La battaglia finale che passa per il voto in Provincia

Le mosse per eleggere il 18 dicembre il nuovo Presidente della Provincia. Cosa c'è dietro. E perché non è solo una partita provinciale. Ma molto più importante. Gli equilibri in gioco. Il riassetto con l'uscita di Zingaretti dalla scena. Gli interessi romani. E trasversali

con Alberto Simone, Maurizio Patrizi e Carlo Alberto Guderian

La partita per le Provinciali di Frosinone è aperta: il sindaco del capoluogo Riccardo Mastrangeli conta di vincerle. Ed i sindaci Enzo Salera di Cassino ed Antonio Pompeo di Ferentino potrebbero essere i suoi alleati. La posizione delle pedine sulla scacchiera è questa.

La mossa finale che decreterà lo scacco matto è l’assemblea dei sindaci del Pd convocata al Teatro Manzoni di Cassino martedì prossimo. Indetta ed organizzata da Enzo Salera e non dal Segretario Provinciale Luca Fantini.

È questo l’indizio che aiuta a leggere l’intero caso. Al punto che anche Riccardo Mastrangeli ha deciso di attendere qualche ora: non ha firmato l’accettazione della candidatura a presidente “Ma solo per un disguido con il Segretario Generale, lo farò lunedì o martedì”. (Leggi qui: Mastrangeli firma la candidatura, Salera incendia il Pd).

La battaglia nella battaglia

Nicola Zingaretti alle Fosse Ardeatine: ultimo atto prima di dimettersi

Quella in corso non è una battaglia per la presidenza della Provincia. Ma è una tappa per il controllo degli assetti che con l’uscita di Nicola Zingaretti dalla scena stanno cambiando nel Lazio e nelle Province.

Non è un caso che il giorno dei saluti del Governatore, nel palazzo che per dieci anni è stata la sua trincea a salutarlo ci sia stato solo uno striminzito e gelido tweet di Enrico Letta. Ma nulla e nessuno di quelli che avrebbero dovuto è andato in Regione a sottolineare con la sua presenza i quindici anni di governi assicurati senza troppi scossoni da Zingaretti al centrosinistra.

Non ha una corrente, non l’ha mai voluta, ha preso a calci negli stinchi il Partito Democratico quando si è reso conto che non cambiava né aveva intenzione di seguirlo su quella strada. Normale che nessuno fosse all’Eur o al Nazareno per ringraziarlo.

Gli equilibri stanno cambiando. A costruirli saranno Bruno Astorre, il Segretario regionale uscente di Area Dem che considera tantissimo i territori; Claudio Mancini, il deputato che fuori da Roma non c’è più uscito una volta preso indirizzo nella Capitale, ma ha saldi punti di riferimento; Goffredo Bettini, l’ideologo della sinistra sopravvissuto a tutte le ere geologiche. Non costruiranno con passi di danza i nuovi assetti: le rivoluzioni non sono una cena di gala; ci saranno vittime e feriti gravi. Qualcuno uscirà di scena e qualcuno si adatterà.

Frosinone e le elezioni per la Provincia rientrano in questo scenario. Se non si legge così, non si capisce la partita.

La battaglia per la Provincia

Antonio Pompeo

In gioco ci sono gli equilibri negli Enti, nei centri vitali dove si decide la vita del Partito Democratico nel Lazio. E la battaglia per la Provincia di Frosinone è la palude ideale nella quale schierare gli arsenali e disegnare le strategie. Per una ragione semplice: nessuno ha i numeri per eleggere il Presidente. Non li ha il centrosinistra, non li ha il centrodestra, non bastano i civici.

È sufficiente leggere i risultati di tutte le elezioni avvenute dalla riforma Delrio in poi. Antonio Pompeo ha sempre vinto. Ma le prime due volte c’è riuscito grazie ad un accordo trasversale con Forza Italia di Mario Abbruzzese. La terza ha governato con Fratelli d’Italia mettendo Daniele Maura alla presidenza d’Aula. La quarta ha governato con la Lega e infatti è stato Luca Zaccari ad ottenere l’Aula.

C’è poco da fare gli schizzinosi: la Provincia si prende solo con un patto trasversale. Se non avesse vinto Antonio Pompeo ma il candidato schierato dall’anima Pd guidata da Francesco De Angelis ci sarebbe riuscito solo attraverso un altro patto trasversale stretto con altri soggetti. E non certo di Democrazia Proletaria o Nuova Sinistra Unita che sindaci non ne hanno. Ma con il centrodestra. per forza di cose.

