La corsa la Quirinale, la tentazione di Palazzo Chigi e la frattura con Conte

Beppe Grillo intenzionato a proporre uno scambio ai Dem: “Giuseppi” al Colle e Zinga alla guida del Governo. Ma il presidente della Regione Lazio non si fida più di Luigi Di Maio. E in ogni caso bisognerà attendere l’election day. Situazione fluida.

Nelle intenzioni di Beppe Grillo ci sarebbe quella di proporre una sorta di scambio al Partito Democratico: presidenza del consiglio a Nicola Zingaretti o a Dario Franceschini e futuro approdo al Quirinale di Giuseppe Conte. Già, proprio Giuseppe Conte. Non si capisce perché i Dem dovrebbero accettare.

I Cinque Stelle andranno per conto loro alle regionali del 20 e 21 settembre, rischiando di compromettere seriamente le conferme del centrosinistra nelle Marche e in Puglia. Il che vorrebbe dire altre due Regioni consegnate al centrodestra. Inoltre, il dossier Autostrade e la vicenda del ponte Morandi, unitamente a quella del Mes, ha ormai logorato i rapporti all’interno della maggioranza giallorossa.

WALTER VELTRONI. FOTO © ALESSIA MASTROPIETRO / IMAGOECONOMICA

In questo Parlamento, poi, non esistono maggioranze in grado di determinare l’elezione del Capo dello Stato senza una notevole convergenza tra partiti diversi.

Infine, il Pd ha un tris d’assi da potersi giocare nella corsa al Quirinale: lo stesso Dario Franceschini, Enrico Letta e Walter Veltroni. Tutte soluzioni che potrebbero vedere il coinvolgimento di Forza Italia e anche di altre realtà politiche.

Naturalmente il centrodestra non starà a guardare e Silvio Berlusconi un pensierino al Colle continua a farlo. Ma quello che davvero fatica a capirsi è perché si parli di tutto meno che dell’attualità. L’elezione del presidente della Repubblica è una tappa fondamentale, ma intanto a settembre ci sarà da fronteggiare una crisi economica senza precedenti, il taglio di 345 seggi parlamentari, il dopo Regionali, il rapporto con l’Europa. Il Governo Conte continua a non decidere, a fuggire dalla presa d’atto della realtà.

GIUSEPPE CONTE

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti a questo punto aspetterà l’esito dell’election day, ma ha già cambiato approccio. Non è più convinto che l’importante sia “resistere” ad ogni costo. Inoltre non ha ancora dei gruppi parlamentari che rispondano totalmente a lui e questo lo frena nell’elaborazione di qualunque tipo di strategia o di piano. Inoltre a Palazzo Chigi potrebbe arrivare in ogni caso, se a settembre dovesse esserci bisogno di un cambio dell’esecutivo.

L’interlocutore più affidabile per il Pd nei Cinque Stelle è Beppe Grillo. Ma il fatto è che in Parlamento la linea la detta Luigi Di Maio, ministeriale e basta. Perciò Nicola Zingaretti a settembre è pronto a stupire con effetti speciali. Palazzo Chigi o elezioni anticipate: nessuno scenario è escluso.

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