La Brexit di Fardelli, l’isolamento di Pompeo: la resa dei conti è iniziata

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«E’ iniziata la resa dei conti, legga bene la dichiarazione del consigliere regionale Marino Fardelli nel documento di adesione al Pd. Lì c’è tutto»: un’autorevole quanto anonima fonte del Partito Democratico dà l’indicazione. Il passaggio in questione è il seguente, quando Marino Fardelli scrive: “In questi mesi abbiamo rinsaldato un rapporto personale e abbiamo creato un sodalizio con il parlamentare Nazzareno Pilozzi e il presidente del Pd provinciale Domenico Alfieri e con il senatore Francesco Scalia ed è con loro che intendiamo dialogare per un percorso di ricostruzione a partire proprio da Cassino ma che non ci vedrà succubi di una corrente a favore di un’altra: da Cassino parte un chiaro messaggio, nel Pd e nel centrosinistra si apre il solco per una terza via provinciale”. Manca Antonio Pompeo, presidente della Provincia, sindaco di Ferentino e fedelissimo di Francesco Scalia. Marino Fardelli fa capire che a Cassino e nel cassinate deciderà lui (visto che gli hanno chiesto il passo indietro per sostenere Giuseppe Golini Petracone e nemmeno è servito), che il rapporto privilegiato è con Pilozzi e Alfieri.

Con Scalia è diverso: lui è una specie di “padre nobile”, per il quale tutti si impegneranno alle elezioni politiche. Che sia capolista o no. Basta che d’ora in poi si tenga alla larga da patti politici con ex esponenti del Partito socialista a Cassino. Il pollice verso di Fardelli è nei confronti del presidente della Provincia Antonio Pompeo, per il fatto di non aver tolto (come chiedeva una parte significativa del Pd cassinate le deleghe alla formazione a Massimiliano Mignanelli, esponente del Nuovo Centrodestra schierato con Francesco Mosillo e decisivo per la sconfitta di Peppino Petrarcone.

I segnali sono arrivati. Nel corso dell’ultima seduta consiliare tra il consigliere Alessandro D’Ambrosio e Massimiliano Mignanelli, proprio sull’Agenzia di Formazione, le scintille non sono mancate. L’autorevole e anonima fonte del Pd non ha dubbi: “Il fatto che Fardelli non abbia citato Pompeo è una dichiarazione di guerra, che fa seguito alla contestazione che il presidente della Provincia ha dovuto subire sette giorni fa”.

Ma c’è dell’altro: Marino Fardelli punta alla ricandidatura alla Regione, esattamente come l’assessore regionale Mauro Buschini. Il suo competitor interno, nell’area di Scalia, è proprio Antonio Pompeo, presidente della Provincia e sindaco di Ferentino. La “guerra” è appena cominciata ed è evidente che per Scalia tenere insieme Fardelli e Pompeo sarà un’impresa titanica. Ai limiti dell’impossibile.

La terza via è quello di cercare di superare lo storico dualismo tra le aree di De Angelis e Scalia. Nazzareno Pilozzi e Domenico Alfieri volevano provarci già al congresso, poi si sono fermati. Adesso potrebbero riprovarci, con il sostegno di Marino Fardelli. Pensando magari di strappare qualche “pezzo” alla maggioranza. Per esempio convincendo Sara Battisti (vicesegretario) che nell’area di Francesco De Angelis è destinata a non contare nulla.

Il congresso permanente del Pd continua. Tanto Matteo Renzi è concentrato sul referendum e sogna Beppe Grillo tutte le notti. Pare che gli ripeta: “Te la do io la riforma”.

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