Le forze in campo

De Angelis e Pompeo

È questo lo scenario ideale per nascondersi, mimetizzarsi politicamente, aggregare o dividere. Usando simboli civici che alla fine servono solo per non lasciare segni troppo imbarazzanti. Come la compagnia aerea Air America nei fatti controllata dai servizi Usa ed utilizzata per supportare le operazioni coperte in Vietnam e Laos.

Antonio Pompeo è il leader degli ex renziani rimasti nel Pd. Francesco De Angelis è il leader della componente maggioritaria che ha le radici nei Democratici di Sinistra. Non sono mai stati assieme, ci hanno provato per un certo periodo con il Patto del Bellaria: è saltato tutto dopo pochi mesi. Il tempo di eleggere lo scorso Consiglio. (Leggi qui La guerra nel Pd è finita, votate in pace).

Non saranno insieme nemmeno per eleggere il prossimo Presidente della Provincia. Come nel passato saranno su sponde diverse. Ma questa volta il voto alla Provincia segnerà la strada verso le Regionali. Farà capire gli equilibri. Ed indicherà le potenziali vittime politiche che resteranno sul terreno: tra Sara Battisti, Mauro Buschini ed Antonio Pompeo, in Regione Lazio ne entrerà uno solo (se vince il centrodestra), o due (se vince il centrosinistra). Il Segretario Bruno Astorre ha proposto un lodo per garantire il terzo attraverso un assessorato e poi in base ai voti ognuno decide cosa pretendere.

Come si schierano per le Provinciali? Ufficialmente, non esistono schieramenti. Già questo fa capire quanto sia importante la battaglia.

Come si schierano

(Foto © Stefano Strani)

Le tracce sul terreno dicono che Francesco De Angelis ha fatto i conti. Ci sono le condizioni per vincere. Sempre attraverso un patto trasversale. Un accordo indicibile come lo sarebbe qualunque accordo e con qualunque alleato, come lo sono stati gli accordi delle votazioni scorse. I numeri per fare massa critica li può mettere solo Fratelli d’Italia. Ottenendo il risultato politico di evitare che alla Lega di Nicola Ottaviani e Riccardo Mastrangeli con l’8% vadano Comune capoluogo e Provincia di Frosinone. Quasi un affronto per Fratelli d’Italia dopo il risultato delle scorse Politiche. Il punto di caduta individuato è Giuseppe Sacco, sindaco civico di Roccasecca e gradito da entrambi i fronti.

Antonio Pompeo ed Enzo Salera? Staranno dovunque ma lontano da Francesco De Angelis. Appoggeranno allora il civico quasi leghista Riccardo Mastrangeli? Non è necessario: basta inventarsi una candidatura identitaria per abbassare il quorum e togliere al patto di De Angelis la forza per vincere.

Le mosse di sabato

Salera e Pompeo a Villa Santa Lucia

La mattinata di sabato è stata intesa per Enzo Salera ed Antonio Pompeo. Con loro c’è l’ex Segretario provinciale Pd Simone Costanzo. nelle loro file contano circa venti amministrazioni pronte a seguirli. saranno con certezza martedì all’assemblea convocata al Teatro Manzoni. Scavalcando la Segreteria Provinciale e mettendo all’angolo il gruppo dirigente che fa riferimento al Segretario Luca Fantini, espressione dell’area De Angelis.

Cassino sarà determinante: i suoi voti sono pesantissimi nel sistema delle elezioni ponderate, dove cioè la preferenza pesa in base al numero degli abitanti. Enzo Salera ha un solo obiettivo in mente: far pesare quei voti: vuole essere lui a decidere il risultato. E poter dire che è merito suo, non di Francesco De Angelis.

Per questo motivo sabato in mattinata si è visto con il presidente uscente, Antonio Pompeo. Si sono incontrati a Villa Santa Lucia, in occasione della cerimonia in onore dei caduti e delle Forze Armate. Poi un colloquio con il sindaco di Coreno Ausonio Simone Costanzo: si stanno muovendo, ognuno attraverso i propri canali, per radunare almeno venti sindaci alla riunione di martedì pomeriggio al Manzoni di Cassino. Al momento Salera e i suoi contano di aver già superato le venti adesioni.

