ZABIHULLAH MUJAHID 

Lo hanno fatto, in ritardo di decenni ma lo hanno fatto. E i talebani, che sono bipolari e che hanno da poco ripristinato il velo alle donne, hanno deciso di scattare un po’ più avanti nel percorso di una Storia che li precede di un secolo. Il dato è che nell’insieme i talebani sono un’accozzaglia di bruti maschilisti da mezz’oncia, però gli Uomini Illuminati nel mondo sono una costante che fa il nido sempre esattamente dove la loro opera serve e spicca, cioè dove c’è il buio. E neanche i primitivi Taleb di Madrassa fanno eccezione

Zabihullah Mujahid ad esempio è uno che fin dalla riconquista del potere dell’agosto 2021 ha fatto capire che gli anni passati fuori dal suo Paese li ha passati a studiare ed a laicizzare un pochino la sua indole. Attenzione, il termine è forte e nell’universo talebano rappresenta ancora un’iperbole, il regime resta un tritacarne di diritti specie femminili, ma la strada è quella. C’è la sua mano dietro la decisione del governo di Kabul di consentire agli afghani di ricominciare a viaggiare con il loro Paese posto che abbiano i documenti in regola, cioè un passaporto valido. 

E ci sono sempre le sue impronte digitali dietro la sottile erosione nel gotha talebano per arrivare gradualmente ad estendere questa libertà anche a donne che non siano accompagnate da uomini-sorveglianti-mastini.

Un passo indietro per apprezzare
Foto: © Jason Brisebois

Attenzione, riavvolgiamo il nastro prima di ridere e “benaltrizzare” con lo sconcio del velo femminile: stiamo parlando dell’Afghanistan e dei talebani, non della Pro Loco di Spilimbergo e dell’Agesci, perciò quelle che a noi sembrano ovvietà etiche minimal lì, quando vengono applicate o anche solo preconizzate, sono rivoluzioni smart belle e buone. 

Tanto buone che chi di quel tormentato Paese conosce davvero bene indole e tare ha subito espresso la soddisfazione misurata di chi vorrebbe ballare la macarena ma deve limitarsi al minuetto. Hugo Shorter ad esempio, incaricato d’affari della missione del Regno Unito in Afghanistan, ha tweettato: “Chiarimento gradito dal portavoce dei talebani sul fatto che gli afgani con i documenti giusti possono viaggiare fuori dall’Afghanistan“. Poi dopo qualche giorno ha azzardato la matta: “Ci aspettiamo che le regole invariate significhino che non ci sono nuovi requisiti per le donne che lasciano l’Afghanistan per essere accompagnate da un tutore maschio“. 

Una settimana ed è stato accontentato almeno concettualmente da una telefonata diretta proprio di Zabihullah Mujahid. Gli ha spiegato che la libertà di viaggiare vale anche per Paesi come Usa e Regno Unito e che per le donne sarebbe giusto “riconsiderare certi divieti“, una cosa che nell’ottica talebana che fu e che ancora non crepa del tutto è un po’ come consentire ad un arcangelo di andare a prendere tè e biscotti con Satana. 

E il segreto sta tutto là, nella parola viaggiare: perché chi viaggia apprende e cresce, e quando torna mette semenza nel cuore di chi non può viaggiare e costruisce una cosa che tutto sommato serve anche ai talebani: il progresso. Progresso che della civiltà è il fratello che mette la barba più in fretta.

L’eccezione che ci voleva.

DOWN

SAMUEL ALITO & FAN

Il governatore Kevin Stitt (Official White House Photo by Shealah Craighead)

Aborto in Oklahoma off-limits per quasi tutte le donne a meno che non siano malate, violentate o messe in cinte da padri o fratelli. Ma presto potrebbe andare peggio perché 22 stati Usa sono in predicato di fare un triplo carpiato all’indietro in zona Mayflower. La legge è stata approvata ed è legge che vieta l’aborto direttamente dal momento del concepimento. 

