l fattori Letta e Usa nella corsa di Draghi al Quirinale

La strategia di Gianni Letta in Forza Italia e l’apertura di Matteo Renzi al patto di legislatura invocato da Enrico Letta. La reazione di Rotondi. L'endorsement del NYT. In queste ultime ore si stanno aprendo spiragli fondamentali che portano ad un’unica soluzione: Mario Draghi al Colle.

Zio e nipote: il fattore Letta incombe sulla partita per il Quirinale. Gianni Letta è l’eminenza grigia di Forza Italia, il braccio destro e sinistro di Silvio Berlusconi. In queste ore il suo nome circola per la presidenza della Repubblica, perfino come soluzione condivisa se Silvio Berlusconi dovesse fare un passo indietro.

Il quotidiano La Stampa ha scritto: “In queste ore all’orecchio di Berlusconi hanno sussurrato tutte le maldicenze possibili, anche le più grevi: Gianni Letta è un traditore…”. Lui lo sa, ci è abituato e anche stavolta lascerà scivolare e macerare tutto nel silenzio. E d’altra parte, come gli capita da 33 anni, Gianni Letta col Cavaliere parla direttamente e anche stavolta si è potuto permettere di dire a Berlusconi tutto ciò che pensa sulla scalata del Quirinale: “Lo dico per il tuo bene”. In effetti Gianni Letta può permettersi con Berlusconi perfino toni che nessun altro può osare di immaginare. Ed è l’uomo più autorevole del centrodestra per poter provare a trovare una soluzione condivisa con il centrosinistra.

La posizione di Matteo

Matteo Renzi (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Dall’altra parte della barricata c’è il segretario del Pd Enrico Letta, nipote di Gianni. E le novità non mancano proprio in queste ore. Visto che il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha giudicato “sagge” le parole del segretario Dem Enrico Letta sul patto di legislatura “fra tutte le forze politiche, a cominciare da quelle di maggioranza”. Ha riferito l’Agi: “ Uno spiraglio nel quale potrebbero infilarsi quanti, in queste ore, stanno lavorando per superare l’ipotesi Berlusconi e portare il centrodestra al tavolo del confronto. Un confronto che l’ingombrante presenza del Cavaliere rende impossibile, almeno a sentire i leader di centrosinistra”.

“Il centrodestra sbaglia. Silvio Berlusconi è un vicolo cieco, non è una figura istituzionale su cui ci sarà unità“, ripeteva ancora ieri sera il segretario Pd al Tg3.

Matteo Renzi ha capito che si era aperto uno spazio e ha affermato: “Berlusconi non ha alcuna chance di fare il presidente della Repubblica. Berlusconi è circondato da gente che ne asseconda i sogni. Che i numeri non ci siano è una constatazione dello stesso centrodestra”. Quindi Renzi ha continuato: “O va Draghi al Colle, ed è un film che ha una logica, e allora c’è il patto di legislatura. Ma se Draghi rimane a Chigi, bisogna trovare un candidato credibile. Il nostro è un appello alla regionevolezza. Trovo serie le cose dette da Enrico Letta, penso sia stato saggio”.

La risposta di Rotondi. E Calenda

Gianfranco Rotondi (Foto Paolo Cerroni © Imagoeconomica)

A lui in mattinata ha risposto il vice presidente del gruppo di Fi alla Camera, Gianfranco Rotondi. “A Renzi dico con franchezza: Berlusconi non è una candidatura tattica ma ‘la’ candidatura, il piano A, B e Z. E non è una mia fissa, come si legge spesso sulla stampa, nè una bizzarria solitaria ma una scelta condivisa con eminenti leader del centrodestra. Si pensi a Tajani, il più importante esponente del Ppe in Italia: sarebbe di diritto nel toto-Quirinale del centrodestra e, invece, spinge Silvio“.

Carlo Calenda ha affermato: “Mi fa piacere che sia Letta sia Renzi dicano che serve un patto di legislatura”.

Nei giorni scorsi il primo a capire che occorreva un’autostrada condivisa per superare lo stallo era stato Gianni Letta, con dichiarazioni che aveva sorpreso diversi esponenti del centrodestra. Ma Gianni Letta è abituato a stare in anticipo e a nuotare controcorrente. La soluzione alla quale pensano lui ed Enrico Letta è una sola: Mario Draghi al Quirinale.

I segnali americani per Draghi

La sede del New York Times

Segnali decisivi arrivano dalla politica e dalla finanza mondiali. In mattinata c’è stato l‘endorsement del New York Times per Mario Draghi al Quirinale. Nel numero oggi in edicola il quotidiano ha scritto che Draghi premier ha stabilizzato la politica italiana, fatto passare di moda il populismo, rassicurato i mercati internazionali. Ha trasformato un Paese il cui caos politico era stato spesso oggetto di scherno in un Paese leader in Europa e offerto agli italiani un rinnovato senso di orgoglio.

In un altro passaggio ha evidenziato come Draghi al Quirinale “potrà estendere il periodo d’oro di un’insolitamente unità politica italiana anche oltre al suo mandato” a Palazzo Chigi.

Se Draghi dovesse diventare presidente, dicono i suoi sostenitori, i Partiti politici potrebbero aprire la strada a un nuovo governo di tecnocrati o unire le forze per un altro governo di unità nazionale che potrebbe rimanere in carica fino alle elezioni del 2023.

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