La barzelletta della democrazia e gli ignavi

Gli ignavi condannati da Dante per il loro non aver voluto decidere. E le elezioni di queste ore: Comunali e Referendum. Chi vincerà a Frosinone. E la barzelletta che ci insegue da decenni

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Ve le ricordate quelle barzellette che iniziavano con “C’era un italiano, un francese  e un inglese…” o in un miliardo di varianti simili… Nelle quali, tra le varie soluzioni più assurde, alla fine l’italiano prevaleva sempre con qualche boutade o colpo di genio.

Non so se sia un caso ma da quando prevale il politicamente corretto in Europa si sentono sempre meno. Forse tra i vari documenti assurdi emanati dall’Unione Europea non si possono dire più barzellette in cui un Paese prevalga sulle altre. Tanto, da un’istituzione che in un documento dichiara che la dieta mediterranea fa male ed in un altro invita a magiare le cavallette perché sono buone e nutrienti ti puoi aspettare di tutto.

Tra referendum ed elezioni

Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Ma a me la barzelletta è tornata in mente per spiegare con una battuta a degli amici cosa pensassi della strana giornata che ci aspetta oggi sospesa tra referendum ed elezioni Comunali in alcune città italiane.

E scherzando ho detto c’erano una volta Mister preferenze, Mister affluenza e Mister interesse mutuando lo schema della barzelletta.

Alla fine non so se faceva ridere ma mi sono spiegato come volevo. Si perché in una giornata come questa così strana e complessa prendiamo ad esempio un povero cittadino di Frosinone il nostro capoluogo al voto.

Il povero cittadino, come tutte le elezioni Comunali, sono settimane che è braccato da migliaia di candidati che proferendo dolci parole lo convincono o tentano di carpirgli la propria preferenza. Si la preferenza, questo strano istituto in disuso relegato solo ad elezioni di minor valore.

E quindi vedi girare tutti questi mister o miss preferenze intenti ad auto propagandarsi con un enfasi ed una profusione di energia che non trovi in altre situazioni della politica. Si perché la preferenza è motivo di orgoglio o di scherno. Di litigio o di riconoscenza. È una sola. È uno spartiacque una decisione definitiva senza appello.

Ma c’è pure mister affluenza

Foto: Canio Romaniello / Imagoeconomica

E fin qui tutto nella norma, fino a quando il destino cinico e baro ha unito i quesiti referendari in un’unica giornata elettorale insieme alle elezioni amministrative. Allora nella barzelletta appare anche mister affluenza. Qui la scelta è più semplice: ti invito ad andare a votare o ti persuado di non andare a votare. Che tra l’altro in questa epoca di esasperazione è molto più semplice visto che la gente vede ormai il voto come un fastidio inutile.

Per cui troveremo i candidati che cercano il voto per loro e ricordano, in seconda battuta, di votare anche per i referendum perché buono e giusto. Ma troveremo anche delle figure più contorte e complicate, i mister affluenza che dopo averti fatto atto di persuasione per carpire il tuo voto perché il voto è importante e la democrazia è bella poi ti chiedono di non andare a votare i referendum.

Non di votare si o no, di fare una scelta consapevole, ma solo di boicottare il quorum di ridurre l’affluenza tanto da rendere inutili i referendum stessi.

Stava bene Gaber a cantare che “la libertà è partecipazione”. Mister affluenza evidentemente ha altri gusti musicali ormai ascolta qualche trapper che butta bestemmie a caso nei tasti cantando con l’autotune.

E infine Mister Interesse

Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

A questo punto arriva come nelle migliori barzellette Mister Interesse che spiega agli altri due come si campa, quanto è utile la furbizia e farsi gli affari propri. E illustra come cambiare scelte e decisioni in base non ai valori ma alla convenienza sia molto meno problematico e certamente più redditizio.

E frega tutti l’interesse, come nella barzelletta l’italiano incredibilmente prevale sempre su tutti i suoi colleghi europei. Purtroppo solo nelle barzellette aggiungerei.

Intendiamoci l’ignavia è un vizio italico antichissimo lo sapeva bene Dante che descrive gli ignavi alla perfezione nel canto terzo, versi 31-51, dell’inferno lasciando ai posteri una serie di espressioni che entreranno nel lessico comune.

“E io ch’avea d’error la testa cinta,

dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo?

e che gent’è che par nel duol sì vinta?».

Ed elli a me: «Questo misero modo

tengon l’anime triste di coloro

che visser sanza infamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro

delli angeli che non furon ribelli

né fur fedeli a Dio, ma per sé foro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,

né lo profondo inferno li riceve,

ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».

