La doppia vendetta di Mario Abbruzzese

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La vendetta politica di Mario Abbruzzese è un piatto che si gusta con calma e messi seduti comodi. In una notte sola, il leader provinciale di Forza Italia ne ha mangiati con piacere ben due: la prima e la più gustosa vendetta è stata contro il coordinatore regionale del suo Partito Claudio Fazzone; la seconda, altrettanto soddisfacente ma meno importante, contro Antonello Iannarilli.

Fazzone, nei mesi scorsi, si era presentato al Coordinamento Provinciale di Frosinone ed aveva ricordato di essere lui il capo; aveva imposto la linea dell’inclusione e detto basta alla strategia con cui Iannarilli ed il suo gruppo erano stati relegati ai margini della vita politica di Forza Italia. La levata di scudi, compatta e unanime, del coordinamento provinciale, aveva indotto Claudio Fazzone a rinviare tutto a dopo le elezioni di ieri. In caso di sconfitta a Cassino e Sora era pronto il commissariamento della federazione provinciale, cioè la cacciata del coordinatore Pasquale Ciacciarelli (fedelissimo di Abbruzzese) con la nomina di Alessia Savo (iannarilliana doc) a commissario provinciale.

Invece è andata in modo diverso. A Cassino Carlo Maria D’Alessandro è arrivato al ballottaggio con il sindaco uscente Giuseppe Golini Petrarcone sconfiggendo il vice presidente del Cosilam Francesco Mosillo; a Sora va al ballottaggio Roberto De Donatis contro il sindaco Ernesto Tersigni. E ad Alatri? Il deputato Antonello Iannarilli si è fermato subito, scavalcato dall’avvocato di centrodestra Enrico Pavia (con il quale non aveva nemmeno voluto iniziare un confronto) e dal sindaco uscente Giuseppe Morini.

Per Iannarilli è un risultato che potrebbe significare la fine di una carriera politica fatta di grandi successi ma anche di calorosi rovesci da cinque anni a questa parte: abbandono della Provincia, mancata elezione al Consiglio comunale di Alatri 5 anni fa, mancata elezione pure adesso.

In diretta tv su Teleuniverso Abbruzzese non affonda il coltello alla gola del rivale interno. Finge di essere magnanimo «Aspettiamo, il risultato di Alatri è provvisorio» ma sa benissimo che è solo un modo per prolungare l’agonia, tenere ancora di più sulla graticola Iannarilli per fare in modo che si bruci ancora meglio. Anche un’ora più tardi, quando la forbice è così larga che nessuna logica lascia spazi a dubbi sulla sconfitta, Abbruzzese continua a ripetere «Non sono sicuro del risultato di Alatri, aspettiamo». La vendetta è un piatto che si gusta lentamente.

Finita la prima pietanza, il consigliere regionale e già presidente del Consiglio regionale, non si è nemmeno tolto la salvietta dal collo. Ha assaporato subito l’altro piatto. Glielo hanno servito le cifre in arrivo da Latina e da Roma.

A Latina Fazzone ha mandato a casa i sindaci di Latina e Terracina per ritorsione contro Fratelli d’Italia che gli impediva l’elezione del nuovo CdA di Acqualatina. Le cifre dicono che il candidato di Forza Italia non va al ballottaggio a Latina ed è secondo a Terracina. E del risultato di Roma è meglio non parlare: nella Capitale forza Italia non arriva nemmeno al 5%, un dato che da oggi non consente più a nessun romano di farsi passare per la mente di poter venire a Frosinone a spiegare come si fanno strategie politiche. Da ora e per i prossimi anni.

Abbruzzese negherà questa ricostruzione. Dirà che è faziosa, assolutamente fuori luogo: che Iannarilli è una grande risorsa per il Partito e Fazzone è il coordinatore regionale al quale si deve rispetto.

C’è chi assicura che dopo la scorpacciata, compiuta alla faccia di chi lunedì mattina l’avrebbe voluto in mutande, è stata talmente abbondante e gradita, che avrebbe pure fatto un ruttino di sazietà prima di andare a mettersi a dormire.

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