La bocciatura di Pasquale, l’alibi perfetto per Mario

L’alibi perfetto per Mario Abbruzzese. Niente impronte digitali sul luogo del sospetto, nessuna traccia sulla quale concentrare microscopi e analisi di laboratorio. A lasciare pulita la scena del Cosilam ci pensa il suo uomo più politicamente fedele. Pasquale Ciacciarelli gli deve tutto o quasi nelle sue fortune politiche: senza il divino Mario non avrebbe avuto il peso politico per arrivare nemmeno a Ceprano, figuriamoci a Frosinone per diventare Coordinatore Provinciale di Forza Italia. La presidenza del Consorzio di Bonifica Valle del Liri poi è come un marchio a fuoco impresso sulla pelle: solo Mario ne possiede l’originale da arroventare per imprimerlo solo al più fidato tra i fidati. Soltanto grazie a Mario potrà aspirare ad una pesantissima candidatura alle prossime Regionali: con visto d’ingresso alla Pisana se il divino deciderà di accomodarsi a Montecitorio, senza alcuna velleità se il padrone indiscusso di Forza Italia dovesse desiderare di tornare ad accomodarsi in Regione.

 

In questo scenario non esistono alternative. O Pasquale Ciacciarelli ha letto la storia di Spartaco, il prigioniero trace convertito a gladiatore che si ribellò e capeggiò la sommossa degli schiavi passati alla storia per avere scatenato la terza guerra servile. Oppure è il perfetto esecutore di una missione all’interno del Cosilam, il Consorzio di Sviluppo del Lazio Meridionale.

 

Nel più chiacchierato concorso che si ricordi, quello per la successione al tanto compianto quanto poco eguagliabile direttore generale Nino Gargano, Pasquale ha presentato la sua candidatura. Ed è stato bocciato.

 

Il suo nome era tra i 70 superstiti arrivati all’esame dei consulenti Adecco (dieci hanno sbagliato pure a fare la domanda, ed aspiravano a fare i direttori generali…) incaricati di selezionare i tre finalisti da ammettere al colloquio con il Consiglio d’Amministrazione. Ma non è tra i tredici finalisti.

 

Troppo bravi e troppo referenziati gli aspiranti ad un posto che il presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli aveva definito «assolutamente inutile» e con questo slogan aveva partecipato alla costituzione di una santa alleanza con la quale arrivare all’elezione del presidente Pietro Zola «Che cancellerà il posto di direttore generale, risparmiando su una spesa assolutamente non necessaria».

 

Nino Gargano è morto d’infarto e appena la sua stanza è rimasta vuota hanno bandito il concorso per nominare un altro al posto suo.

 

E Pasquale ha presentato la candidatura. Ma il suo nome non c’è tra i 13 che ora andranno a sedersi di fronte al presidente Pietro Zola, al vice Francesco Mosillo, al consigliere Renato Di Carlo (indicato da Marino Fardelli e subito abbandonato), al consigliere Umberto Satini.

 

La domanda a questo punto è lecita. I requisiti erano appena cinque o sei, l’intero bando era lungo poche righe in più di una paginetta: le ipotesi in campo: a) Pasquale ha avuto difficoltà a leggerla b) ha avuto difficoltà a capirla c) non ha avuto difficoltà, l’ha letta e capita, ma ha presentato lo stesso la domanda per i motivi di cui sopra?

 

Se Pasquale lo abbia fatto di nascosto o scientemente, Mario ora gioisce comunque. Nessuno potrà dire che lui ha mosso foglia in quel concorso, nessuno potrà osare sospettare un suo interessamento… Ad esempio verso Annalisa D’Aguanno, sua stimata ex collega consigliera regionale del Lazio, magari per un senso di gratitudine verso l’appoggio decisivo che i maligni ritengono lei abbia dato all’elezione di Carlo Maria D’Alessandro, l’ingegnere scelto con intuizione vincente da Mario per farlo diventare sindaco di Cassino. Oppure verso Edi Bianchi, validissimo commercialista di Cassino, stimato revisore dei conti, per questo consulente di Mario quando era Presidente del Consiglio Regionale.

 

Chiunque verrà scelto per fare il Direttore Generale «inutile» del Cosilam, nessuno potrà dire che è stato aiutato da Mario.

 

Perché se c’era qualcuno da aiutare era Pasquale: l’alibi perfetto di Mario.

 

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