Il modello Terracina arriva… a Palazzo: ci riprova ad Itri

Per le amministrative ad Itri FdI punta ad esportare la formula del partito-guida. E sceglie l'ex candidata sindaca del 2016 che si smarca dalle lusinghe di altri in lizza. Ma per la corsa è in buona compagnia.

Vuole applicare il “Modello Terracina” anche all’ombra del castello medioevale, ad Itri. Un modello politico che allarghi i confini ai civici e sia inclusivo: ma l’azionista di maggioranza resta Fratelli d’Italia. È il modello che ha consentito a Roberta Tintari di vincere le elezioni. Ed Elena Palazzo vuole fare altrettanto.

Soffre di orticaria quando qualcuno le parla di centrosinistra. La politica ha cominciato a farla da bambina: accompagnava, come se fosse uno scudo umano, papà Giovanni ad aprire la sezione di Itri del Movimento Sociale Italiano. Circolo frequentato da un giovanissimo Maurizio Gasparri, di cui Palazzo senior è amico personale di vecchia data. In quella Sezione andava l’allora federaledi Latina: il futuro consigliere regionale e sindaco del capoluogo pontino Vincenzo Zaccheo.

Elena Palazzo con Giorgia Meloni

Candidata a sindaco alle amministrative del 2016, Elena Palazzo vuole tentare il bis nel 2021. Consapevole che tant’acqua è passata sotto i ponti della politica italiana e itrana.

Vuole approfittare della esagerata polverizzazione che ha colpito il centrodestra aurunco. La Palazzo ha avuto il nulla osta dai vertici provinciali e dal direttivo locale di FdI. Per cosa? Tentare di emulare le gesta elettorali di Roberta Tintari a Terracina. E lo scherma dovrà essere lo stesso.

Quel voto che illuse Fargiorgio

Cioè Fratelli d’Italia a trainare una lista in grado di «vincere prima e di governare in poi. Mettendo in campo uomini e donne capaci, di solido spessore politico ed amministrativo. Abbiamo – dice Elena Palazzo – tutte le carte in regola per giocare questa partita. Compresa quella di esprimere la candidatura a Sindaco». Di Elena Palazzo medesima.

Questo annuncio ha scosso le fondamenta dell’amministrazione comunale del sindaco Antonio Fargiorgio. Perchè? Confidava nell’apporto elettorale dell’esponente FdI. Cosa lo auorizzava a sperare che lo avrebbe appoggiato? Un episodio preciso: un voto imporante che c’è stato lo scorso settembre quando la Palazzo, benché sedesse nei banchi dell’opposizione, ha votato il Bilancio di previsione 2020 della giunta Fargiorgio. Che è sì civica ma con uno sguardo proteso a destra, a Forza Italia in particolare.

Antonio Fargiorgio

«Quel voto non lo rinnego. Fu frutto di una collaborazione istituzionale necessaria nell’ambito dell’emergenza Covid. Però – ha osservato la dirigente provinciale e nazionale di FdI – ora abbiamo l’obiettivo di far risorgere il paese. Puntando a scelte di sviluppo urbanistico ed economico importanti che non possono più attendere. Lo faremo illustrando la nostra visione, che guarda con coraggio ed entusiasmo, al futuro».

Per quel voto è stata accusata da “pezzi” importanti della Lega – che si trova all’opposizione – di essere una collaborazionista (sin dai tempi dell’emergenza ambientale in località Calabretto).

La realtà è che Elena palazzo confidava in un passo di lato dell’attuale sindaco di Itri. Perché Antonio Fargiorgio è alle prese con le dimissioni di due delegati di prima fascia. Sono Paola Soscia e Vittoria Maggiarra. In più, ha il problema della mai chiarita revoca delle deleghe dell’assessore Salvatore Ciccone.

Il sindaco tira dritto

Il sindaco Antonio Fargiorgio

Invece il sindaco di Itri ha deciso di andare avanti. Fargiorgio e Palazzo si sono svelati le reciproche intenzioni nel corso di un faccia a faccia.

«E perché dovrei fare diversamente? – ha sbottato Fargiorgio –. Sono stati cinque anni complicati ed impegnativi. Ma la mia amministrazione è stata capace di creare un solco, di attuare un’inversione di tendenza i cui primi benefici sono sotto gli occhi di tutti. I cittadini sapranno apprezzare quando saranno chiamati a valutare in primavera l’operato di questa amministrazione. Che ha avuto il merito di annullare il gap, sotto ogni profilo, con gli altri centri dell’intero comprensorio».