Francesco De Angelis non sta a guardare. Alla riunione andrà anche il sindaco di San Donato Valcomino, Enrico Pittiglio, fa parte della guardia pretoriana. È tra i pochi ai quali affiderebbe una delega piena. Nessuna sorpresa se martedì portasse da solo la posizione dell’intera area. Di certo: ascolterà, conterà, messaggerà. E inciderà.

Due nomi possibili ed una svolta

Giuseppe Sacco

Rumors riferiscono che sono due i nomi sui quali potrebbero puntare i sindaci ‘saleriani’. Il primo è quello di Luca Di Stefano, sindaco di Sora. Il secondo il nome è quello del sindaco di Monte San Giovanni Campano, Emiliano Cinelli.

Il primo cittadino di Cassino frena ogni ipotesi. E spiega il motivo. “La riunione di martedì – dice – dovrà prendere due decisioni. La prima: si intende fare una scelta identitaria solo ed esclusivamente targata Pd? Bene, bisognerà valutare se effettivamente ci sono i numeri, nomi da mettere in campo non ne mancano. Qualora ci si renda conto che non c’è possibilità alcuna di proseguire su questa linea, si potrà decidere di allargare in campo“.

È una svolta perché fino a ieri Enzo Salera diceva che non c’erano margini per un accordo trasversale. I numeri per la soluzione solo Dem non ci sono. Allora le soluzioni in campo sono due o Sacco o Mastrangeli. “Le scelte – dice ora Salera – devono prenderle i sindaci, gli amministratori che dovranno recarsi a votare. Qualcuno nel Pd non ha ancora capito che non è più tempo delle decisioni calate dall’alto. Se decidiamo di allargare, preclusioni sui nomi non ce ne sono, ma sarà l’assemblea dei sindaci del Centrosinistra a dover deliberare in questo senso”.

Divisi alla meta

Luigi Maccaro

Sarà difficilissimo contare i voti. Ad esempio: il consigliere di FdI Franco Evangelista ha già spiegato che lui non voterà mai un nome frutto di un accordo con Francesco De Angelis. Ma diverse visioni di vedute ci sono anche nella maggioranza di Enzo Salera: qualcuno ha detto chiaramente che preferisce l’ipotesi Mastrangeli. Altri vorrebbero convergere su Sacco per una questione quantomeno di territorialità.

L’assessore e coordinatore provinciale di Demos Luigi Maccaro, pur senza dare alcuna indicazione, sottolinea la stima che ha per il sindaco di Roccasecca: “Le Provinciali – dice – sono l’occasione per dare la svolta al Centrosinistra che si invoca da più parti. Ci sono tanti sindaci in gamba e non c’è bisogno di andare a cercare altrove i candidati, fermo restando che la stima che io ho per Giuseppe Sacco è importante. Confesso di non conoscere gli inciuci di cui si parla, ma il suo operato è indiscutibile. Lo testimoniano anche le percentuali di voto con cui è stato rieletto sindaco di Roccasecca.”

L’ipotesi Cinelli

Emiliano Cinelli

C’è anche il nome del sindaco di Monte San Giovanni Campano, Emiliano Cinelli, fra quelli in ballo per la corsa alla presidenza della provincia. Il suo nome circola già da qualche giorno come l’unico spendibile in quota PD.

C’è anche chi sostiene che quello di tirare in ballo Cinelli sia soltanto un espediente per far desistere Francesco de Angelis dal tentativo di accordo con Fratelli d’Italia e Forza Italia e ricompattare l’area progressista.

Ma un dato è certo: né Cinelli né Di Stefano da soli sarebbero in grado di aggregare a livello provinciale gli almeno 55.000 voti ponderati, necessari a ottenere lo scranno più alto di palazzo iacobucci.

Su un punto però tutto rischia di saltare: se il loro nome uscisse dall’assemblea di martedì non si tratterebbe di una designazione degli organi ufficiali del Partito. Se mercoledì mattina la Direzione Provinciale Pd indicasse un nome diverso, chiunque votasse contro il candidato ufficiale verrebbe espulso a norma di Statuto.

Quella del Manzoni sarebbe una proposta. Che la Direzione non potrebbe ignorare. Dipende solo da quanto voglia ha il Segretario Luca Fantini di mostrare i muscoli.

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