La banda dei cattivelli del No

Le proteste contro la Saf e contro il Termovalorizzatore di San Vittore, la guerra santa allo scalo aeroportuale civile. L’esercito dei cattivelli del no in servizio permanente effettivo. La politica continua a non scegliere. Ma le associazioni di categoria perché non prendono le distanze?

Non è mai stata la stessa. In ogni periodo ce n’è stata una diversa, formata da persone che forse nemmeno si conoscevano. Ma una banda dei cattivelli del No è sempre stata in servizio nella provincia di Frosinone. Pronta a soffiare sul fuoco per impedire oggi questa e domani quell’operazione.

Il motivo che le ispirava non era mai lo stesso. Forse perché ad ispirarle, e talvolta a foraggiarle, c’erano persone diverse. Con interessi diversi.

 

Tutti contro la Saf

La più clamorosa fu la banda che fece di tutto per dire no alla nascita della Saf. All’epoca c’era un consorzio tra i Comuni della provincia di Frosinone ed un privato: si chiamava Reclass. Il privato era il massimo esponente del settore a Roma, con interessi nel più grosso immondezzaio in Europa.

Non è un modo di dire. Perché una discarica è un sito nel quale i rifiuti confluiscono in maniera ragionata e controllata. Quello a Roma era un immenso immondezzaio a cielo aperto nel quale scaricava tutto il Lazio.

Poteva mai avere interessi a realizzare un impianto a Frosinone? La banda del No soffiò forte. Tanto che dovettero intervenire i reparti antisommossa della Polizia, ci furono cortei nei quali l’allora presidente della Provincia, il giovanissimo avvocato Francesco Scalia di Ferentino, veniva rappresentato da un fantoccio impiccato ad una forca portata in giro sul carrello trainato da un trattore.

Grazie alla Saf non abbiamo avuto problemi di rifiuti in provincia di Frosinone per 25 anni. A Roma e Napoli invece si.

Si poteva fare meglio e gestire in maniera più efficace? Sicuramente. Ma non farla avrebbe avvantaggiato solo l’immondezzaio romano e ci avrebbe fatto tornare ai falo nei quali si bruciava la spazzature, come ha visto chi c’era all’inizio degli Anni Novanta.

 

Guerra alla terza linea

Un’altra banda del No ha impedito la creazione della Terza Linea di lavorazione nel termovalorizzatore di San Vittore.

Cos’è la terza linea? Come la catena di montaggio in fabbrica, lo stabilimento di San Vittore aveva una linea di approvvigionamento dell’impianto. Che ben presto si rivelò insufficiente. La società proprietaria chiese il raddoppio. la Provincia era pronta a dire si. A patto che ce me fosse anche una terza, riservata ai Comuni della Provincia che così avrebbero incenerito gratis.

La banda del no iniziò ad urlare così forte che si dovette rinunciare. Risultato? oggi le linee sono tre, tutte del privato. Ed i Comuni pagano per farsi bruciare i rifiuti dopo averli lavorati nello stabilimento Saf, costa tantissimo al punto che un terzo della bolletta è per l’incenerimento.

 

Nessuno si alzi… in volo

Per aeroporto e interporto il discorso è leggermente diverso, ma la sostanza non cambia. L’importante è bloccare sul nascere qualunque possibilità di realizzare un’opera. L’importante è non toccare niente. Per la verità su questi due fronti le contrapposizioni sono state più che altro politiche e all’interno dei singoli partiti. Ma il discorso non cambia.

Il progetto dell’aeroporto a Frosinone fu un intuizione visionaria di Francesco Scalia, allora presidente della Provincia di Frosinone.

Partì da una cosa più piccola e concreta: la base per gli elicotteri dell’Antincendio e della Protezione Civile, in modo da liberare l’aeroporto dell’Urbe. Conveniva a tutti: gli elicotteri avrebbero fatto la manutenzione ‘on site’ risparmiando centinaia di migliaia i euro all’anno per i trasferimenti negli impianti certificati di MRO (la manutenzione specialistica aeronautica).

Poi ci si rese conto che c’era ‘fame’ di aeroporti in Italia. E che il settore andava verso uno sviluppo verticale: non erano ancora gli anni dopo l’11 settembre.

Subito si alzarono in volo le polemiche. Con flotte di persone contrare per i motivi più disparati: l’inquinamento (per lo stesso principio allora iniziamo a pensare do sopprimere l’autostrada e torniamo tutti alla Casilina), la poca occupazione che avrebbe portato, il rumore… Tutti divennero ingegneri aeronautici.

Finì che se ne fece niente. Un’inchiesta ha scagionato Francesco Scalia da qualsiasi sospetto di sperpero.

 

Proteste a corrente alternata

Però anche oggi non è che si scherzi. Fino a poco tempo fa c’era una banda di cattivelli del no con il megafono davanti allo stabilimento Saf. Urlavano che era un mostro, che avvelenava tutti.

Poi Virginia Raggi ha vinto le elezioni a Roma. All’improvviso la Saf è caduta nel dimenticatoio, i megafoni si sono ammutoliti. E chi li impugnava è diventato deputato.

 

E le associazioni di categoria?

Ora, che la politica si muova in questo modo lo sappiamo benissimo. Che in Ciociaria non si riesca mai a fare squadra è un fatto assodato. Quello che sorprende è che le associazioni di categoria, a parte qualche presa di posizione sporadica, non prendano le distanze in maniera definitiva da questo modo di fare.

Unindustria, Federlazio, ConfimpreseItalia, Cna, Coldiretti e tutti quanti gli altri potrebbero cercare strade alternative.

Cercando sponde diverse per cercare di ottenere il via libera ad un’opera o ad un progetto importante.

Per fare questo però occorrerebbe un passo preliminare: lasciare ogni tipo di rappresentanza negli enti intermedi nei quali c’è anche la politica.