La bolletta svuota le piscine: Alatri verso la chiusura

Il caro bollette schiaccia anche la piscina comunale di Alatri. Che rischia di dover chiudere. Come hanno già fatto le strutture di molte città italiane. Ecco quali

Massimiliano Pistilli

Informare con umiltà e professionalità

In Francia lo stop è scattato il primo lunedì del mese di settembre. A Bologna hanno resistito altre due settimane prima di alzare bandiera bianca. Mentre a Siena si sono convinti dopo l’arrivo dell’ultima bolletta: 76mila euro. Le piscine si arrendono: impossibile sostenere le spese per alimentare pompe, ventilazione, attrezzature, docce calde.

La Romagna ci ha provato: mettendo sul piatto un milione di euro a fondo perduto. Unioncamere ha distribuito quei fondi tra le 26 attività con i requisiti richiesti. Non è bastato. Stessa storia a Castelmassa in Veneto come a Pontassieve alle porte di Firenze. Alatri si prepara a seguire la stessa sorte delle piscine bolognesi, senesi, francesi ed europee in genere.

Rischio stop alle piscine

La piscina comunale di Alatri

La piscina comunale rischia di non riaprire per la stagione 2022 -23”: non usa giri di parole l’ex vicesindaco Fabio Di Fabio. Che spiega: “L’innalzamento straordinario dei costi energetici potrebbe costringere il concessionario a tenere chiusa la struttura”. Con ripercussioni per gli utenti e circa 15 lavoratori.

Nonostante i numeri record registrati dalla struttura sportiva con circa mille iscritti l’esplosione delle bollette potrebbe essere il colpo di grazia. E condurre i conti al collasso.

Vie d’uscita non ce ne sono. In quest’anno gli allarmi sono caduti nel vuoto. Nessuno in provincia ha realizzato un solo impianto con cui produrre energia. Anzi: il solo parlare di termovalorizzatori e biodigestori ha innescato la consueta ondata di no. Che si aggraverà con lo siop alle forniture annunciato da Francia e Germania.

Il quadro drammatico

Fabio Di Fabio ammette che non ci sono altre vie d’uscita: o si chiude o il Comune (cioè i cittadini) si fanno carico dei costi in più. “Ci aspettiamo che l’amministrazione comunale offra un adeguato sostegno economico al concessionario, nella forma che riterrà più opportuna e con la finalità di scongiurare la chiusura della struttura comunale”.

Una soluzione facile a dirsi e quasi impossibile a farsi. Perché? La gestione è di un privato: al quale il Comune non può dare soldi pubblici. Ma Di Fabio ricorda la precedente crisi e quanto fatto. “Durante la pandemia da Covid, la precedente amministrazione aveva deliberato la moratoria del pagamento del canone di concessione, in funzione della chiusura forzosa e della conseguente riduzione dei ricavi”. In pratica: a causa della crisi evidente il Comune potrebbe rinunciare ai canoni dovuti dal privato.

Quale sarà la risposta della maggioranza si vedrà. Ma sarà impossibile uscirne senza un sostegno nazionale. Che per ora è stato indirizzato alle famiglie. Lo Stato ha previsto un sostegno ai Comuni: mettendo sul piatto 400 milioni di euro all’interno del decreto Aiuti-bis. È grazie a lui che a Roma sono stati destinati 12,4 milioni, a Milano 9,6 milioni, a Torino 6,4 milioni. Alatrati è tra i destinatari insieme a tutti i Comuni della provincia di Frosinone:  al capoluogo sono destinati 250mila euro, a Cassino 132mila, a Sora 123mila, ad Alatri 103mila; a seguire ci sono Ceccano, Anagni, Veroli, Ferentino. Fino ad arrivare ai 3mila euro di Acquafondata e di Viticuso.

Abbattere il canone potrebbe non bastare.

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