Isola pedonale tutti i giorni? Mi faccia il piacere…

L'eterna polemica sull'isola pedonale a Cassino. Ipotizzata nei giorni scorsi. E stroncata subito dai commercianti. Che chiedono un incontro urgente con il sindaco e l'assessore.

Massimo Gentile
Massimo Gentile

Sao ko kelle terre...

L’isola pedonale tutti i giorni? Per favore, non scherziamo!” I commercianti del centro di Cassino chiedono un incontro con il sindaco Enzo Salera e con l’assessore al Commercio Arianna Volante. Lo reclamano con una lettera di due pagine più altrettante con timbro dell’attività e firma, dopo aver letto sulla stampa della proposta di istituire l’isola pedonale tutti i giorni.

Ma chi lo ha proposto?

Il documento sottoscritto dai commercianti del centro

Proposta in Giunta dall’assessore? No. Ma la firma in calce a quella proposta ha preoccupato ancor di più i commercianti che non gradiscono la chiusura del centro. A frasi promotore dell’istanza è stato infatti il movimento “Pop” che a Cassino è coordinato da Claudio Donatelli.

Già consigliere comunale ai tempi del sindaco Giuseppe Golini Petrarcone, Donatelli è un sostenitore della prima ora di Enzo Salera ed è molto vicino al delegato alla Cultura del Comune di Cassino Danilo Grossi che è il referente regionale di “Pop” ed è anche un assessore molto ascoltato e molto vicino al sindaco di Cassino. Tanto che alcuni commercianti hanno iniziato a dare già per scontato che tale proposta diventi realtà, “con la scusa del Covid”. (Leggi qui Rifare la piazza e in treno a Gaeta: Cassino… restart).

Cosa c’entra la pandemia? Lo ha spiegato proprio il movimento “Pop” nella sua nota dei giorni scorsi. Nella quale ha evidenziato: “Dal 26 Aprile il Lazio torna in zona gialla e, in base agli ultimi decreti, bar e ristoranti potranno essere aperti a pranzo e a cena con posti solo all’aperto. Come POP Cassino chiediamo al Comune la possibilità di estendere l’isola pedonale tutti i giorni almeno dalle 18 alle 22 e nell’intero weekend. Oltre a prevedere, come già si sta predisponendo, eventuali altre piccole isole pedonali sul modello di via Falese. Crediamo infatti che tale possibilità permetta non solo ai bar e ristoranti di avere maggior spazio a disposizione all’aperto per lavorare e recuperare i mancati profitti, ma anche di dare più spazio alle famiglie e ai pedoni in generale che avrebbero difficoltà a camminare sul marciapiede. Riteniamo inoltre che tale misura sia necessaria per permettere l’adeguato distanziamento tra i clienti stessi di bar e ristoranti”.

Ma i negozianti sono contrari

Claudio Donatelli

I negozi del centro di Cassino, molti negozi, sono stati da sempre contrari alla chiusura al traffico veicolare. Per anni in città si è creato un conflitto continuo: gli ambientalisti da un lato a chiedere la chiusura del centro alle auto per ridurre l’inquinamento e rendere la città più vivibile; i commercianti dall’altra a lamentare il fatto che, con la chiusura, si crea un danno alle attività perchè c’è minore circolazione di persone.

Ora che il Covid impone di utilizzare al massimo gli spazi all’aperto, dove il contagio è minore, l’amministrazione – che finora ha tentato di mediare tra le due parti – sembrerebbe intenzionata ad accogliere tale proposta. Partendo da una convinzione: il centro si popolerà di persone grazie ai tavolini messi sui marciapiedi, trasferendo bar e ristoranti all’esterno.

Ovviamente si tratta solo di rumors, di ufficiale c’è nulla se non la proposta di “Pop”. A far scattare l’allarme sono state le isole pedonali già create lo scorso anno ed il fatto che c’è in cantiere, per il post Covid, l’idea di creare un’isola pedonale permanente tra Corso della Repubblica, viale Dante e piazza Diamare. Così i commercianti questa mattina hanno protocollato una richiesta per chiedere l’incontro al sindaco e all’assessore.

La lettera al sindaco

Partiamo dalla fine: la lettera è firmata, con tanto di timbro, da circa una trentina di attività. Si tratta di negozi di abbigliamento, fiorai, ottici, tabacchi, negozi di telefonia, profumerie, farmacie. Non compaioni nomi di bar, locali di ristorazione e pub. Ed è un primo elemento, non secondario.

Queste attività con l’isola pedonale potrebbero infatti usufruire di maggiore spazio per i tavolini all’aperto; di contro le altre attività, che invece hanno una clientela diversa, abituata ad arrivare con la macchina dinanzi l’attività commerciale, prendere il necessario e andare via, si ritengono penalizzate. L’amministrazione dovrà ascoltare queste attività e poi dovrà prendere una decisione, trovare una mediazione. Oppure, inevitabilmente, scontentare qualcuno.

Le strade di Cassino deserte

Le attività commerciali contrarie alla chiusura del centro, per dare forza alla loro tesi, nella missiva inviata a Salera e Volante spiegano: “Durante la settimana, quando i bambini sono a scuola, chi dovrebbe fruire di quest’isola pedonale?”. E ancora, argomentano: “Cassino è stata già fortemente penalizzata da ottuse strategie politiche, che invece di dare vita alla città l’hanno mortificata, decentrando uffici e scuole e allontanando i giovani e i lavoratori dal centro. La chiusura – mandano a dire al sindaco e alla sua delegata – non è mai positiva: lo abbiamo visto con piazza Labriola, una piazza che pulsava di vita e che ora è diventata ostaggio di traffici illeciti”.

Chiusuristi e aperturisti

Quindi, domandano: “Vogliamo aggiungere danno al danno? Le attività commerciali sono tutte allo stremo, chiedono di lasciare aperte le strade perché si possa entrare tranquillamente. La chiusura sarà la morte del centro perché un centro è vivo se ci sono luci, vetrine che attirano le persone, se tutto questo viene a mancare sparisce la vita e subentra lo squallore”.

Infine concludono: “Riqualificare il centro della città non significa necessariamente chiudere la città, riqualificare significa rendere bella, illuminata, pulita, sicura e fornita di servizi di prima necessità, tutto quello che al momento manca alla nostra Cassino”.

La battaglia, c’è da scommettere, è solo all’inizio. I “chiusuristi” sono pronti ad elencare le loro, di ragioni, in risposta agli “aperturisti”.