La Asl gli chiede di restituire gli straordinari: Cristofari presenta il conto

Cristofari

Il direttore del Pronto Soccorso presenta il conto: 50mila euro di danni alla Asl. Per avergli chiesto indietro gli straordinari fatti durante l'emergenza Covid

Il dottor Fabrizio Cristofari presenta il conto alla Asl: 13.800 euro per gli straordinari accumulati nei due mesi di emergenza Covid-19 più altri 50mila euro per il comportamento tenuto dall’azienda nei suoi confronti. Colpa della Determina 4260 del 3 giugno scorso con la quale la Asl ha revocato il via libera al pagamento degli straordinari al suo direttore del Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza dell’ospedale di Frosinone e quello di Alatri.

Le due determine

Coronavirus, ambulanza soccorre paziente © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

I provvedimenti sono due. Il primo è quello numero 23761 del 10 marzo firmato dal Direttore Generale della Asl Stefano Lorusso e controfirmato dal direttore Sanitario Patrizia Magrini con il direttore Amministrativo Pier Paola D’Alessandro.

Erano i giorni dell’emergenza, con i Pronto Soccorso pieni di pazienti, i reparti trasferiti altrove per fare spazio a respiratori e Terapie Intensive. La gente in tutta Italia moriva perché non c’era ancora una cura precisa, gli italiani erano chiusi in casa.

La Asl di Frosinone “per gestire la pandemia in atto, in via del tutto eccezionale, ha autorizzato lo svolgimento di prestazioni aggiuntive da parte del personale preposto ai reparti Covid dedicati.

Fabrizio Cristofari e molti altri suoi colleghi primari, praticamente si trasferiscono in ospedale; fanno turni di dieci e anche dodici ore. Sono costretti a non rientrare a casa nemmeno a fine turno: troppo alto il rischio di contagio.

Al termine di tutto, le ore di straordinario accumulate in due mesi sono 230; alle quali non si aggiungono tante altre che i medici non hanno fatto nemmeno in tempo a registrare. Totale: 13.800 euro. Che la Asl liquida con la Determina n. 3982 del 21 maggio.

La retromarcia

Coronavirus, medici Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Poi però arrivano tre esposti. Li firma il sindacato Fials: sostiene che Fabrizio Cristofari non avrebbe diritto a quegli straordinari.

La Asl verifica e ritiene di essersi sbagliata. Così il 3 giugno arriva la Determina n. 4260 con la quale annulla la liquidazione degli straordinari al dottor Fabrizio Cristofari e gli chiede la restituzione dei soldi. Perché “per mero errore materiale sono state poste in liquidazione le ore di straordinario al dipendente, risultato dai controlli titolare di rapporto di lavoro non esclusivo”.

Cosa significa? Che il primario ha anche un ambulatorio privato nel quale visita i pazienti. Per legge, avrebbe potuto visitare i suoi pazienti privati anche in ospedale riconoscendo una quota alla Asl (prestazioni intramoenia); invece, per evitare confusioni ha scelto una netta separazione tra le due attività (prestazioni extramoenia).

Per Fials e per Asl, questa circostanza non farebbe scattare il diritto agli straordinari.

Sono amareggiato

Fabrizio Cristofari Foto: © A.S. Photo / Andrea Sellari

Con una lettera aperta, Fabrizio Cristofari ha espresso tutta la sua amarezza per il comportamento avuto dalla Asl.

In quei difficili mesi l’obiettivo era solo quello di essere vigili e presenti sul campo, organizzando al meglio il lavoro al fine di assicurare ai pazienti, Covid e non, la necessaria assistenza 24 ore su 24”.

In quei giorni, rivendica Cristofari, il Pronto Soccorso dello Spaziani è stato “un vero e proprio baluardo, chiamato a svolgere un’intensa e delicata funzione di coordinamento di tutti i pazienti che giungevano quotidianamente al fine di assicurare l’assistenza ed il ricovero presso i vari Presidi Ospedalieri della provincia e della Regione”.

Turni senza soste: “Per fare fronte alle numerose e pressanti esigenze di quei mesi è stato addirittura necessario chiedere il supporto di oltre 20 medici sia pensionati che provenienti da altre strutture/reparti ospedalieri”.   

Ricorda Cristofari: “In quei faticosi mesi, come è mia abitudine fare, non mi sono risparmiato. Ho lavorato tutti i giorni, incluse le grandi festività, per almeno 10 ore al giorno e sovente anche per più di 12 ore mettendo a rischio la mia vita e quella dei miei congiunti. Molte ore di lavoro non sono state da me nemmeno “timbrate” perché si doveva correre, perché si dovevano gestire le emergenze, perché si dovevano assistere le persone più deboli ovvero quelle colpite dal virus, perché l’unico obiettivo di quei giorni era esserci e lottare in prima linea per salvare le vite”.

E lo studio privato? “In quei mesi ho anche completamente sospeso lo svolgimento della mia attività libero-professionale per dedicarmi esclusivamente a quella ospedaliera”. 

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