E attenzione, in questo gioco dell’Oca delle Follia bello nascosto fra le pieghe mainstream della guerra in Ucraina ci sono le caselle bonus: la bozza passata in Parlamento prevede deroghe solo in caso di emergenze mediche, stupri o incesti, come fai a non dire “che culo“? Poi però c’è la casella “vai in prigione“: la nuova norma dà facoltà ai cittadini di citare in giudizio chi consente o aiuta le donne a interrompere la gravidanza dopo sei settimane, senza che nella vicenda si sia coinvolti direttamente. Da un punto di vista legislativo quel testo dovrà finire sul tavolo del governatore repubblicano dell’Oklahoma, Kevin Stitt, che è un antiabortista convinto ed ortodosso. Che significa? Che è come chiedere la grazia a Mastro Titta sapendo che ad ottenerla gli togli lo stipendio.

Ribaltare la Roe contro Wade

La cosa che fa più sconcio è che questo legiferato statale sembra fatto apposta per mettersi in scia giuridica con quanto starebbe per decidere la Corte Suprema Usa, pare intenzionata a ribaltare la storica sentenza Roe v. Wade che dal 1973 garantisce l’accesso all’aborto. La vice presidente Usa Kamala Harris si è fatta venire le convulsioni ed ha detto chiaramente che “questo è solo l’ultimo di una serie di attacchi alle donne messi in atto da legislatori estremisti“. 

Il guaio grosso è che il passo indietro non sembra essere solo appannaggio dell’Oklahoma: lo scorso 3 maggio trapelò la notizia per cui il giudice supremo Samuel Alito starebbe raccogliendo le forze assieme ai colleghi conservatori per far tornare una materia legittimata a livello federale di competenza dei singoli Stati. E 22 di essi sono già pronti a restringere il campo di azione o a dichiarare illegale l’aborto. Manca solo la lettera scarlatta sulle guancia delle adultere e poi sarà tutto completo.

Interessa un mitra miss?

ELON MUSK

ELON MUSK

Nella guerra della Russia contro l’Ucraina lui ci si è buttato a capofitto ed ha usato i social per rispondere agli appelli dei “duri” dell’esercito di Kiev e fornire loro sistemi Starlink con cui usare internet per comunicare. Lo ha fatto perché in una guerra comunicare con gli amici è ancor più importante che geolocalizzare il nemico sul campo. 

Insomma, Elon Musk ha capito il valore della propaganda e facendone fare tanta all’Ucraina aggredita ne ha fatta molta in suo favore. E l’ha fatta giusto nei giorni in cui ha scalato Twitter che della comunicazione smart è totem con margini di fatturazione mostruosi. 

Poi però qualcosa si è interrotto e Musk, forse proprio perché ha azzardato quella scalata, è finito al centro di una serie di bufere che, quand’anche fossero “telecomandate”, ne hanno messo a nudo i limiti umani. Quali limiti? Sono quelli per cui un miliardario dovrebbe aver addomesticato le pulsioni a reagire di pancia proprio perché in quanto tale è bersaglio grosso. Musk ha reagito ad ogni attacco con un cinguettio e in molti casi ha peggiorato la situazione per questa sua smania di comunicare al mondo che qualunque cosa succeda lui o non c’era o si trovava a passare per caso.

Di tutto di più
Elon Musk (Foto: Nasa)

In un mese Musk è stato: accusato di molestie sessuali da una sua ex addetta di volo, tacciato di “pazzia” da un suo ex dirigente in un video diffuso suo media e fatto oggetto di azione legale da parte di alcuni azionisti di Twitter. Perché Musk rischia di vedere vanificata la sua offerta finale? Perché a marzo aveva già superato il 5% delle azioni del social ma aveva comunicato la sua partecipazione solo in aprile quando era già salito al 9,2%. 

E quindi “ritardando la comunicazione della quota, Musk si è impegnato in una manipolazione del mercato e ha acquistato titoli Twitter a un prezzo artificialmente basso“. Insomma, addosso al magnate di SpaceX è arrivata una slavina multipla che forse, al di là del merito dovrebbe insegnargli qualcosa: fra fare la storia e fare buoni affari c’è una via di mezzo che passa molto per discrezione e tavoli di briefing e poco per i social. Quelli, se vuoi controllarli davvero, li devi usare senza esserne usato, altrimenti la storia non la fai, la subisci.

La storia siamo loro.

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