La bolletta rischia di mandare il Lazio sott’acqua

L'allarme sulla bolletta elettrica lanciato anche dai Consorzi di Bonifica. Gli impianti stanno lavortando a pieno ritmo per contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Le idrovore evitano gli allagamenti di vaste zone del Lazio. Ma con queste tariffe è impossibile

Dalla pianura pontina ad Ostia, da Fiumicino a Piana del Sole: una parte del Lazio rischia di finire sott’acqua. L’allarme arriva a margine dell’evento organizzato a Rovigo per ricordare la disastrosa alluvione del 1951 in Polesine. Lasciò 180mila persone senza un tetto, mise in ginocchio l’intera economia dell’area. “L’Italia è maestra nel dimenticare gli eventi” ha ricordato l’Anbi Nazionale (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) con il presidente Francesco Vincenzi ed il direttore Massimo Gargano

Il Polesine di casa nostra

Oggi il Polesine continua ad esistere solo grazie al lavoro quotidiano di gestione idraulica, fatto con oltre 200 impianti che idrovori che pompano via l’acqua in eccesso. Ma situazioni simili sono anche nel Lazio. Basta guardare nella piana pontina dove la bonifica ha significato rilancio, lavoro, attività e decoro. Qui sono gli impianti idrovori a difendere il reddito delle imprese agricole e di quelle industriali. Ma anche le città. Ad iniziare dal capoluogo pontino, Latina.

Gli sfollati nel Polesine (Foto ANSA – Frittoli, Edoardo)

Un po’ più a nord, a  Roma, corrono gli stessi rischi anche Ostia e Fiumicino. Senza idrovore in queste aree si andrebbe sott’acqua. Vale per le  case ed i centri abitati: ad Ostia, terza città del Lazio per abitanti, vivono oltre 250.000 persone e oltre la metà sono a ridosso di fossi e canali.

Lo sanno bene quelli che risiedono o lavorano ad Isola Sacra o Piana del Sole: quando l’acqua arriva in quantità eccessiva l’allarme diventa subito rosso. Qu gli impianti salvano le vite umane. Fiumicino ha nell’aeroporto una delle aree più importanti ma anche delicate. Costruite sotto il livello del mare. Su uno stagno, raccontano. Qui se gli impianti di Traiano o Focene si dovessero inceppare i danni sarebbero enormi nelle piste ma anche nella città che anno dopo anno aumenta abitanti.

L’affondamento del Polesine e del Delta Padano fu determinato dagli emungimenti  metaniferi compiuti tra il 1938 ed il 1964. Continua ad avere ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area: rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po. Ad Ostia e Fiumicino, soprattutto a Maccarese , sono stati gli  scariolanti ravennati, 137 anni fa ad avviare la bonifica. Hanno combattuto anche contro la malaria. Poi si è proseguito negli anni a ridosso del 1930 durante il fascismo. Il lavoro è terminato più avanti grazie anche alle numerose colonie venete arrivate a consolidare un territorio unico. Ma delicato. 

Allarme bolletta

Andrea Renna e Francesco Vincenzi

La speculazione internazionale sul gas sta cominciando a farsi sentire anche sul fronte della Bonifica. Una delle voci di spesa più altre è quella per l’energia elettrica utilizzata dai Consorzi di bonifica per mantenere questi territori all’asciutto. Sta velocemente raggiungendo  costi  insostenibili. Anbi Lazio lo fatto presente durante i lavori dell’assemblea del Cea (Consorzio Energia Acquee) che si è svolto a Ferrara.

Qui il direttore di Anbi Lazio Andrea Renna, delegato dalla presidente Sonia Ricci, in rappresentanza di tutti i Consorzi laziali,  accompagnato dal Direttore Tecnico del Consorzio Litorale Nord di Roma Paolo Burla, ha evidenziato l’importanza di essere tutti associati alla struttura dedicata ai consumi elettrici del Consorzi di Bonifica Italiani. Subito dopo ha messo il dito nella piaga. Pardon, le unghie sulle bollette che hanno evidenziato incrementi da collasso.

Anbi Lazio con la presidente Ricci sta valutando la richiesta di urgenti interventi di sostegno da parte delle autorità politiche. Cosa c’entra la politica? (Leggi qui Anbi ai sindaci in lista: non dimenticate la difesa del suolo).