E io: «Maestro, che è tanto greve

a lor che lamentar li fa sì forte?».

Rispuose: «Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,

e la lor cieca vita è tanto bassa,

che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

Senza infamia, senza lode

Foto © Imagoeconomica

Chi non ha usato nella vita l’espressione senza infamia e senza lode o citato modernizzandolo non ti curar di loro ma guarda e passa.

Dante ha deciso di metterli nell’Antiferno perché non sono stati così malvagi da doversi meritare le pene dell’Inferno, ma non sono stati neanche così buoni da meritare le gioie del Paradiso. Come pena del contrappasso vengono costretti a inseguire nudi per l’eternità un’insegna bianca che corre veloce e gira su stessa (è il simbolo della loro incapacità a decidersi), mentre vespe e mosconi li pungono di continuo. Il loro sangue insieme alle loro lacrime viene poi succhiato da vermi.

È una pena non troppo dolorosa rispetto ad altre che vediamo nell’Inferno, ma di sicuro molto degradante.

Dante definisce queste anime come peccatori «che mai non fur vivi». Fondamentalmente, Dante disprezza tantissimo gli Ignavi perché per il poeta, dal punto di vista teologico, l’uomo deve per forza scegliere fra Bene e Male. Inoltre dal punto di vista sociale l’uomo doveva schierarsi politicamente. Per Dante l’uomo è un essere sociale e chi non ottempera ai suoi doveri verso la società, viene disprezzato.

Anche Virgilio non sopporta gli Ignavi e dice a Dante di passare oltre senza prestargli attenzione. E nemmeno i Diavoli non li vogliono all’Inferno.

L’oscuramento

Matteo Salvini (Foto: Vincenzo Livieri / Imagoeconomica)

Ma oggi la scelta di non votare di non partecipare viene propagandata come una scelta civile degna ed anche funzionale ai propri risultati politici. In maniera diretta od occulta, come ad esempio praticamente oscurare su giornali e tv il dibattito referendario.

Sono lontani i tempi in cui quel mostro di comunicazione che era Marco Pannella difendeva i propri referendum anche a repentaglio ed incolumità della propria salute con interminabili maratone e scioperi della fame.

Oggi Matteo Salvini che tra i promotori di queste consultazioni fu il più attivo è riuscito addirittura ad auto oscurarsi facendo parlare di se certamente più per il viaggio a Mosca progettato ed abortito che per i temi referendari. Una vera manna per i detrattori dei referendum.

Ben vengano le Comunali

Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Cosa succederà dunque non è difficile da prevedere, i referendum non raggiungeranno il quorum previsto ma vinceranno i Si in tre quesiti su cinque. Un inutile spreco di denaro e di tempo.

Dovrebbero ragionare i legislatori di eliminare per questi tipi di referendum il quorum, tanto poi dovrà legiferare comunque il Parlamento. Vedrai senza quorum come si accenderebbe la battaglia sui temi ogni volta proposti.

Allora ben vengano le elezioni Comunali le ultime degne di essere chiamate tali dove il confronto e lo scontro raggiungono livelli sempre divertenti ed affascinanti. Dove nessuno ti chiede di non andare a votare, anzi ti assilla per farlo. Dove la scelta è vera ragionata consapevole decisiva.

E dove, come diceva Dante l’uomo è davvero un essere sociale e compie i suoi doveri verso la società. Che belle dunque le elezioni nei paesi, nel nostro capoluogo, comunque vadano.

A proposito ho previsto che a Frosinone vincerà certamente… ah no siamo in silenzio elettorale non lo posso dire. Vabbè lo dirò al mio Direttore che farà da garante se avrò indovinato. Però per certo posso dire che non vincerà un ignavo, la gente premia sempre il coraggio. E poi Mastrangeli, Vicano e Marzi potrebbero essere un po’ come l’italiano, il francese e l’inglese.

Ah a proposito ecco la barzelletta che dicevo da bambino.

Una volta c’erano un italiano un francese e un inglese che bendati dovevano capire dove fossero.  L’inglese dice: “qui siamo in Inghilterra perché sento l’odore dei nostri campi” e il francese dice: “qui siamo in Francia perché sento il rumore delle nostre terre” e l’Italiano dice: “qui siamo in Italia sicuro. Perché mi hanno fregato l’orologio“.

Anche se da allora la situazione è peggiorata perché non ci rubano più solo l’orologio ma oggi ci rubano direttamente  il tempo.

Che è molto peggio.

(Leggi qui tutti gli articoli di Franco Fiorito)

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