La centralità della Lega. Non necessariamente al… centro

(Foto: Imagoeconomica, Livio Anticoli)

“Ma perché non pensa all’Ilva?”. I fedelissimi di Salvini incalzano Giorgetti. Il Capitano sa che dovrà tenere duro fino all’elezione del capo dello Stato, ma è anche pronto al ribaltone (se servisse). Nel Lazio e in Ciociaria le garanzie sono Durigon e Zicchieri. Ottaviani studia attentamente l’evolversi della situazione.

Perché non pensa all’Ilva o all’Alitalia?”. È quanto riferiva questa mattina Il Foglio, giornale tra i più informati delle vicende di Palazzo. Il destinatario della domanda è Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega e ministro dello Sviluppo Economico. Potentissimo nel Palazzo. Quello che qualche ora fa ha detto che con le sue prese di posizione Matteo Salvinici spiazza”.

A porre la domanda è il cerchio magico del Capitano, più ristretto rispetto al passato ma proprio per questo più oltranzista e talebano. Matteo Salvini ricuce con Orban, insiste sulle riaperture, sgomita. Ma sa che fino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica alle elezioni non si andrà. E deve stare attento a non farsi sorpassare a destra da Giorgia Meloni. Per questo ha individuato nel ministro della salute Roberto Speranza il bersaglio ideale per essere contemporaneamente di lotta e di governo.

E se la Lega non fosse solo una

Claudio Durigon. (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Nella Lega però c’è un dibattito a tutti i livelli. Nel Lazio Claudio Durigon, sottosegretario al Mef e coordinatore regionale, tiene benissimo la linea. È tra i fedelissimi di Salvini, insieme al deputato Francesco Zicchieri. Ed ha già dimostrato di non avere problemi a lasciare gli incarichi di Governo se il Capitano lo vuole.

Rispetto al passato però bisognerà vedere quali saranno le scelte di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga se si dovesse arrivare ad un “redde rationem”. Il tema delle riaperture potrebbe portare delle forti accelerazioni.

Fino a pochi mesi fa non si faceva altro che ripetere che “la Lega è una”. Quando il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani aderì glielo dissero per venti giorni di seguito, fino a quando si decise ad accantonare il progetto Movimento Italia. Adesso non c’è più la sicurezza granitica che la Lega sia solo una. La “sfumatura” di Giancarlo Giorgetti è molto evidente e peserà più nel Governo che nel Partito. Ma peserà.

Il Paese ed il centro

Il tema vero è che Matteo Salvini non può perdere il contatto con i lavoratori autonomi, con gli artigiani, con le partite Iva, con i piccoli e medi imprenditori, con i ristoratori. Insomma con il Paese reale. Nicola Ottaviani ha un compito non semplice, quello di guidare il Carroccio in Ciociaria in questa fase. Lui spinge per un allargamento al centro. Operazione che sembrava decisiva a novembre. Poi è arrivato il Governo Draghi e tutto è cambiato.

In provincia la Lega si è organizzata con una struttura ramificata e pesante. Come un grande partito che ha diverse correnti. Se però il Capitano dovesse ribaltare il Carroccio, allora occorrerebbe un assetto diverso. Più agile e snello. E tutti dovrebbero adeguarsi, ad ogni livello. Anche Nicola Ottaviani, anche in provincia di Frosinone.

La garanzia politica? Sempre loro: Claudio Durigon e Francesco Zicchieri.

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