Gli Enti di Diritto Pubblico, quali i Consorzi di Bonifica, per l’approvvigionamento dell’energia elettrica sono tenuti al rispetto del Codice degli appalti pubblici. Devono quindi indire gare d’appalto o aderire a Convenzioni stipulate da Centrali di Committenza con i fornitori.

Nella Regione Lazio tutti i Consorzi di bonifica hanno aderito al C.E.A. – Consorzio Energia Acque, costituito nel 2001 per rendere possibile l’accesso al mercato libero dell’energia elettrica e che dal 2014 opera in qualità di Centrale di Committenza in favore dei 46 Consorzi di Bonifica e Irrigazione consorziati, ubicati in 11 regioni italiane.

C.E.A. oggi rappresenta una massa d’acquisto annua di circa 400 milioni di kilowattora, distribuita attraverso 4.100 punti di prelievo.

Il boom della bolletta

Lavori del Consorzio di Bonifica

La speculazione sul prezzo del gas era stata prevista dal Consorzio Energia Acque già a settembre. Rispetto ai costi registrati nell’anno 2020, l’aumento medio stimato nelle strutture consortili che operano nel Lazio sarà pari al 33%. 

Anche per l’anno 2022 le previsioni di spesa evidenziano un ulteriore aumento dell’ 8%. Qualora gli Oneri di Sistema tornassero a valori simili a quelli in vigore nel 1° trimestre 2021, l’aumento di spesa sarà dell’ordine del 20% (+ 60% rispetto l’anno 2020).

Il prossimo aggiornamento di spesa verrà redatto dal C.E.A. a gennaio ’22, dopo la pubblicazione dei valori degli oneri di sistema e di trasporto. 

A preoccupare è una previsione: per i prezzi dell’energia elettrica e gas, quantomeno nel breve periodo, non sono previsti in diminuzione.

Gli impianti, a causa del perdurare della siccità, hanno avuto un sovraccarico di impegno ed utilizzo. E sono stati in attività  oltre ogni previsione per contrastare i cambiamenti climatici sempre più frequenti

Una tempesta perfetta – dice Renna – che aggrava ulteriormente le condizioni dei Consorzi di bonifica che già devono fare i conti con l’imprevedibilità meteorologica”. 

La sindrome tedesca

Foto Tama66 / Peter H / Pixabay

Dopo il picco raggiunto dal Prezzo Unico Nazionale il 7 ottobre 2021 di 308 €/MWh, all’inizio di novembre sembrava che i prezzi del gas e, di conseguenza, dell’energia elettrica si avviassero ad una lieve riduzione con stabilizzazione. Un deciso cambiamento di scenario è avvenuto nei giorni scorsi dopo la mancata abilitazione ad operare del Nord Stream 2, da parte dell’Autorità per l’energia tedesca.

Dai 114,29 €/MWh dei primi giorni di ottobre il prezzo del gas era così sceso i primi di  novembre a 64 €/MWh.  Come una doccia gelata sono arrivate le contestazioni del regolatore tedesco. L’allontanarsi dell’entrata in esercizio del Nord Stream 2 si è subito riflessa sulle quotazioni del gas, schizzato nuovamente oltre i 90 €/MWh, salendo del 30% in una settimana.

Sul mercato elettrico gli effetti sono stati altrettanto dirompenti e il Prezzo Unico Nazionale è risalito avvicinandosi nuovamente ai 300 €/MWh e la media del mese di novembre è a 221 €/MWh.

La transizione energetica, legata ai permessi per emettere anidride carbonica, scambiati attraverso l’Emission Trading System (ETS) europeo, c’entra marginalmente; il valore certamente elevato di 62 €/ton di quotazione della CO2, incide nella determinazione del PUN per circa 19 €/MWh.

Anche i mancati stoccaggi di gas in tutta Europa e la crisi nella crescita della domanda di GNL in Cina ed in genere nel Far East asiatico, hanno contribuito, come hanno ben sottolineato gli esperti, nel determinare la situazione in cui ci troviamo. Insomma la tempesta è solo all’inizio.

A proposito: noi, dalle nostre parti, il Gnl né facciamo in modo che venga prodotto né ci poniamo il problema dello stoccaggio.

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