A proposito di cittadini , Elena Palazzo pensa di illustrare un’altra idea di visione di crescita sociale e culturale. Come? «Cercando di mettere insieme tutte le forze politiche che hanno a cuore il territorio di Itri. Non abbiamo preclusioni di alcun genere. Questo perché siamo convinti che i colori politici sono importanti, ma le persone lo sono ancor di più».

Insomma FdI pensa ad un suo «modello di governo che, dopo Terracina, sarà vincente anche a Itri, ne sono certa».

Appeso a Fazzone e Stamegna

Livio Stamegna

La sfida elettorale della Palazzo sarà una delle tante che stanno prendendo corpo nel frammentato centro destra itrano. Fargiorgio sarà della prossima partita ammistrativa. Tuttavia deve ricomporre un puzzle costellato da alcune defaillances.

Ma anche dal timore che la Forza Italia legata a quattro mandate al senatore Claudio Fazzone possa fare altre scelte. Quella FI legata al potente dirigente regionale Michele Stamegna (omonimo e non parente di Livio). E un’opzione, importante, già c’è. Si tratta di Andrea Di Biase, il “vice” di Fargiorgio (e cugino dello stesso Stamegna). Che sarebbe stato messo in pre-allarme qualora servisse il suo apporto per una candidatura a sindaco.

Di sicuro nella prossima campagna elettorale ci saranno anche alcuni ex sindaci. Ancora con le ferite sanguinanti per la sfiducia subita prima dell’elezione di Fargiorgio. Uno di questi è Giuseppe De Santis. E’ socialista ab origine prima di confluire in Forza Italia e nel Pd poi. Lui pensava di “imbarcare” la Palazzo ma la 45enne ha capito che il vento ora potrebbe soffiare alle sue spalle.

Gli altri fra contatti e rivalse

Giuseppe De Santis

De Santis ha confermato che sarà in campo, farà la lista e qualche contatto l’avrebbe già definito. Uno di questi riguarda Paola Soscia, la professoressa che con le sue polemiche dimissioni da delegata alla Cultura è stata la prima a dare qualche calcio agli stinchi al sindaco Fargiorgio.

Per la cronaca avrebbe desiderato una gestione pubblica e più trasparente del castello medioevale e del museo del brigantaggio di Itri.

Un altro ex primo cittadino desideroso di togliersi qualche sassolino è Giovanni Agresti. Democristiano agli inizi, per An è stato finanche assessore in Provincia. Ma le sue fortune imprenditoriali (a Pontecorvo gestisce una residenza per anziani) sono targate Partito Democratico.

Che Agresti sia un fedelissimo nel sud-pontino del consigliere regionale Dem Enrico Forte è cosa nota e risaputa. Anche l’ex sindaco sta “pescando” nell’attuale consiglio comunale. Della sua squadra dovrebbero far parte l’ex delegata agli affari generali (e praticante nello studio legale…Fargiorgio) Vittoria Maggiarra. Poi Osvaldo Agresti, cugino si di Giovanni. Nel 2016 il primo consigliere comunale eletto dal Movimento cinque stelle di cui era candidato sindaco. (Leggi qui L’eretica Vittoria evita il rogo: lascia la maggioranza).

Per vincere in un piccolo centro ogni voto è buono e Agresti ha chiesto di consumare con alcuni che il potere, ai diversi livelli, l’hanno gestito.

Due nomi per la sinistra di Itri

Armando Cusani

Si va da Raffaele Mancini di An all’ex consigliere provinciale Claudio Cardogna, fedelissimo storico collaboratore dell’attuale sindaco di Sperlonga Armando Cusani. E la sinistra? Ufficialmente è scomparsa dai radar . Il Pd itrano ha due carte, Livio Stamegna e l’ex sindaco Giovanni Ialongo, a lungo componente della segreteria in regione di Claudio Moscardelli.

Ialongo non ha però tanti margini di manovra. Tiziana, sua figlia, è l’assessore alla scuola in carica nella Giunta Fargiorgio. Ed il suocero, l’avvocato Massimo Signore, è il “dominus” di Forza Italia a Minturno e Scauri. Altro che Patto del Nazareno!

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